Su TechTalking, come avrete notato, non ci limitiamo a commentare i fatti più importanti del mondo tecnologico ma anche a gettare uno sguardo al mondo che verrà. Ed è esattamente quello che ci apprestiamo a fare con questa news, che parla di una rivoluzione epocale in arrivo per l’aeronautica.
Non oggi né domani, purtroppo… però siamo certi che arriverà e, quando accadrà, le cose non saranno più le stesse.
Oggi, infatti, gli aerei arrivano fino a una certa altitudine. Oltre, bisogna usare i razzi. La startup Radian Aerospace, però, vuole rendere realtà ciò che finora abbiamo visto nei film di fantascienza. Cioè salire su un veicolo, decollare e andare sempre più su, fino ad arrivare nel cosmo.
L’azienda statunitense sta infatti lavorando da anni alla creazione di un aereo spaziale riutilizzabile, un progetto che potrebbe rivoluzionare l’accesso allo spazio. E dopo aver completato con successo una serie di test a terra ad Abu Dhabi, la giovane azienda di Seattle si avvicina sempre più al lancio del suo prototipo definitivo, il Radian One. Che decollerà e atterrerà su una pista, più o meno come un aereo tradizionale.
Radian Aerospace a un passo dalla fantascienza
I test condotti finora, però, sono stati eseguiti su un modello in scala ridotta, denominato PFV01, che ha compiuto una serie di “salti” sulla pista di decollo per raccogliere dati cruciali sul comportamento aerodinamico e le capacità di volo del futuro veicolo.
Sebbene il prototipo non abbia volato, queste prove sono state definite fondamentali per migliorare il design finale, come spiegato da Livingston Holder, cofondatore e CTO di Radian Aerospace: “Questo veicolo ci permette di apportare regolazioni chiave alla struttura, come la posizione del centro di gravità e del carrello d’atterraggio, e ci fornisce un feedback diretto che riduce le incertezze nei nostri processi analitici”.
L’obiettivo di Radian Aerospace, dicevamo, è ambizioso: realizzare un aereo spaziale capace di decollare da una slitta ferroviaria che accelera lungo un tratto lungo circa tre chilometri, raggiungere l’orbita terrestre e rientrare atterrando su una pista convenzionale.
Si tratta di un concetto che, se realizzato, potrebbe eliminare la necessità di utilizzare razzi per il lancio, riducendo drasticamente i costi delle missioni spaziali e rendendo lo spazio più accessibile. Un velivolo come il Radian One potrebbe quindi effettuare viaggi quotidiani da e verso lo spazio, con costi operativi ridotti rispetto ai sistemi attuali.
Questo modello, spiega Jeff Feige, cofondatore e CRO di Radian Aerospace, può servire un mercato molto più ampio rispetto ai razzi tradizionali: “La cosa meno interessante che questo sistema potrebbe fare è lanciare satelliti. Ciò che è davvero impressionante di Radian è che si tratta di un sistema che può svolgere una vasta gamma di missioni, accedendo così a un mercato molto più ampio rispetto a un razzo tradizionale”.
“Non solo potremmo potenzialmente lanciare qualcosa, ma anche effettuare interventi di manutenzione, recuperare carichi. Potremmo riportare interi payload o satelliti dallo spazio, trasportare persone. Potremmo entrare nell’atmosfera e teoricamente rilasciare o effettuare osservazioni sul pianeta. C’è una gamma molto più ampia di capacità”.
Un approccio diverso allo spazio
Lo sviluppo di un aereo spaziale come Radian One richiede un percorso tecnologico e ingegneristico diverso rispetto ai razzi tradizionali.
Mentre le compagnie spaziali come SpaceX e Blue Origin devono costruire veicoli a grandezza naturale per testare le loro tecnologie, Radian Aerospace segue un processo più graduale e simile a quello adottato per lo sviluppo degli aerei commerciali. Questo consente di testare e ottimizzare ogni fase del progetto prima di procedere con i voli a grande scala.
Holder, con una lunga esperienza nel settore, ha già guidato il programma X-33 della NASA, un tentativo di sviluppare un aereo spaziale suborbitale. Nonostante quel progetto si sia arenato, le lezioni apprese stanno ora contribuendo alla realizzazione del sogno di Radian Aerospace.
Al momento, la startup non ha rivelato dettagli tecnici sui risultati dei test ad Abu Dhabi, come le velocità raggiunte dal PFV01, ma Holder ha confermato che il prototipo ha “raggiunto la velocità necessaria per il decollo”.
Ora l’azienda si concentrerà sull’analisi dei dati raccolti prima di intraprendere test a velocità più elevate e, successivamente, voli veri e propri. Parallelamente, Radian sta lavorando per ottenere le autorizzazioni regolatorie necessarie per operare da un altro aeroporto negli Emirati Arabi Uniti.
Prospettive future e finanziamenti
L’obiettivo è ambizioso: far volare il primo Radian One a grandezza naturale entro il 2028. Per ora, Radian Aerospace ha già raccolto 27,5 milioni di dollari in finanziamenti da investitori come Fine Structure Ventures, EXOR e The Venture Collective.
Questo dimostra come l’interesse per il progetto sia alto, con il potenziale di cambiare radicalmente il modo in cui lo spazio viene esplorato e sfruttato.
Con il completamento dei test a terra, allora, Radian Aerospace si sta avvicinando sempre più a una rivoluzione nel settore spaziale. L’aereo spaziale riutilizzabile Radian One promette infatti non solo di abbassare i costi e migliorare l’efficienza delle missioni orbitali, ma anche di aprire nuove opportunità commerciali, scientifiche e persino turistiche.
Se i prossimi test avranno successo, il mondo dell’esplorazione spaziale potrà assistere a una svolta epocale.


