La crisi di Nexperia, esplosa a fine settembre e diventata uno dei simboli della nuova guerra industriale tra Europa e Cina, sembra avviarsi verso una momentanea distensione.
Il Ministero del Commercio cinese ha annunciato che Pechino accetterà colloqui diretti con i rappresentanti del governo olandese, dopo settimane di accuse reciproche e blocchi incrociati che hanno destabilizzato la catena globale dei chip per l’automotive.
Il passo arriva poche ore dopo le dichiarazioni del ministro dell’Economia olandese Vincent Karremans, secondo cui le spedizioni dei chip prodotti negli stabilimenti cinesi di Nexperia “potrebbero riprendere nei prossimi giorni”.
Il governo dell’Aia si è detto pronto a restituire il controllo dell’azienda “già dalla prossima settimana” se la produzione tornerà a fluire regolarmente, segnando un potenziale passo indietro rispetto alla decisione di nazionalizzare il gruppo lo scorso settembre.
Nexperia, la crisi che ha scosso l’Europa
Nexperia, controllata dal colosso cinese Wingtech Technology, è finita al centro di uno scontro istituzionale senza precedenti quando l’Olanda ha invocato la legge “Goods Availability Act” per prenderne il controllo, temendo che Pechino intendesse trasferire in Asia parte della produzione europea.
Il sequestro della sede centrale, avvenuto all’indomani dell’inasprimento delle restrizioni all’export voluto da Washington, ha di fatto paralizzato l’azienda, già alle prese con il blocco delle esportazioni dal suo impianto di Dongguan, nel sud della Cina, responsabile del 70% della capacità produttiva complessiva.
Da Pechino la risposta è arrivata con toni duri. Il Ministero del Commercio ha accusato i Paesi Bassi di “violare i legittimi diritti e interessi delle imprese cinesi” e ha imposto il blocco dei chip destinati ai clienti europei, aggravando una crisi che ha fatto temere conseguenze dirette per l’intera industria automobilistica del continente.
Nelle ultime settimane, la società ha persino avvertito di non poter garantire la piena qualità dei chip realizzati dopo il 13 ottobre, a causa delle interruzioni nella catena di fornitura.
Una trattativa sotto pressione geopolitica
Secondo fonti diplomatiche europee, la decisione di Pechino di accettare un incontro ufficiale rappresenta un segnale di apertura ma non ancora una soluzione.
Nel suo comunicato, il Ministero del Commercio ha chiarito che “la Cina auspica che le dichiarazioni dei Paesi Bassi non restino mera retorica, ma portino rapidamente a soluzioni costruttive e ad azioni concrete per ripristinare la stabilità della catena dei semiconduttori”. In sostanza, Pechino vuole garanzie tangibili sul fatto che l’Olanda interromperà le misure di controllo statale su Nexperia.
Il nodo, però, resta politico. Wingtech Technology, la casa madre di Nexperia, è inserita nella blacklist commerciale statunitense dal dicembre 2024, e il sequestro olandese è arrivato proprio all’indomani dell’aggiornamento delle restrizioni all’export volute da Washington.
È quindi difficile separare la vicenda da un contesto geopolitico più ampio, ossia la crescente pressione americana sull’Europa perché allinei le sue scelte industriali alla strategia di contenimento della Cina.
Un delicato equilibrio per l’Europa
A Bruxelles, la Commissione europea ha definito “scongiurato lo scenario peggiore”, sottolineando che il dialogo tra Pechino e L’Aia è un passo importante per la stabilità dell’industria. Ma la sensazione è che la crisi di Nexperia abbia mostrato tutti i limiti della dipendenza europea dalla produzione asiatica e dalla politica americana.
L’Olanda, che ospita ASML e alcuni dei nodi più strategici dell’intera filiera globale dei semiconduttori, si trova ad esempio a bilanciare due interessi contrapposti: la tutela delle proprie infrastrutture industriali e la necessità di mantenere aperto il mercato con la Cina, senza compromettere i rapporti con gli Stati Uniti.
In questo equilibrio precario, la vicenda Nexperia è diventata molto più di una disputa commerciale: è il banco di prova della sovranità tecnologica europea in un mondo che, purtroppo, non tollera più neutralità.
Fonte: South China Morning Post


