C’è un filo che lega il mondo accademico, quello delle imprese e le istituzioni pubbliche: la formazione dei prossimi talenti digitali. È attorno a questo tema che si è sviluppato il Huawei Italy Digital Talent Forum 2025, ospitato ieri presso la sede della Regione Lombardia. L’evento ha rappresentato un punto di incontro tra aziende, università e giovani studenti, ma anche un segnale chiaro della direzione in cui il territorio intende muoversi: formare competenze tecnologiche avanzate per sostenere la crescita dell’innovazione.
Nel suo intervento di apertura, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, ha ricordato che “la formazione e l’innovazione rappresentano due leve fondamentali per lo sviluppo della nostra Regione”. Ha poi aggiunto che la collaborazione tra istituzioni, università e imprese “è la chiave per costruire un futuro in cui i giovani possano diventare protagonisti della trasformazione digitale e della crescita sostenibile del territorio”.
Sulla stessa linea, Andrea Piscopo, direttore generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha citato il programma Seeds for the Future come esempio virtuoso di percorsi formativi capaci di unire crescita professionale e apertura internazionale. Un modo concreto, ha detto, “per favorire lo sviluppo condiviso di nuove competenze e sostenere l’avanzamento tecnologico del Paese verso nuovi standard di eccellenza”.
Il programma Seeds for the Future, lo ricordiamo, è attivo dal 2008 ed è oggi esteso a oltre 150 Paesi. Offre a studenti universitari selezionati la possibilità di partecipare a un’esperienza formativa internazionale nel campo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, con corsi, workshop e visite ai centri di ricerca Huawei. L’obiettivo è far emergere nuovi talenti e stimolare la collaborazione tra culture e discipline diverse.

L’intervento di Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia.
Università e imprese: un’alleanza per l’innovazione
Il dialogo tra università e impresa è stato al centro del dibattito. Alberto Leporati, delegato del Rettore per la Trasformazione Digitale dell’Università di Milano-Bicocca, ha sottolineato come eventi di questo tipo rafforzino “il legame tra ricerca, formazione e mondo produttivo”.
Marco Francesco Bocciolone, del Politecnico di Milano, ha ricordato che le sfide del futuro “sono già oggi nelle mani dei giovani”, e che il compito dell’università è fornire loro non solo competenze tecniche, ma anche la capacità di trasformare le idee in progetti concreti.
Durante il panel “Lombardia, un ecosistema d’eccellenza per l’innovazione”, rappresentanti di FASTWEB + Vodafone, Asstel, InnovUp e del Politecnico di Milano hanno ribadito il ruolo strategico del territorio lombardo come motore dell’innovazione italiana. “La Lombardia rappresenta un crocevia proficuo per la digitalizzazione e l’innovazione, grazie alla sinergia tra le più avanzate industrie delle telecomunicazioni e il Politecnico di Milano”, ha affermato il professor Umberto Spagnolini.
Huawei e la diplomazia della tecnologia
A emergere dal forum non è stato solo l’impegno per la formazione ma anche una dimensione più ampia, ossia quella della diplomazia tecnologica. Da oltre vent’anni in Italia, Huawei ha costruito nel tempo un rapporto di fiducia con istituzioni e università, investendo in programmi di formazione, ricerca e inclusione.
A Milano, ad esempio, l’azienda ha istituito il suo primo centro globale di ricerca e sviluppo sulle microonde, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Altri progetti coinvolgono l’Università Bicocca e l’Università di Pavia, consolidando la Lombardia come uno dei poli scientifici più strategici del gruppo.
Attraverso iniziative come Seeds for the Future, Tech with Her (realizzato con SDA Bocconi) e il progetto SmartBus per l’educazione digitale dei più giovani, Huawei afferma un approccio che va oltre la tecnologia, fondato sulla cooperazione e sulla crescita condivisa.
“Il nostro impegno in Italia va oltre la tecnologia: investiamo nelle persone, nella conoscenza e nella collaborazione con le istituzioni per costruire insieme un ecosistema digitale solido, aperto e inclusivo”, ha dichiarato Fabio Romano, responsabile per lo sviluppo dell’ecosistema industriale di Huawei Italia.

Da sinistra, Giorgio Ciron (InnovUp), Lisa Di Feliciantonio (FASTWEB + VODAFONE), Laura Di Raimondo (Asstel), Renato Lombardi (Presidente Milan Research Center di Huawei) e il prof. Umberto Spagnolini (Politecnico di Milano).
L’innovazione come motore di crescita e responsabilità
Tra gli interventi della serata c’è stato quello di Steven Qin, presidente di ICT Marketing & Solution Sales per Huawei Technologies Europe, che ha condiviso una riflessione personale sul significato dell’innovazione come leva di sopravvivenza e crescita.
“Quando ho iniziato a lavorare in Huawei, venticinque anni fa, i miei genitori volevano che entrassi nel settore pubblico. All’epoca lavorare per un’azienda privata in Cina significava rischiare: temevano che un giorno l’azienda potesse chiudere e che mi sarei ritrovato in strada”, ha raccontato. “Ma abbiamo continuato a lottare, a crescere, e oggi posso dire che ciò che ci ha reso forti è una sola cosa: l’innovazione. È l’unico modo per sopravvivere.”
Qin ha parlato del cambiamento epocale portato dall’intelligenza artificiale, che definisce “l’albero che cresce più in fretta” e che ogni Paese deve saper coltivare per non restare indietro. “Anche alla mia età devo imparare l’IA, perché sta ridisegnando tutto. Chi perderà questa corsa, non riuscirà più a recuperare.”
Il dirigente ha poi sottolineato l’importanza dei giovani talenti come pilastro della trasformazione tecnologica globale. “I giovani sono i semi del futuro. Più conoscenze tecnologiche riusciranno ad acquisire, più la società sarà fertile di innovazione e creatività”. E ha poi concluso: “Vogliamo che sempre più giovani entrino nei nostri programmi, lavorino con noi e contribuiscano allo sviluppo locale. La tecnologia serve se migliora la vita delle persone.”
I giovani al centro della trasformazione
Parlando di giovani, il momento più simbolico dell’evento è stata la loro testimonianza. Gli studenti che hanno partecipato al programma Seeds for the Future 2025 hanno infatti raccontato la loro esperienza di una settimana in Cina, dove hanno sviluppato progetti digitali insieme a colleghi di altre università italiane.
L’impatto del viaggio è stato molto forte. “Arrivare a Shenzhen è stato come entrare in un futuro già realizzato. Tutto è integrato, tutto è connesso: bastava il telefono per pagare, prenotare, muoversi. Non mi portavo nemmeno il portafoglio”, ha ricordato uno studente salito sul palco. “Perfino il countdown dei semafori è indicato in tempo reale sulle mappe visibili dallo smartphone. Lì capisci quanto la tecnologia sia davvero integrata nella vita di tutti i giorni.”

La testimonianze degli studenti di Seeds for the Future 2025.
Ma al di là di queste note di colore, molti hanno parlato di un vero e proprio cambio di prospettiva. “Durante il workshop sulla sostenibilità, in cui dovevamo progettare un sistema per portare copertura cellulare a un villaggio remoto, ho imparato una cosa che non dimenticherò mai. Io, da ingegnere, pensavo solo alle antenne. Poi una ragazza della Tanzania mi ha detto: ‘Non devi pensare solo alla tecnologia ma a come le persone la useranno’. È stato un cambio di prospettiva notevole.”
Altri hanno raccontato come il programma abbia risvegliato la passione per le proprie materie di studio: “Huawei mi ha fatto riscoprire la passione per ciò che studio. Ero un po’ disillusa, presa dagli esami e dalla teoria, ma questa esperienza mi ha ricordato perché ho scelto l’ingegneria informatica.”
C’è anche chi pensa a come riportare in Italia le lezioni apprese. “Dalla Cina vorrei portare la loro capacità di innovare, di trasformare le cose senza paura. È questo che serve anche da noi: meno burocrazia, più coraggio”. Per qualcuno, infine, l’esperienza è diventata anche un trampolino di lancio per il futuro accademico. “Questa esperienza mi ha ispirato anche per la tesi. A gennaio proseguirò il lavoro a Zurigo, ma con l’obiettivo di tornare in Italia e mettere a frutto quello che ho imparato”.


