Pax Silica, l’Europa abdica ancora alla propria sovranità digitale

by | 24 Giu 2026 | Politica, Tech War

Foto: US State Department
Riassunto IA
  • L’UE aderisce a Pax Silica con Germania, Paesi Bassi e Grecia, dopo che Grecia, Finlandia e Svezia erano già entrate per conto proprio.
  • L’intesa impegna il blocco ad acquistare almeno 40 miliardi di dollari (37 miliardi di euro) di chip IA americani, senza meccanismo vincolante e con accesso subordinato a controlli decisi da Washington.
  • Helberg oppone la “sovranità dell’innovazione” a quella digitale europea, mentre l’amministrazione USA contesta AI Act e multe UE e alza i dazi.
Tempo di lettura: 4 minuti

Al vertice di Washington di martedì, davanti a Jacob Helberg, l’Unione europea ha messo la firma su Pax Silica. Con lei Germania, Paesi Bassi e Grecia.

Quattro adesioni annunciate insieme e che valgono su due piani diversi: c’è l’ingresso del blocco, deciso dalla Commissione a nome dei Ventisette, e ci sono le firme nazionali di singole capitali. Una distinzione, questa che racconta più di quanto sembri.

Diversi Stati membri si erano già mossi per conto loro nelle settimane precedenti (Grecia, Finlandia e Svezia avevano aderito in ordine sparso), e Bruxelles ha spinto per l’adesione collettiva soprattutto per non lasciare che ognuno trattasse da solo con gli americani. L’Europa insomma entra compatta dopo essere arrivata divisa.

Cosa chiede Washington

Pax Silica è l’iniziativa lanciata dal Dipartimento di Stato a dicembre per coordinare le filiere dell’intelligenza artificiale tra alleati: minerali critici, energia, chip, infrastrutture di calcolo.

Helberg, che ne è l’architetto, la presenta come la risposta a un vuoto. “Non esiste un raggruppamento costruito appositamente per gestire l’economia dell’IA in un momento in cui l’IA sta rivoluzionando la forma dell’economia globale”, ha detto al Financial Times, archiviando G7 e G20 come strumenti inadatti.

Il punto interessante arriva però quando attacca il modello europeo. Helberg contrappone la “sovranità dell’innovazione” alla “sovranità digitale”, il principio su cui l’UE ha costruito la propria politica tecnologica, dall’AI Act in giù.

Investire in autonomia, Paese per Paese, porterebbe secondo lui a “una sorta di mediocrità sincronizzata”. Tradotto: meglio affidarsi alla tecnologia americana che provare a costruirne una propria. È la stessa amministrazione che bolla le multe europee alle aziende statunitensi come punitive, che alza dazi e controlli all’export. E l’Europa, mentre viene attaccata, firma.

Pax Silica: il prezzo del biglietto

Secondo la dichiarazione congiunta, l’UE acquisterà almeno 40 miliardi di dollari (circa 37 miliardi di euro) di chip IA americani, senza però dire chi li metterà e chi comprerà cosa. Non c’è infatti un fondo europeo di quelle dimensioni, né una regola che divida la spesa tra i Ventisette.

L’orizzonte temporale è poi stato spostato al 2028, accompagnato da una clausola di sicurezza che lega l’accesso ai chip a controlli decisi da Washington, con approvazioni per singolo sito e obblighi di conformità.

Il che un precedente che l’Europa conosce bene. A gennaio 2025 l’amministrazione Biden aveva diviso il mondo in tre fasce per l’accesso ai chip IA più avanzati: gli alleati stretti senza limiti, Cina e Russia escluse, e in mezzo una fascia intermedia con tetti e licenze in cui finivano anche Paesi europei come il Portogallo e la Polonia.

Si chiamava Diffusion Rule, e Bruxelles protestò perché relegava in seconda fascia anche membri dell’Unione e della NATO come Portogallo e Polonia, declassati a clienti di secondo livello. Trump la cancellò due giorni prima che entrasse in vigore ma diversi analisti leggono nella clausola di sicurezza di Pax Silica il ritorno mascherato di quella stessa gerarchia, scritta ora con un altro nome.

La morsa sull’Olanda

I Paesi Bassi ospitano ASML, l’unica azienda al mondo a produrre le macchine per la litografia a ultravioletti estremi senza cui i chip più avanzati non esistono, il principale collo di bottiglia europeo della filiera.

È la carta che dà all’Aja un peso che nessun altro Stato membro possiede. Ed è la stessa carta su cui Washington preme da mesi, fino alle accuse di pochi giorni fa sul presunto arrivo di un suo macchinario in Cina, che l’azienda ha respinto e di cui abbiamo già scritto.

La logica vorrebbe che un Paese sotto pressione (e da tempo) da Washington tenesse le distanze da iniziative come Pax Silica. Invece l’Aja firma, e firma da sola. L’unica spiegazione è che l’Olanda abbia deciso che restare fuori non avrebbe alleggerito la pressione.

Con il MATCH Act in discussione al Congresso, che imporrebbe agli alleati di allineare i controlli all’export a quelli americani, l’allineamento arriverebbe comunque, per via legislativa invece che negoziale. Entrare, promette sulla carta un posto al tavolo dove quelle regole si scrivono ma le leve restano a Washington, che attraverso componenti, software e licenze americane dentro la filiera può rendere impraticabile qualsiasi linea diversa dalla propria, a prescindere da chi sieda al tavolo.

La Francia ha letto la mossa americana e l’ha chiamata un tentativo di “colonizzare” l’Europa. Germania, Italia e gli stessi Paesi Bassi hanno preferito un altro racconto, quello dell’Unione che si presenta unita.

La trappola del debito

Helberg accusa la Belt and Road cinese di essere guidata da entità statali opache, inefficienti, costruite su “trappole del debito predatorie”. Poi annuncia zone di sicurezza economica a guida americana: una in Kazakhstan, per ampliare l’accesso ai minerali in una regione, l’Asia centrale, da cui Washington dice di essere stata “completamente assente”; una nelle Filippine, sul modello della certezza giuridica garantita agli investitori.

Strumenti diversi nella forma, identica logica nella sostanza: legare i partner a un sistema di cui gli Stati Uniti controllano i punti di strozzatura. Sul fronte cinese la posta è esplicita, perché Pechino domina l’estrazione e soprattutto la raffinazione delle terre rare, e su quel monopolio può stringere o allentare la presa a piacimento.

Helberg rivende tutto con il vocabolario della Silicon Valley. “Come diceva Steve Jobs, incanta e delizia gli utenti a miliardi in tutto il mondo: questa è la nostra ricetta segreta”, dice, prima di ammettere la sostanza di sempre, lo Stato americano che lavora “in perfetta sintonia” con le proprie aziende private.

La sovranità in soffitta

Resta la domanda che l’Europa a quanto pare preferisce non porsi. Entrando in Pax Silica per non restare fuori dai chip che le servono, Bruxelles accetta che siano gli Stati Uniti a fissare ritmo e regole dello sviluppo dell’IA, proprio mentre quella stessa amministrazione ne contesta le leggi e ne tassa le merci.

Iscriviti alla newsletter di TechTalking

La sovranità digitale era la cornice con cui l’Unione provava a non dipendere da nessuno, americani inclusi. Oggi la mette in soffitta in cambio di un posto nella filiera altrui.

Fonte: Financial Times

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

sean duffy cina ford

L’amministrazione Trump attacca gli accordi di Ford con aziende cinesi

Il governo USA non gradisce gli accordi con CATL, Geely e BYD. Nel mirino anche le batterie prodotte in Michigan ma con tecnologia cinese.

BelGaN

Il Belgio arresta un ricercatore cinese per sospetto furto di tecnologia

Il ricercatore di BelGaN è stato fermato mentre stava partendo per Pechino. I procuratori indagano sul possibile trasferimento di segreti industriali a un’azienda...
Trump USA Xi Jinping Cina data center

Non volete i data center? Per Trump, fate un favore alla Cina

Bollette, acqua e nuovi impianti alimentano le proteste locali. La destra americana, a braccetto con la Silicon Valley, risponde chiamando in causa Pechino e la...

Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

Il vicepresidente americano teme che i chatbot possano isolare e manipolare le persone. Ma rifiuta di rallentare la corsa tecnologica statunitense contro la Cina.

ontario

Trump rinomina il Lago Ontario e Google Maps lo segue. Apple e MapQuest, no

Google applica il nuovo nome deciso dal governo federale americano, mentre in Canada mantiene Lake Ontario. Apple e MapQuest hanno scelto di non adeguarsi.

Bill Gates

Bill Gates vuole tassare l’IA e riservare alcuni lavori agli umani

Nel 2023 paragonava l’IA a Internet e al PC. Ora sostiene che aziende e governi stanno accelerando senza aver deciso come affrontarne le conseguenze sociali. E propone...
silvano sansoni chapsvision

ChapsVision sfida Palantir: l’Europa cerca un’alternativa per intelligence e difesa

La società francese vale una frazione del gigante americano ma ha già conquistato l’intelligence francese e tedesca.

shapiro repubblicani data center

USA: i Repubblicani ora fanno campagna contro i data center

Dalla Pennsylvania al Texas, i politici che un anno fa celebravano l’arrivo dei data center ora promettono restrizioni in vista delle midterm. Ma Trump insiste:...
Share This