ASML smentisce gli USA: nessuna macchina EUV alla Cina

by | 22 Giu 2026 | Tech War

Riassunto IA
  • ASML ha negato di aver mai spedito in Cina macchine EUV o componenti progettati per quei sistemi.
  • Il MATCH Act punta a spingere gli alleati degli Stati Uniti ad applicare controlli simili a quelli americani sui macchinari per chip.
  • Il caso mostra il limite della sovranità tecnologica europea: ASML è olandese, ma Washington può usare componenti, software e licenze americane come leva politica.
Tempo di lettura: 4 minuti

ASML ha respinto l’accusa nel modo più netto possibile: nessuna macchina EUV è mai stata spedita in Cina. E non solo: l’azienda olandese ha precisato di non aver mai inviato nel Paese nemmeno componenti, moduli o apparecchiature progettati specificamente per essere usati in un sistema EUV.

La smentita è arrivata dopo un report di Bloomberg, ripreso da Reuters, secondo cui il segretario al Commercio americano Howard Lutnick avrebbe espresso ai vertici di ASML la preoccupazione che una delle macchine più avanzate del gruppo potesse essere finita in Cina, in violazione delle restrizioni all’esportazione guidate dagli Stati Uniti.

ASML ha negato ogni violazione e ha rivendicato di aver sempre adattato la propria attività all’evoluzione delle regole sull’export.

La precisazione è importante perché l’azienda non vende un prodotto qualunque. ASML è infatti l’unico produttore al mondo di macchine EUV commerciali, cioè gli strumenti litografici necessari per produrre i chip più avanzati.

Perché le EUV contano

Le macchine EUV, acronimo di extreme ultraviolet, usano luce ultravioletta estrema per incidere sui wafer di silicio strutture minuscole, indispensabili per i semiconduttori di fascia più alta.

Sono sistemi enormi, complessi e difficilissimi da replicare. ASML ricorda che i suoi modelli più avanzati hanno all’incirca le dimensioni di uno scuolabus e pesano 180 tonnellate.

Questo dato racconta bene la sproporzione tra l’oggetto e l’ipotesi sollevata dagli Stati Uniti. Una macchina EUV non è un componente che può sparire in una cassa anonima. È un’infrastruttura industriale mobile solo con una logistica molto specializzata, composta da migliaia di parti, installata e mantenuta con il supporto continuo del produttore.

Ed è proprio per questo che la vicenda ha un peso politico. Se una EUV fosse davvero arrivata in Cina, vorrebbe dire che una delle barriere più importanti costruite dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro l’avanzata cinese nei chip sarebbe stata aggirata.

ASML dice che non è accaduto ma il fatto che Washington abbia sollevato il sospetto mostra quanto sia alta la tensione intorno alla società olandese.

La pressione americana sugli alleati

Da anni gli Stati Uniti cercano di impedire alla Cina l’accesso alle tecnologie necessarie per produrre semiconduttori avanzati. La linea non riguarda soltanto le aziende americane. Washington vuole che anche gli alleati, a partire da Paesi Bassi e Giappone, applichino controlli simili ai propri.

E qui entra in gioco il MATCH Act, una proposta di legge presentata ad aprile alla Camera americana. Il nome completo è Multilateral Alignment of Technology Controls on Hardware Act. E in sostanza punta ad allineare Stati Uniti, Paesi Bassi, Giappone e altri alleati sulle restrizioni all’export di macchinari per chip destinati alla Cina.

La logica è semplice: se Applied Materials, Lam Research o KLA, aziende americane, non possono vendere certe apparecchiature alla Cina, Washington non vuole che Pechino possa aggirare il blocco comprando strumenti analoghi o complementari da ASML o Tokyo Electron.

La proposta iniziale era stata giudicata troppo ampia anche dall’industria ed è stata poi ridimensionata. Ma il messaggio politico è intatto: gli Stati Uniti vogliono chiudere le vie alternative attraverso cui la Cina può continuare a rafforzare la propria capacità produttiva.

La sovranità compressa dell’Europa

Il governo olandese ha rivendicato che le esportazioni di apparecchiature per semiconduttori seguono regole chiare, basate sul Regolamento europeo sui beni a duplice uso e su misure nazionali aggiuntive. Tutto ciò che rientra in quelle regole richiede una licenza, e L’Aia sostiene di applicare questi controlli con rigore.

Sulla carta, quindi, ASML risponde alle autorità olandesi ed europee. Nei fatti, però, il margine di autonomia è più ristretto.

Gli Stati Uniti infatti non rilasciano le licenze al posto dei Paesi Bassi ma possono usare il proprio peso tecnologico e commerciale per rendere quasi impraticabile una linea diversa da quella americana.

Se dentro una macchina, un componente, un software, un servizio di manutenzione o una parte della filiera, c’è tecnologia americana soggetta alle regole USA, Washington può pretendere una propria licenza.

Se la nega, la decisione resta formalmente olandese ma la vendita potrebbe diventare troppo rischiosa o impossibile. Lo stesso vale per l’assistenza: bloccare aggiornamenti, ricambi, calibrazione e manutenzione, può avere un impatto quasi pari al divieto di vendere nuove macchine.

I missili senza l’America dentro

Ieri abbiamo scritto che il Regno Unito ha presentato missili destinati all’Ucraina progettati senza componenti americane proprio per evitare che Washington possa mantenere un potere di veto sull’uso dell’arma. In quel caso la dipendenza passava anche dai sistemi di guida e dai dati cartografici statunitensi: senza quelle mappe, il missile non vola dove dovrebbe.

Nei semiconduttori la logica è meno visibile ma simile. Ogni componente americano dentro una tecnologia europea può diventare un interruttore politico nelle mani degli Stati Uniti.

È il motivo per cui la sovranità tecnologica non si misura solo dal luogo in cui ha sede un’azienda ma da ciò che c’è dentro i suoi prodotti, dai fornitori da cui dipende, dal software che usa, dai brevetti che incorpora e dai servizi senza i quali non può funzionare.

ASML mostra insieme la forza e la debolezza dell’Europa. La forza è avere nei Paesi Bassi una tecnologia che nessun altro riesce davvero a replicare su scala commerciale. La debolezza è non riuscire ancora a trasformare quella superiorità industriale in piena autonomia politica.

La Cina prova a costruire la sua alternativa

Ma più gli Stati Uniti stringono i controlli, più la Cina ha un incentivo a costruire una filiera propria. Reuters ha raccontato nei mesi scorsi il lavoro di scienziati cinesi su un prototipo di macchina EUV, sviluppato anche con il contributo di ex ingegneri ASML, in uno sforzo paragonato al Progetto Manhattan, cioè a un programma nazionale massiccio, coordinato e considerato strategico.

Non significa che Pechino sia vicina a replicare ASML. Produrre una macchina EUV funzionante, stabile e utilizzabile su scala industriale resta una delle sfide più difficili della tecnologia contemporanea. Ma la direzione è chiara: la Cina non vuole soltanto comprare ciò che l’Occidente le nega. Vuole arrivare a produrlo da sola.

Per l’Europa, questa è la parte più scomoda della storia. ASML è uno degli asset tecnologici più importanti del continente. Ma se ogni scelta decisiva passa da Washington, anche l’azienda più strategica rischia di diventare una pedina nella partita di qualcun altro.

Fonte: Reuters

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