Gli USA vogliono impedire che i componenti cinesi diventino parte integrante dei data center sui quali poggia il boom dell’intelligenza artificiale.
Stando a Reuters, la Federal Communications Commission starebbe infatti preparando un provvedimento che vieterebbe l’importazione dei nuovi modelli di ricetrasmettitori ottici prodotti in Cina.
Il divieto non è ancora stato approvato e potrebbe essere modificato o persino accantonato. Secondo quattro fonti sentite da Reuters, però, l’obiettivo della FCC sarebbe pubblicare il provvedimento entro la fine del 2026 e farlo entrare immediatamente in vigore.
I componenti che fanno comunicare le GPU
I ricetrasmettitori ottici sono piccoli dispositivi utilizzati per collegare server, switch e acceleratori all’interno dei data center. Trasformano i segnali elettrici in impulsi luminosi che viaggiano attraverso i cavi in fibra ottica, per poi riconvertirli all’arrivo.
Si tratta di un passaggio essenziale soprattutto nei grandi cluster dedicati all’intelligenza artificiale, dove migliaia di GPU devono scambiarsi continuamente enormi quantità di dati. Aumentare il numero dei processori, infatti, non serve a molto se le connessioni tra i diversi sistemi non sono abbastanza veloci.
Secondo l’amministrazione Trump, la presenza di dispositivi cinesi in questa parte dell’infrastruttura potrebbe consentire alle aziende di Pechino di sottrarre informazioni, installare malware o provocare interruzioni dei servizi.
Al momento, però, non sono state rese pubbliche prove di attività di questo genere compiute attraverso i ricetrasmettitori interessati dal provvedimento.
Il bersaglio principale è Innolight
La società maggiormente esposta è Zhongji Innolight, uno dei maggiori produttori mondiali di sistemi di interconnessione ottica. Secondo Counterpoint Research, citata da Reuters, controlla circa il 27% del mercato globale dei ricetrasmettitori per data center.
Innolight è una delle aziende cresciute più rapidamente grazie alla corsa alla costruzione delle infrastrutture per l’IA. Tra i suoi clienti figurano grandi gruppi tecnologici statunitensi e cinesi, mentre la maggior parte dei ricavi viene generata fuori dalla Cina.
A giugno il Pentagono ha inoltre inserito Innolight nella lista delle società considerate legate all’apparato militare cinese.
L’inclusione non comporta automaticamente un divieto commerciale ma può anticipare restrizioni, sanzioni o limiti agli investimenti da parte delle istituzioni statunitensi. Innolight non ha commentato le indiscrezioni sul provvedimento della FCC.
Il divieto potrebbe far aumentare i costi negli USA
La misura potrebbe favorire i concorrenti occidentali. Dopo la pubblicazione della notizia, le azioni di Lumentum sono salite del 7%, quelle di Coherent dell’11% e quelle di Applied Optoelectronics del 18%.
Queste aziende dispongono di tecnologie in grado di competere con quelle cinesi, ma non necessariamente della capacità produttiva necessaria per sostituire rapidamente Innolight e gli altri fornitori asiatici.
Il rischio è quindi che il divieto riduca l’offerta proprio mentre Amazon, Google, Microsoft, Meta e gli altri grandi operatori stanno accelerando gli investimenti nei data center.
Le aziende americane potrebbero così essere costrette a pagare di più per i componenti oppure ad attendere più a lungo per riceverli. Washington si troverebbe così davanti a un compromesso: proteggere l’infrastruttura dell’IA da un possibile rischio per la sicurezza nazionale, accettando però di rallentarne la costruzione o di aumentarne i costi.
È lo stesso paradosso che caratterizza una parte crescente della competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Le due economie cercano di separarsi nei settori considerati strategici ma le catene di approvvigionamento restano profondamente intrecciate.
Una nuova competenza per la FCC
La modalità con cui potrebbe essere introdotto il divieto merita un approfondimento. La FCC vieterebbe inizialmente l’autorizzazione di tutti i nuovi modelli di ricetrasmettitori ottici importati, per poi concedere esenzioni ai produttori provenienti dai Paesi considerati affidabili.
L’autorità statunitense ha già adottato o proposto meccanismi simili per altre categorie di dispositivi, tra cui router, droni, robot e inverter. La misura non consisterebbe quindi in un divieto rivolto esplicitamente alla Cina, ma in un blocco generale seguito da autorizzazioni selettive per i fornitori ritenuti sicuri.
La vicenda s’inserisce anche in un contesto politico più ampio. La FCC ha storicamente operato come autorità indipendente dal potere esecutivo ma l’amministrazione Trump sta cercando di estendere il controllo della Casa Bianca sulle agenzie federali.
A giugno la Corte Suprema ha confermato la possibilità per Trump di rimuovere una componente democratica della Federal Trade Commission. La decisione riguardava la FTC e non direttamente la FCC, ma potrebbe rafforzare la capacità del Presidente di condizionare anche altre autorità indipendenti.
Washington vuole evitare un nuovo caso Huawei
I falchi anticinesi dell’amministrazione vogliono soprattutto evitare che si ripeta quanto accaduto con Huawei. Le apparecchiature della società erano diventate una parte così radicata delle reti di alcuni operatori statunitensi che la loro rimozione si è rivelata lenta, costosa e incompleta.
Il Congresso ha dovuto finanziare un programma specifico, soprannominato “rip and replace”, per rimborsare gli operatori incaricati di rimuovere e sostituire le apparecchiature considerate pericolose per la sicurezza nazionale. Il programma è ancora seguito dalla FCC a distanza di anni dalla sua istituzione.
L’amministrazione Trump vuole intervenire prima che i componenti cinesi diventino altrettanto difficili da eliminare dai data center dell’intelligenza artificiale. Già durante il suo primo mandato Trump aveva accusato la Cina di utilizzare le proprie aziende tecnologiche per sottrarre proprietà intellettuale e condurre attività di spionaggio, accuse sempre respinte da Huawei.
Questa volta Washington vuole chiudere la porta mentre gran parte dell’infrastruttura deve ancora essere costruita. La Cina ha reagito invitando gli Stati Uniti a smettere di colpire le sue imprese e avvertendo che adotterà tutte le misure necessarie qualora il provvedimento provochi danni concreti ai suoi interessi.
Fonte: Reuters


