Dario Amodei ha chiesto ai leader del G7 di “resistere alla tentazione di frammentarsi” sull’IA. Lo ha fatto ieri a Évian-les-Bains, davanti a Donald Trump. E lo ha fatto pochi giorni dopo che il suo stesso governo ha impedito ad Anthropic di “esportare” il modello più avanzato che produce.
Il numero uno di Anthropic ha detto di comprendere gli sforzi dei Paesi per evitare che l’IA finisca nelle mani sbagliate ma ha esortato le democrazie a fare fronte comune.
E ha incassato il sostegno dell’arcirivale Sam Altman di OpenAI, che ha aggiunto un punto preciso: gli strumenti di difesa informatica andrebbero messi a disposizione di tutti i Paesi seduti al tavolo. Sullo stesso fronte si è schierato Demis Hassabis di Google DeepMind. Tre concorrenti diretti, una voce sola.
Lo stop che ribalta l’appello di Amodei
La settimana scorsa, dicevamo, Washington ha bloccato l’export dei modelli Mythos e Fable per ragioni di sicurezza nazionale, dopo aver ricevuto segnalazioni secondo cui le barriere di protezione potevano essere aggirate.
La decisione ha colto di sorpresa tanto la Silicon Valley quanto l’Europa, perché ha mostrato un’amministrazione disposta a chiudere l’accesso ai modelli più recenti anche a clienti di Paesi alleati.
I governi europei temono il danno economico di restare senza la tecnologia di frontiera; le aziende americane temono di perdere il mercato estero. Lo stesso timore, insomma, viene visto dai due lati.
Macron e la paura dell’interruttore
Il presidente francese ha detto che il caso Anthropic ha “chiarito la posta in gioco” per gli Stati Uniti e i loro alleati. Il suo avvertimento è andato dritto al punto: se Washington “da un giorno all’altro può spegnere l’interruttore”, a rimetterci sono le stesse aziende americane da migliaia di miliardi di dollari che guidano la corsa agli armamenti dell’IA.
Macron ha definito proficue ma non ancora conclusive le discussioni con gli altri leader, Trump compreso, e ha chiesto una regolamentazione più severa e una piattaforma stabile di cooperazione tra democrazie per fissare standard comuni. Concretamente, ha posto il problema opposto a quello di Amodei: non come restare uniti ma come non dipendere da un singolo Paese che può staccare la spina quando vuole.
I tre dirigenti hanno chiesto una collaborazione a guida americana sullo sviluppo dei modelli, agitando i rischi (bioterrorismo, sicurezza informatica) di alleanze democratiche che si sgretolano.
Non tutti i leader hanno condiviso questa retorica. Il premier indiano Narendra Modi ha espresso preoccupazione per lo stop ai modelli di Anthropic, ricordando che le nazioni democratiche devono poter accedere all’IA per difendere le proprie infrastrutture critiche. Una richiesta di accesso, prima ancora che di regole.
Il cortocircuito finale
Hassabis e Altman hanno proposto un organismo per gli standard tecnici e un forum di valutazione a guida statunitense. È qui che il meeting di ieri rivela le sue contraddizioni.
Il 3 giugno, due settimane prima del vertice, la Commissione europea ha presentato il Tech Sovereignty Package, un pacchetto su chip, IA, cloud e open source costruito proprio per ridurre la dipendenza dai fornitori extra-UE. Dentro c’è un sistema di classificazione della sovranità sul cloud che valuta chi controlla il servizio, la catena di approvvigionamento e la collocazione dei dati.
Chiedere a Bruxelles di accettare una governance a guida americana, due settimane dopo, significa proporle di rimettere il volante nelle mani da cui ha appena tentato di toglierlo.
“Lo ha detto con chiarezza Arthur Mensch, capo della francese Mistral: quando la tua filiera dipende da fornitori esteri, la domanda è se quei fornitori possano tagliarti fuori. Un dubbio sollevato, ha precisato, soprattutto dai partecipanti non americani.
Fonte: Financial Times


