SpaceX ha fatto il suo ingresso a Wall Street con il peso di una società che ormai non può più essere raccontata soltanto come l’azienda dei razzi di Elon Musk. Il titolo ha aperto a 150 dollari, l’11% sopra il prezzo di collocamento fissato a 135 dollari, e nelle ore successive è salito fino a 176,52 dollari.
A quel livello la valutazione del gruppo ha superato i 2.000 miliardi di dollari, trasformando l’IPO in uno degli eventi finanziari più importanti degli ultimi anni.
L’operazione era già eccezionale prima ancora dell’avvio degli scambi. SpaceX ha venduto più di 555 milioni di azioni, raccogliendo 75 miliardi di dollari nella più grande offerta pubblica iniziale mai realizzata. Secondo Reuters, l’importo è più del doppio della quotazione record di Saudi Aramco del 2019. La raccolta potrebbe salire fino a 86 miliardi di dollari se le banche collocatrici eserciteranno la cosiddetta greenshoe option, cioè la possibilità di vendere ulteriori azioni in presenza di domanda sostenuta.
La domanda è stata notevole. Secondo il Financial Times, gli ordini sono stati oltre tre volte superiori alle azioni disponibili. Alla corsa hanno partecipato grandi gestori, fondi sovrani del Golfo, hedge fund e investitori retail. I soli investitori individuali avrebbero inserito ordini per oltre 100 miliardi di dollari e riceveranno tra il 20% e il 25% delle azioni vendute nell’offerta.
Musk diventa il primo uomo da mille miliardi
Il debutto di SpaceX ha avuto anche un effetto personale enorme per Musk. La sua quota del 42% nella società vale circa 765 miliardi di dollari. Sommando questo valore alla partecipazione in Tesla, stimata dal Financial Times in circa 280 miliardi di dollari, la ricchezza teorica del fondatore supera la soglia dei mille miliardi.
È una ricchezza nominale, sia chiaro, in quanto legata al valore delle azioni e quindi esposta alle oscillazioni del mercato. Ma il passaggio resta comunque storico. Musk diventa il primo uomo da mille miliardi di dollari proprio mentre SpaceX cambia natura agli occhi degli investitori: da azienda nata per rendere riutilizzabili i razzi a conglomerato tecnologico che mette insieme spazio, connettività satellitare, data center, intelligenza artificiale e social network.
Prima dell’apertura degli scambi, parlando da Starbase, in Texas, Musk ha ricordato quanto apparisse improbabile questo esito nei primi anni della società. Ha detto che era difficile credere che una “piccola azienda” potesse arrivare alla più grande IPO di sempre e ha aggiunto che, se qualcuno glielo avesse detto all’inizio, avrebbe pensato che fosse sotto l’effetto di “crack davvero buono”, perché lui stesso riteneva probabile il fallimento dell’azienda.
SpaceX, dai razzi all’intelligenza artificiale
Il punto centrale è che il mercato non sta più valutando SpaceX come una normale società spaziale. I razzi riutilizzabili restano il simbolo industriale del gruppo, Starlink è oggi la divisione più leggibile e profittevole, i contratti governativi danno solidità al business. Ma la storia che Wall Street sta comprando è molto più ampia.
A febbraio 2026 SpaceX ha acquisito xAI, portando dentro il gruppo i data center, i modelli Grok, il chatbot omonimo e X, l’ex Twitter. Da quel momento la società si è presentata come una piattaforma molto più difficile da incasellare: non solo lanci spaziali, non solo internet satellitare ma anche infrastrutture per l’IA e, almeno nelle ambizioni di Musk, data center nello spazio.
Le proiezioni circolate prima dell’IPO hanno spinto ancora di più questa lettura. Secondo stime di Goldman Sachs riportate in questo articolo, la divisione IA di SpaceX dovrebbe passare da 3,2 miliardi di dollari di ricavi nel 2025 a 322 miliardi nel 2030.
Nello stesso periodo, i ricavi complessivi del gruppo salirebbero da 18,7 a 474 miliardi di dollari. Sono numeri enormi, che spiegano perché il mercato abbia accettato una valutazione da big tech, ma anche perché il debutto venga osservato con tanta attenzione.
La parte reale e quella ancora da dimostrare
SpaceX ha razzi, satelliti, basi operative, contratti pubblici, una rete Starlink già attiva e una posizione difficilissima da replicare nel settore spaziale. Allo stesso tempo, la valutazione sopra i 2.000 miliardi di dollari sottende una fiducia enorme in ciò che SpaceX dovrà ancora dimostrare.
Reuters ricorda che la società ha registrato una perdita di quasi 5 miliardi di dollari lo scorso anno e genera ancora solo una frazione dei ricavi delle grandi aziende tecnologiche con valutazioni comparabili. La scommessa, quindi, non riguarda soltanto ciò che SpaceX è oggi, ma ciò che Musk sostiene di poter costruire nei prossimi anni.
Shaun Maguire, partner di Sequoia Capital, ha sintetizzato bene il meccanismo dicendo a Reuters che Musk merita un “premio estremo” per il suo storico e per la sua capacità di intuire in anticipo le tendenze tecnologiche.
È la logica che ha accompagnato molte delle aziende di Musk: il mercato non paga soltanto i risultati presenti ma anticipa la possibilità che un progetto molto ambizioso diventi il prossimo grande mercato.
Riguarda anche OpenAI e Anthropic
L’IPO di SpaceX arriva in un momento delicato per Wall Street. Le società tecnologiche più valutate sono reduci da forti rialzi ma anche da oscillazioni brusche, mentre cresce il timore che una parte del mercato stia già prezzando aspettative troppo aggressive sull’intelligenza artificiale. Proprio per questo il debutto di SpaceX viene letto come una prova generale per le prossime grandi quotazioni.
Anthropic, la società dietro Claude, e OpenAI, sviluppatrice di ChatGPT, stanno preparando i rispettivi sbarchi in Borsa. La risposta degli investitori a SpaceX mostra che il capitale per le grandi storie tecnologiche c’è sempre, e in abbondanza. Ma mostra anche che il mercato vuole storie più grandi, più integrate e più difficili da valutare coi parametri tradizionali.
SpaceX ha superato il primo esame raccogliendo più di qualunque altra IPO nella storia, ha portato la propria valutazione oltre i 2.000 miliardi di dollari e ha trasformato Musk nel primo uomo da mille miliardi. Ma quanto di questo valore arriva da Starlink, quanto dai razzi, quanto dall’IA e quanto dalla fiducia quasi personale nella capacità di Musk di trasformare promesse enormi in aziende reali?
Fonti: Reuters, Financial Times


