L’azienda che l’Europa esibisce come prova della propria rilevanza tecnologica ha appena detto a Bruxelles di farsi da parte. Christophe Fouquet, amministratore delegato di ASML dal 2024, ha avvertito l’UE contro l’idea di dirigere le forniture di semiconduttori. “Se non hai una tua catena di fornitura, come fai a intervenire?”, ha detto al Financial Times.
L’uscita arriva non casualmente pochi giorni dopo il piano sui chip più interventista mai presentato dalla Commissione. Il 3 giugno la Commissione ha presentato il Chips Act 2.0, dentro un pacchetto sulla sovranità tecnologica. Il punto che irrita l’industria è che in caso di carenza, Bruxelles potrebbe sospendere i contratti commerciali in vigore e ordinare ai produttori di dare priorità agli ordini critici dell’Unione.
Chi non consegna le informazioni sulla propria catena di fornitura rischia peraltro multe fino a 300mila euro. È previsto anche un acquisto comune dei chip, sul modello dei vaccini durante la pandemia.
ASML: l’1% in Europa, l’80% in Asia
ASML vende circa l’1% in Europa e l’80% in Asia. È l’unico fornitore al mondo delle macchine per la litografia a ultravioletti estremi (EUV), il collo di bottiglia da cui dipende la produzione dei chip più avanzati.
In un momento di scarsità, un potere d’emergenza europeo potrebbe imporle di far passare avanti gli ordini dell’europei rispetto a quelli di TSMC o Samsung, cioè dei clienti che fanno il suo fatturato.
Lo strumento pensato per proteggere l’Europa rischierebbe di danneggiare le relazioni da cui ASML dipende, a vantaggio di un mercato che vale l’1%.
Una precisazione: il testo della Commissione parla di produttori di semiconduttori e ASML fabbrica le macchine, non i chip. Che i poteri d’emergenza si applichino anche a un fornitore a monte è plausibile ma resta da verificare nel dettaglio.
Lo Stato che si fa imprenditore
La seconda preoccupazione di Fouquet riguarda chi sceglie cosa costruire. Quando Fouquet dice che la Commissione cerca di “fare il lavoro dell’industria”, cita i piani su data center e fabbriche di chip. 3
Il precedente è il primo Chips Act del 2023, che doveva portare l’Europa al 20% della produzione mondiale e che invece ha reso ben poco: fondi frammentati, coordinamento debole, scarsi risultati competitivi. Il timore è ripetere quello schema, stavolta con poteri coercitivi aggiuntivi.
A questo si aggiunge il fronte regolatorio. ASML fa parte del gruppo di aziende che chiede a Bruxelles meno regole, soprattutto sull’IA, e indica come ostacoli i tempi delle autorizzazioni, l’accesso al capitale e l’AI Act. Costruire una fabbrica in Europa richiede ancora circa quattro anni, tra vincoli urbanistici e permessi.
La logica di Fouquet tiene insieme i tre piani: l’obbligo di comprare europeo e la direzione delle forniture funzionano solo se esiste un’industria competitiva da sostenere.
Se a questi vincoli si somma una regolazione pesante, il risultato è spingere all’estero le poche aziende promettenti che l’Europa vorrebbe trattenere. Lo strumento della sovranità accelererebbe insomma la perdita di sovranità. Sullo sfondo, il governo olandese ha già stanziato miliardi per non far migrare proprio ASML.
ASML che si fa Stato
La proposta alternativa è semplice: costruire quanti più “campioni possibile” e portare la quota europea sui chip vicina al 18% del Pil mondiale, la sua reale dimensione economica. Una quota proporzionata al peso dell’Europa, senza inseguire l’autosufficienza.
Nel frattempo, però, ASML un campione lo sta già finanziando da sola. È diventata azionista di riferimento di Mistral, la società francese presentata come la risposta europea a OpenAI, con circa 1,3 miliardi di euro per l’11% del capitale. E promette altri investimenti, “prima per l’azienda, per le persone e in definitiva per l’Europa”.
Chi chiede a Bruxelles di non sostituirsi al mercato, si è già sostituito agli Stati come finanziatore dei campioni continentali.
Fonte: Financial Times


