L’Europa vuole bandire Huawei dalle reti 5G e fisse

by | 11 Nov 2025 | Tech War, Politica

Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione Europea.
Tempo di lettura: 3 minuti

L’Unione Europea si prepara a un cambio di passo nella sua politica tecnologica. Dopo anni di raccomandazioni non vincolanti, Bruxelles sta valutando di imporre ai Paesi membri l’eliminazione graduale di Huawei e ZTE dalle reti mobili e fisse, trasformando in legge ciò che finora era solo un suggerimento.

È una mossa che, se approvata, potrebbe ridefinire la sovranità tecnologica europea e aprire un nuovo fronte nei rapporti con la Cina.

Una nuova faglia digitale

Il dibattito su Huawei non riguarda soltanto la qualità delle reti o la concorrenza di mercato, ma tocca il cuore della geopolitica digitale. Affidare il controllo delle infrastrutture di telecomunicazione a un fornitore legato al governo cinese significa, per Bruxelles, esporsi a potenziali vulnerabilità strategiche.

È un tema che ha diviso l’Europa per anni e che oggi riemerge con forza, in un contesto internazionale in cui gli Stati Uniti, sotto la rinnovata amministrazione Trump, spingono per un allineamento occidentale contro Pechino.

La vicepresidente della Commissione Europea con la responsabilità delle aree “Sovranità tecnologica, Sicurezza e Democrazia”, Henna Virkkunen, ha messo sul tavolo la proposta di trasformare le linee guida del 2020 (che invitavano i governi a evitare fornitori “ad alto rischio”), in un obbligo vincolante.

Si tratterebbe di un cambio radicale: per la prima volta, Bruxelles non si limiterebbe a raccomandare, ma imporrebbe una visione comune sulla sicurezza digitale.

“La sicurezza delle nostre reti 5G è essenziale per la nostra economia”, ha dichiarato la Commissione, ribadendo che l’inerzia di alcuni Stati membri “espone l’Unione a un rischio evidente”.

L’Europa divisa tra sicurezza e convenienza

Ma l’Europa non è un blocco monolitico. Mentre Paesi come la Svezia e il Regno Unito hanno già vietato da tempo l’uso di apparecchiature Huawei, altri (tra cui Spagna e Grecia) continuano a impiegarle nelle loro reti.

In mezzo, nazioni come Germania e Finlandia stanno valutando nuove restrizioni ma restano prudenti, frenate dalle implicazioni economiche e politiche di un divieto totale.

Molti operatori di telecomunicazioni europei si oppongono all’idea di un bando, sostenendo che le tecnologie cinesi siano più economiche e, in alcuni casi, più avanzate rispetto alle alternative occidentali.

La Commissione sta dunque pensando di usare leve finanziarie per cambiare le regole del gioco: secondo indiscrezioni, Bruxelles potrebbe infatti escludere dai fondi del programma Global Gateway (dedicato allo sviluppo di infrastrutture digitali e connettività globale) i progetti che impiegano apparecchiature Huawei.

Virkkunen studia anche come limitare la presenza dei fornitori cinesi nelle reti fisse, in vista del grande piano europeo per la fibra ottica. E la prospettiva di una linea comune, se approvata, porterebbe l’Europa a uniformarsi a quella che ormai è la posizione prevalente negli Stati Uniti e in parte dell’Asia.

L’eredità del trumpismo tecnologico

Non è la prima volta che Bruxelles tenta di disinnescare la dipendenza tecnologica da Pechino. L’ex commissario Thierry Breton aveva già cercato di aumentare la pressione sulle capitali europee, nominando esplicitamente Huawei e ZTE come “fornitori ad alto rischio” e promettendo di rimuovere la loro tecnologia dalle reti interne della Commissione.

L’iniziativa però non ebbe seguito nei governi nazionali, preoccupati dalle ritorsioni economiche cinesi e dai costi della sostituzione delle infrastrutture.

Il primo mandato del presidente Donald Trump aveva già posto il tema della sicurezza digitale al centro dell’agenda occidentale, portando gli Stati Uniti a vietare Huawei e a fare pressione sui governi europei perché seguissero la stessa linea. La Commissione Europea rispose con la “5G Toolbox”, una serie di raccomandazioni non vincolanti che oggi Virkkunen vuole trasformare in norma.

Da allora, la Cina ha continuato a spingere le proprie aziende, mentre l’Europa ha oscillato tra cautela diplomatica e pragmatismo economico. Ma con il ritorno di Trump e l’acuirsi della competizione tecnologica globale, l’idea di una linea comune europea si fa sempre più strada.

Huawei e la sovranità digitale europea

Dietro il possibile bando di Huawei si nasconde la sfida più grande per l’Europa: costruire una sovranità digitale capace di conciliare sicurezza, innovazione e indipendenza industriale.

Nokia ed Ericsson, i due principali fornitori europei, hanno già beneficiato della notizia: i titoli dei due gruppi sono saliti in borsa rispettivamente del 5% e del 3,7%, segno che i mercati vedono nel bando un possibile rilancio dell’industria europea delle telecomunicazioni.

Ma la realtà è più complessa. Mentre Pechino sostituisce progressivamente i fornitori occidentali nelle proprie reti domestiche, Bruxelles si trova davanti allo specchio della reciprocità: quanto può dipendere ancora da tecnologie cinesi un continente che parla di autonomia strategica?

La risposta arriverà nei prossimi mesi, quando la proposta di Virkkunen sarà discussa tra i governi. Una cosa però è certa: la battaglia per il controllo delle reti, più che una questione tecnica, è diventata la nuova frontiera della geopolitica europea.

Fonte: Bloomberg

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

sean duffy cina ford

L’amministrazione Trump attacca gli accordi di Ford con aziende cinesi

Il governo USA non gradisce gli accordi con CATL, Geely e BYD. Nel mirino anche le batterie prodotte in Michigan ma con tecnologia cinese.

BelGaN

Il Belgio arresta un ricercatore cinese per sospetto furto di tecnologia

Il ricercatore di BelGaN è stato fermato mentre stava partendo per Pechino. I procuratori indagano sul possibile trasferimento di segreti industriali a un’azienda...
Trump USA Xi Jinping Cina data center

Non volete i data center? Per Trump, fate un favore alla Cina

Bollette, acqua e nuovi impianti alimentano le proteste locali. La destra americana, a braccetto con la Silicon Valley, risponde chiamando in causa Pechino e la...

Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

Il vicepresidente americano teme che i chatbot possano isolare e manipolare le persone. Ma rifiuta di rallentare la corsa tecnologica statunitense contro la Cina.

ontario

Trump rinomina il Lago Ontario e Google Maps lo segue. Apple e MapQuest, no

Google applica il nuovo nome deciso dal governo federale americano, mentre in Canada mantiene Lake Ontario. Apple e MapQuest hanno scelto di non adeguarsi.

Bill Gates

Bill Gates vuole tassare l’IA e riservare alcuni lavori agli umani

Nel 2023 paragonava l’IA a Internet e al PC. Ora sostiene che aziende e governi stanno accelerando senza aver deciso come affrontarne le conseguenze sociali. E propone...
silvano sansoni chapsvision

ChapsVision sfida Palantir: l’Europa cerca un’alternativa per intelligence e difesa

La società francese vale una frazione del gigante americano ma ha già conquistato l’intelligence francese e tedesca.

shapiro repubblicani data center

USA: i Repubblicani ora fanno campagna contro i data center

Dalla Pennsylvania al Texas, i politici che un anno fa celebravano l’arrivo dei data center ora promettono restrizioni in vista delle midterm. Ma Trump insiste:...
Share This