Un’azienda privata americana potrà entrare nei sistemi informatici di un gruppo criminale straniero, spiarlo e, con l’autorizzazione del governo, arrivare a bloccarne o distruggerne le infrastrutture digitali. È la svolta contenuta nel memorandum sulla sicurezza nazionale appena firmato da Donald Trump.
Non sarà però un via libera alle aziende per contrattaccare autonomamente chi le colpisce. Il nuovo programma sarà gestito dal National Coordination Center e ogni società dovrà essere selezionata, sottoposta a controlli e operare sotto la supervisione del governo federale. Ogni singola operazione dovrà inoltre ricevere un’approvazione scritta prima di partire.
È comunque un cambio di rotta netto rispetto alla politica seguita per decenni dagli Stati Uniti. Finora le aziende private potevano fornire strumenti di hacking, intelligence e competenze alla NSA, allo U.S. Cyber Command e alle altre agenzie federali. L’esecuzione diretta delle operazioni offensive restava invece essenzialmente nelle mani dello Stato.
Le aziende potranno anche distruggere sistemi
Il memorandum distingue tra operazioni di sorveglianza e operazioni capaci di produrre effetti concreti. Nel primo caso le società potranno accedere senza autorizzazione ai sistemi dei cybercriminali e raccogliere informazioni cercando di non essere individuate. Nel secondo potranno manipolare, interrompere, degradare o distruggere sistemi informatici, reti e infrastrutture fisiche controllate digitalmente.
Ci sono però dei limiti. Le operazioni non potranno essere autorizzate quando è probabile che provochino morti o feriti gravi oppure raggiungano, secondo il diritto internazionale, il livello dell’uso della forza o di un attacco armato. Le procedure precise dovranno essere definite entro 60 giorni.
Le aziende potranno inoltre essere obbligate a mantenere una cauzione o un conto vincolato di almeno un milione di dollari, che potrà essere confiscato in caso di violazione del contratto con il governo. Non è ancora chiaro quali società decideranno di partecipare.
Il problema è capire chi si sta attaccando
Ed è qui che arriva il punto più delicato. Nick Carr, responsabile della threat intelligence di Microsoft ed ex funzionario della cybersicurezza americana, ha indicato come maggiore preoccupazione “quanto sia difficile attribuire le operazioni criminali e quanto poche siano le organizzazioni capaci di farlo correttamente e in modo ripetibile”. Persino per le agenzie governative.
Un gruppo ransomware russo, per esempio, può essere composto da criminali interessati al denaro e allo stesso tempo collaborare occasionalmente con un servizio di intelligence. Distinguere le due attività può diventare complicato. Michael Garcia, ex dirigente della CISA, lo riassume così: “L’offuscamento resta una tattica dannatamente efficace”.
Il memorandum stabilisce inoltre che un gruppo straniero debba essere considerato indipendente da un governo finché non esistano informazioni di intelligence chiare che dimostrino il contrario. Un errore di attribuzione potrebbe quindi trasformare un’operazione contro dei criminali in un incidente con uno Stato straniero.
Trump guarda al modello cinese e russo
La scelta avvicina Washington alle pratiche che Cina e Russia utilizzano da tempo: affiancare agli apparati statali hacker e aziende private. Il sistema americano resta diverso, perché il governo rivendica esplicitamente il controllo delle operazioni. Ma cade una distinzione che per anni aveva separato i due modelli.
Dakota Cary, esperto dell’apparato cyber cinese e consulente di SentinelOne, osserva che in passato era soprattutto Pechino a copiare Washington. “Ora sembra che gli Stati Uniti siano interessati a copiare il sistema cinese per arruolare gli hacker del settore privato”.
L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è aumentare la capacità offensiva americana sfruttando velocità, competenze e dimensioni dell’industria tecnologica privata. Secondo Mieke Eoyang, che durante l’amministrazione Biden supervisionava al Pentagono l’impiego delle armi cyber, “’attuale ritmo delle operazioni cyber è insostenibile per le sole forze armate”.
Ma c’è un altro elemento da considerare. La CISA, l’agenzia federale incaricata di aiutare a proteggere reti e infrastrutture americane dagli attacchi informatici, sotto Trump ha perso più di un terzo del personale e la Casa Bianca ha previsto ulteriori tagli.
Il collegamento con il nuovo ruolo dei privati non è soltanto temporale. Secondo il Financial Times, proprio il ridimensionamento della CISA ha spinto alcuni esponenti della comunità di intelligence americana a chiedere più capacità al settore privato, comprese le aziende che lavorano sull’IA, per contrastare gli hacker stranieri. Inoltre già a marzo l’amministrazione Trump chiedeva una collaborazione molto più stretta con il settore privato, anche sul fronte offensivo. Ora il memorandum sostiene esplicitamente che le capacità delle aziende americane siano state finora sottoutilizzate.
A questo punto le due scelte potrebbero essere meno contraddittorie di quanto sembrino: Washington sta riducendo una parte della propria capacità pubblica mentre assegna un ruolo operativo crescente al settore privato.
My biggest concern with private sector offensive action vs crime – having run the global cybercrime & ransomware intelligence team for almost 4 years – is just how difficult attribution in criminal operations is, and how few organizations can repeatably do it right (including…
— Nick Carr (@ItsReallyNick) August 13, 2026
Resta da vedere chi accetterà
Per le aziende, però, lavorare direttamente sul campo significa assumersi rischi nuovi. Un attacco può fallire, raggiungere un bersaglio diverso da quello previsto oppure provocare una rappresaglia contro la società stessa o contro i suoi clienti.
Ma dall’altra parte ci sono anche potenziali contratti molto redditizi. Secondo il Financial Times, alcune aziende tecnologiche americane sostengono privatamente questa impostazione. Alcune sono guidate da finanziatori di Trump, ma Google e Microsoft hanno dichiarato pubblicamente la propria disponibilità ad aiutare il governo nella lotta al cybercrimine.
Aiden Buzzetti, presidente del Bull Moose Project e sostenitore del ritorno della tradizione americana dei corsari nel cyberspazio, prevede che al programma possano partecipare sia le grandi aziende tecnologiche e i laboratori di IA sia società più piccole che già collaborano con il governo nella raccolta di intelligence.
Vanessa Le, partner dello studio Latham & Watkins, pone però anche un problema per le società quotate: dovranno capire come gestire e comunicare agli investitori il maggiore rischio operativo derivante dalla partecipazione agli attacchi.
Fonti: New York Times, Financial Times


