Il progetto sorgerà nella contea di Pecos, nel Texas occidentale, dove Amazon ha recentemente acquisito un sito sul quale uno sviluppatore sta costruendo la centrale. L’impianto dovrebbe utilizzare 35 turbine alimentate a gas naturale e raggiungere una potenza massima di 7,65 GW.
Per avere un’idea della scala, non stiamo parlando dei tradizionali generatori utilizzati come sistemi di emergenza dai data center. Una capacità di 7,65 GW equivale alla potenza di diverse grandi centrali elettriche e servirà essenzialmente un singolo complesso informatico.
Una centrale costruita attorno al data center
Il progetto mostra quanto rapidamente l’intelligenza artificiale stia cambiando il rapporto tra Big Tech e produzione di energia. I data center necessari per addestrare e utilizzare i modelli di IA richiedono quantità sempre maggiori di elettricità, mentre le reti non riescono necessariamente a mettere a disposizione nuova capacità con la stessa velocità.
Per Amazon la soluzione è produrre direttamente l’energia necessaria. Almeno inizialmente, infatti, la centrale della contea di Pecos non sarà collegata alla rete elettrica generale. Il data center avrà quindi a disposizione una propria enorme fonte di generazione, costruita sul posto.
Amazon sostiene che questa soluzione permetterà di non far aumentare il costo dell’elettricità per le famiglie texane. Ma c’è soprattutto un altro vantaggio: evitare di attendere per anni che la rete sia in grado di garantire un allacciamento della potenza richiesta.
Il gas naturale è particolarmente adatto a questa corsa contro il tempo perché una centrale di questo tipo può essere costruita più rapidamente rispetto a molte alternative. Il sito scelto da Amazon, inoltre, si trova vicino ad alcune delle principali aree di produzione di gas naturale del Texas.
Amazon ha dichiarato che sta valutando anche l’installazione di pannelli solari e sistemi di accumulo a batterie e sostiene che il progetto creerà migliaia di posti di lavoro.
Potrebbe essere soltanto l’inizio
“La centrale elettrica potrebbe anticipare quello che vedremo in futuro”, ha affermato Michael Thomas, fondatore di Cleanview, società che monitora le infrastrutture energetiche dei data center e che ha rivelato il coinvolgimento di Amazon nel progetto.
Il punto è proprio questo. Finora Amazon ha alimentato i propri data center acquistando elettricità dalle normali reti, dove l’energia proviene da un mix di fonti fossili e rinnovabili. Il boom dell’IA potrebbe cambiare il modello.
Secondo Thomas, assisteremo a una “esplosione di progetti a gas fuori dalla rete” in Texas e in altre zone degli Stati Uniti. Se le reti elettriche non riescono a sostenere abbastanza rapidamente la crescita dei data center, le aziende possono infatti aggirare il problema costruendo direttamente le centrali necessarie ad alimentarli.
L’amministrazione americana sta favorendo questa accelerazione. Donald Trump ha fatto della cosiddetta “dominanza energetica” uno dei pilastri della propria politica, sostenendo petrolio, gas naturale e carbone.
Lo scorso anno ha firmato un ordine esecutivo per facilitare la costruzione e la gestione dei data center. Le agenzie federali hanno successivamente adottato misure per accelerarne ulteriormente la realizzazione.
Fino a 33 milioni di tonnellate di CO₂
Il prezzo ambientale potrebbe essere enorme. Secondo i documenti autorizzativi, la centrale potrà emettere fino a 33 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno. Questo non significa che ne emetterà necessariamente così tante. Le autorizzazioni stabiliscono il limite massimo consentito e gli impianti normalmente producono emissioni inferiori al tetto previsto.
Il confronto resta comunque impressionante. La James H. Miller Jr. Power Plant di Quinton, in Alabama, è attualmente la centrale elettrica più inquinante degli Stati Uniti e produce circa 16 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. Il limite concesso all’impianto destinato ad Amazon è quindi più del doppio.
Il carbone produce più CO₂ del gas naturale a parità di elettricità generata. A fare la differenza, in questo caso, sono però le dimensioni della nuova centrale.
E il “net zero” di Amazon?
C’è infine una contraddizione difficile da ignorare. Amazon è stata tra le fondatrici del Climate Pledge e si è impegnata a raggiungere entro il 2040 le emissioni nette zero. Le emissioni dell’azienda sono però aumentate negli ultimi anni e la stessa Amazon ha riconosciuto che la crescita dei data center destinati all’intelligenza artificiale potrebbe rendere più difficile raggiungere i propri obiettivi climatici.
“Il mondo oggi è diverso da quello in cui abbiamo cofondato il Climate Pledge”, ha dichiarato Margaret Callahan, portavoce di Amazon. Secondo l’azienda, però, “il nostro impegno non è cambiato”. Già, ma com’è è possibile conciliare una centrale a gas di queste dimensioni con l’obiettivo di emissioni nette zero? La risposta sta nel significato di “net zero”. L’obiettivo non implica necessariamente che un’azienda smetta di utilizzare combustibili fossili o elimini materialmente tutte le proprie emissioni.
Una parte può essere controbilanciata attraverso strumenti di compensazione e attraverso l’acquisto di certificati associati alla produzione di energia rinnovabile. Come abbiamo già raccontato a maggio, le regole utilizzate per contabilizzare l’energia consentono alle Big Tech di acquistare certificati legati a elettricità rinnovabile prodotta anche in luoghi e momenti diversi rispetto a quelli in cui viene consumata energia proveniente da fonti fossili.
In sostanza, un data center può consumare elettricità prodotta bruciando gas in Texas mentre l’azienda acquista certificati collegati alla produzione rinnovabile avvenuta altrove, migliorando così il proprio bilancio energetico contabilizzato. Ed è proprio su queste regole che negli ultimi anni si è aperto uno scontro, con una proposta per rendere più rigoroso il sistema prevedeva che produzione rinnovabile e consumo elettrico dovessero corrispondere molto più precisamente nel tempo e nello spazio. Amazon e altre Big Tech si sono opposte.
Il risultato è un paradosso destinato a diventare sempre più evidente con la crescita dell’intelligenza artificiale: le aziende tecnologiche possono continuare a dichiarare obiettivi “net zero” mentre la quantità assoluta di energia necessaria ai loro data center aumenta e, in alcuni casi, per produrla vengono costruite nuove centrali alimentate direttamente a gas.
Il progetto texano di Amazon potrebbe quindi essere importante non soltanto per le sue dimensioni. Se la previsione di Michael Thomas si rivelerà corretta, Pecos County potrebbe mostrare in anticipo come verrà alimentata una parte della prossima generazione di data center: non aspettando che la rete trovi l’energia necessaria, ma costruendo inquinanti centrali elettriche accanto ai server.
Fonte: The New York Times


