Tesla ha lanciato il Cybercab il 3 settembre ad Austin, in Texas, ma in modo piuttosto diverso dalle grandi presentazioni a cui Elon Musk ci ha abituati. Niente diretta streaming, niente giornalisti e una lista molto ristretta di invitati, composta soprattutto da creatori di contenuti favorevoli all’azienda.
Si tratta di una scelta curiosa per quella che dovrebbe essere una delle auto più importanti nella storia recente di Tesla, visto che Musk ha scommesso una parte crescente del futuro dell’azienda proprio sulla guida autonoma, sull’IA e sulla robotica.
Anche i numeri raccontano un debutto ancora limitato. In Texas risultano registrati 45 Cybercab e non è chiaro quanti siano entrati immediatamente in servizio commerciale.
Secondo Robotaxi Tracker, Tesla dispone complessivamente di 256 veicoli autonomi senza supervisione operativi in sei città. Waymo, controllata da Alphabet, ne gestisce circa 4.000 in 14 città.
La scommessa di Tesla più economica
Il Cybercab rappresenta però un approccio alla guida autonoma molto diverso da quello di Waymo. È una due posti senza volante, pedali o specchietti e utilizza otto telecamere per capire ciò che accade attorno al veicolo. Tesla rinuncia invece a radar e lidar, sensori normalmente utilizzati dai concorrenti.
La scelta permette di costruire un mezzo più semplice e leggero. Il Cybercab pesa circa 1.412 kg, circa 318 kg meno della Model 3 più leggera, e utilizza una batteria relativamente compatta da 48 kWh.
L’obiettivo industriale è evidente: se il sistema basato sulle telecamere sarà abbastanza affidabile, Tesla potrà mettere in strada robotaxi a un costo inferiore rispetto ai concorrenti che utilizzano pacchetti di sensori più complessi.
Ma proprio l’assenza dei comandi tradizionali ha già attirato l’attenzione delle autorità. Il 4 settembre, appena un giorno dopo il debutto commerciale, la National Highway Traffic Safety Administration ha aperto un’indagine sul processo con cui Tesla ha certificato il Cybercab rispetto agli standard federali di sicurezza.
Tesla sostiene che il veicolo rispetti tutte le norme applicabili ma non ha chiesto un’esenzione specifica per l’assenza di volante, pedali e specchietti.
Tre modelli di business, ma uno solo funziona già
Resta poi da capire chi potrà comprare il Cybercab e quando. Alla presentazione del 2024 Musk aveva indicato un possibile prezzo inferiore ai 30.000 dollari, poco meno di 26mila euro al cambio attuale. Due anni dopo Tesla non ha ancora comunicato una data per la vendita ai privati.
Cybercab is engineered to be the safest car on the road pic.twitter.com/EQMROaMk2E
— Tesla (@Tesla) September 3, 2026
Ed è interessante perché nel corso degli anni Musk ha descritto almeno tre modi diversi con cui Tesla potrebbe guadagnare dai robotaxi. Il primo risale almeno al 2016: i proprietari avrebbero comprato una Tesla autonoma e, quando non la utilizzavano, l’avrebbero aggiunta alla rete dell’azienda per farle trasportare passeggeri e generare ricavi.
Musk ribadì il progetto all’Autonomy Day del 2019. Era, in sostanza, la promessa dell’auto che va a lavorare mentre il proprietario dorme. Quel modello non è stato formalmente abbandonato ma oggi appare quello più in alto mare.
Il Full Self-Driving delle Tesla dei clienti richiede ancora la supervisione del conducente e nemmeno il Cybercab, progettato espressamente per funzionare senza guidatore, ha una data per la vendita ai privati.
Il secondo modello, invece, esiste già: Tesla possiede e gestisce direttamente la propria flotta, inizialmente composta da Model Y modificate e ora affiancata dai Cybercab.
Adesso però se ne intravede un terzo. Sul nuovo sito dedicato ai Robotaxi Tesla ha pubblicato un modulo rivolto alle aziende interessate ad acquistare flotte di Cybercab, realizzare hub per la mobilità o fornire infrastrutture alla rete.
Non significa ancora che Tesla abbia deciso definitivamente di vendere i suoi robotaxi a operatori esterni, ma indica una possibile strategia per crescere più rapidamente senza dover possedere e gestire direttamente ogni singolo veicolo.
Il Cybercab c’è, il Robovan no
E c’è un altro veicolo presentato insieme al Cybercab di cui si parla molto meno. Nel 2024 Musk mostrò anche il Robovan, un mezzo autonomo pensato per trasportare fino a 20 persone oppure merci.
Allora non indicò né prezzo né data di produzione. Quasi due anni dopo una dirigente Tesla ha dichiarato che l’azienda sta sviluppando in Texas un veicolo autonomo accessibile alle persone in sedia a rotelle, ma Tesla non ha confermato che si tratti del Robovan e continua a non fornire una tempistica commerciale per quel progetto.
E a proposito di accessibilità, segnaliamo che Tesla ha pubblicato anche un video dedicato al tema che sta facendo discutere: la stessa persona che poco prima si era avvicinata al Cybercab in sedia a rotelle, alla fine la si vede in piedi mentre ripone la carrozzina nel bagagliaio. Il messaggio è chiaro: Tesla ha pensato anche ai portatori di handicap, il montaggio forse poteva essere fatto meglio.
Cybercab is designed to be a great experience for every rider pic.twitter.com/wG0jrvJ6pX
— Tesla (@Tesla) September 3, 2026
Dieci anni di promesse pesano sul debutto
Il problema per Tesla è che il Cybercab arriva dopo una lunga serie di previsioni di Musk sulla guida autonoma rimaste indietro rispetto alle scadenze annunciate.
Nel 2016 aveva dichiarato che tutte le Tesla prodotte da quel momento avrebbero avuto l’hardware necessario alla piena autonomia. In seguito ha dovuto riconoscere che alcune delle vetture più vecchie non disponevano invece dell’hardware sufficiente.
Musk aveva anche previsto che entro la fine del 2025 i robotaxi Tesla sarebbero stati accessibili al 50% della popolazione statunitense. Oggi il servizio è disponibile soltanto in sei città tra Texas e Florida.
Intanto il Full Self-Driving venduto ai clienti per 99 dollari al mese rimane un sistema di assistenza alla guida di Livello 2 che richiede una supervisione umana costante.
Cybercab: la strada è ancora lunga
Il Cybercab porta quindi Tesla un passo più vicino all’auto che Musk promette da anni: un veicolo nato senza conducente e senza neppure i comandi per permettere a una persona di guidarlo.
Ma non basta più mostrarlo sul palco. Tesla deve dimostrare di riuscire a farlo funzionare su larga scala, ottenere il via libera delle autorità e colmare una distanza da Waymo che oggi si misura ancora in migliaia di veicoli.
E Wall Street ha già mostrato quanto alta sia l’aspettativa. Dopo essere salite il giorno della presentazione, le azioni Tesla hanno perso quasi il 6% nella seduta successiva, mentre arrivava la notizia dell’indagine federale.
Il futuro che Musk promette da un decennio ha finalmente una macchina costruita apposta. Ora deve diventare un business.
Fonte: The Verge, TechCrunch


