IA, Trump riscrive le regole di Biden: chip agli alleati, stretta su Huawei

by | 8 Mag 2025 | Tech War

Trump e Mohammed bin Salman, principe ereditario dell'Arabia Saudita | Illustrazione: Grok
Tempo di lettura: 3 minuti

L’America cambia marcia sul fronte dei chip per l’intelligenza artificiale.

L’amministrazione Trump ha infatti annunciato l’intenzione di riscrivere la cosiddetta AI diffusion rule, una norma introdotta da Biden che avrebbe imposto un tetto all’export di chip IA verso molti Paesi alleati, tra cui India, Svizzera, Israele, Messico e — fatto politicamente delicatissimo — Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Il nuovo approccio, già in fase di elaborazione, segna la fine di un sistema a quote predefinite ma non la fine del controllo: la Casa Bianca punta ora a una strategia più mirata, fatta di accordi bilaterali e nuovi strumenti per tenere i chip avanzati lontani dalla Cina.

Una svolta diplomatica (e strategica)

La decisione arriva a pochi giorni dalla visita di Donald Trump in Medio Oriente, e non è affatto casuale.

I due Paesi che più di tutti sarebbero stati penalizzati dalla norma di Biden — Arabia Saudita ed Emirati — sono oggi al centro di un ambizioso progetto geopolitico: diventare i nuovi hub globali dell’intelligenza artificiale.

Il Golfo sta investendo cifre colossali per attrarre supercomputer, talenti e aziende tecnologiche, mentre gli Emirati, a fine marzo, hanno annunciato un investimento record da 1.400 miliardi di dollari negli Stati Uniti.

Chiudere a questi partner l’accesso ai chip sarebbe stato un autogol. Trump lo ha capito, e non ha esitato a smantellare una regola che rischiava di mettere a rischio l’alleanza.

Nvidia tira un sospiro di sollievo

La reazione dei mercati è stata immediata: le azioni Nvidia, da mesi alle prese con restrizioni sempre più invasive, hanno guadagnato oltre il 3% dopo la diffusione della notizia.

Il mondo tech — da Microsoft a Oracle — aveva già criticato la rigidità del sistema Biden, che prevedeva tre fasce: un piccolo gruppo di alleati con accesso libero, un blocco di nemici esclusi (Cina e Iran), e un’ampia zona grigia soggetta a limiti quantitativi.

Il risultato? Una norma pensata per fermare Pechino, che finiva per danneggiare anche chi con Pechino non ha nulla a che fare.

La Cina resta il nemico

Ma attenzione: la flessibilità nei confronti degli alleati non significa che gli Stati Uniti stiano allentando la pressione sulla Cina. Al contrario.

Il Bureau of Industry and Security (BIS), l’unità del Dipartimento del Commercio che supervisiona le esportazioni, sta lavorando a una nuova norma per colpire i Paesi che fanno da canale di triangolazione tra USA e Cina.

L’obiettivo è chiaro: impedire che i chip americani, magari acquistati da Paesi terzi, finiscano comunque nei data center cinesi.

Non solo. Il BIS sta per pubblicare un avviso pubblico che vieta espressamente di utilizzare chip americani per addestrare modelli di intelligenza artificiale destinati alla Cina.

E non finisce qui: verrà chiarito che l’impiego di chip prodotti da Huawei — anche se al di fuori della Cina — potrebbe costituire una violazione delle norme sul controllo delle esportazioni.

Un messaggio forte a chi pensava di poter aggirare le restrizioni usando hardware cinese: i limiti non riguardano solo la geografia, ma anche i fornitori.

Nel frattempo, in molti hanno accelerato gli acquisti per anticipare le vecchie restrizioni. Secondo un’analisi del ricercatore Lennart Heim (Rand Corporation), nel solo mese di marzo Taiwan ha esportato verso la Malesia apparecchiature per l’elaborazione dati per un valore di 1,87 miliardi di dollari, un’impennata rispetto all’anno precedente.

Molti di questi dispositivi contenevano con ogni probabilità chip IA. È il segno evidente che il mercato non vuole farsi trovare impreparato da eventuali nuove chiusure.

Il futuro: accordi personalizzati per i chip

Secondo diverse fonti, l’amministrazione Trump sta già lavorando per superare il sistema “a blocchi” in favore di una diplomazia tecnologica fatta di accordi bilaterali.

In parallelo, Washington sta inserendo il tema dei chip IA anche nei negoziati commerciali: ai Paesi partner viene chiesto un impegno chiaro nel bloccare l’export verso la Cina, in cambio di condizioni tariffarie più favorevoli.

Insomma, si passa da un approccio unilaterale a una vera e propria architettura di alleanze tecnologiche. Più flessibile, più diplomatica — ma anche più esigente.

Con un messaggio di fondo inequivocabile: gli Stati Uniti sono pronti ad aprire verso i partner strategici ma su un punto non transigono. L’intelligenza artificiale è un asset geopolitico e nessun chip deve finire nelle mani sbagliate.

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