Londra ha presentato tre missili prototipo da attacco a lungo raggio, pensati per le forze armate ucraine e costruiti apposta senza un solo pezzo americano.
Il Ministero della Difesa britannico li ha portati a test riusciti la scorsa primavera, e dopo ulteriori prove uno o più di questi sistemi, sviluppati sotto il nome di “Project Brakestop”, dovrebbe arrivare nelle mani di Kiev entro la fine del 2026.
La scelta di escludere ogni componente statunitense risponde a una logica di sovranità. Serve, nelle parole di un funzionario, “per consentire il massimo controllo sovrano britannico sulla cessione di capacità all’Ucraina“.
I missili e il blocco
Per capire perché Londra costruisca armi pensate per fare a meno di Washington bisogna tornare alla fine del 2024.
In quei mesi gli Stati Uniti bloccarono la consegna di missili a lungo raggio come gli ATACMS e i britannici Storm Shadow, e soprattutto l’autorizzazione a colpire in profondità il territorio russo.
Il presidente Vladimir Putin aveva avvertito che permettere l’uso di armi occidentali a lungo raggio in Russia avrebbe di fatto messo i Paesi NATO in guerra diretta con il Cremlino. Da allora togliere la leva americana è diventato una priorità.
“Non vogliamo che il permesso di usare le armi dipenda da come stanno andando certe trattative”, ha spiegato un funzionario britannico, senza aggiungere altro.
Dove si annida la dipendenza
La leva di Washington non passa solo dai pezzi fisici. Lo Storm Shadow monta sistemi di guida statunitensi e, dettaglio decisivo, si appoggia ai dati cartografici americani: senza quelle mappe, l’arma semplicemente non vola dove deve.
È un interruttore a distanza ed è quello che le tre aziende britanniche hanno provato a disinnescare. Il missile di MBDA UK, chiamato “Crossbow”, usa un sistema di navigazione visiva sviluppato in casa e privo di componenti americane.
MGI Engineering si affida a una soluzione analoga della tedesco-statunitense Auterion, che ha confermato come né la navigazione né i dati su cui si basa abbiano origine negli Stati Uniti.
Il vincolo da aggirare ha un nome tecnico, ossia ITAR, la normativa statunitense che regola l’export di qualsiasi sistema contenga tecnologia americana, e che dà a Washington potere di veto sul suo impiego.
La logica industriale
Il Brakestop non punta solo a sfilarsi dal controllo americano. Punta a costare poco e a uscire in serie.
I requisiti del Ministero fissano una produzione di 20 unità al mese a circa 400.000 sterline l’una senza testata, molto sotto le armi convenzionali equivalenti, con una testata da 225 chili contro i 450 dello Storm Shadow. Che è più sofisticato ma lento da fabbricare, perché pieno di componenti specializzate.
Il Crossbow è il missile di MBDA UK, che lo sviluppa con partner britannici ed europei e gli ha dato un design modulare, basato su parti militari e commerciali già pronte, per produrlo più in fretta e su larga scala. Qui passa anche un filo italiano: MBDA è una joint venture controllata da Airbus e BAE Systems, ma con Leonardo che ne detiene il 25%. La quota lega indirettamente all’operazione anche l’azienda partecipata dallo Stato italiano.
La de-americanizzazione della difesa
Negli ultimi mesi le aziende europee della difesa hanno accelerato per liberarsi dalle componenti statunitensi, dopo il disimpegno di Donald Trump dall’Europa. Lo stesso fanno gli ucraini: la Firepoint di Kiev progetta droni e missili da crociera “ITAR-free” come l’FP-2 e l’FP-5.
Lo schema è quello che noi riportiamo da tempo sul fronte digitale, dal cloud sovrano ai chip: ridurre la dipendenza strutturale dagli Stati Uniti quando l’alleato diventa imprevedibile.
Con però una differenza. Stavolta non si tratta di software per la pubblica amministrazione ma di armi che decidono dove e quando l’Ucraina può colpire.
Fonte: Financial Times


