Una tempesta finanziaria si è abbattuta su Tesla dopo che è iniziato il combattimento tra Donald Trump ed Elon Musk. Pochi i colpi al volto, molti quelli sotto la cintola.
Il risultato è che il titolo del colosso dei veicoli elettrici ha perso il 14% in una sola giornata, vaporizzando 150 miliardi di dollari in capitalizzazione. E pensare che fino a poco tempo fa i due erano pubblicamente alleati…
L’uscita (sconsiderata?) di Musk
Musk, lo ricordiamo, ha attaccato duramente il “One Big Beautiful Bill Act”, appena approvato alla Camera e pronto al passaggio in Senato. “Questo disegno di legge è gigantesco, oltraggioso, pieno di sprechi”, ha scritto su X. “Il Congresso sta mandando l’America in bancarotta”.
Trump ha immancabilmente reagito, affermando che “il modo più semplice per risparmiare miliardi nel nostro bilancio è terminare i sussidi e i contratti governativi con Elon”. Nel giro di poche ore, il conflitto personale si è trasformato in una crisi di fiducia per gli investitori, preoccupati per le conseguenze politiche sulle attività del gruppo Tesla.
Il titolo non è nuovo a oscillazioni drammatiche. Da quando Musk ha appoggiato la rielezione di Trump nel luglio 2024, le azioni sono volate del 169% fino a dicembre, salvo poi crollare del 54% nei mesi successivi, complice anche la protesta “Tesla Takedown” che ha coinvolto consumatori e attivisti contrari alla linea politica dell’azienda.
Il risultato sono vendite in calo in Europa, Cina e in alcuni dei principali mercati americani. Trovate tutto ben rappresentato nel grafico qui sotto a cura di Akash Sriram di Reuters.

L’andamento del titolo Tesla dopo l’elezione di Trump. Fonte: Akash Sriram, Reuters
L’ombra del DOGEe l’ira del presidente
A complicare il quadro c’è il coinvolgimento diretto di Musk nel cosiddetto DOGE, il Department of Government Efficiency, l’organismo federale a cui è stata affidata una vasta campagna di razionalizzazione della spesa pubblica.
Fino a pochi giorni fa, Musk era considerato una figura chiave del piano. Ora rischia di diventare un bersaglio. E non si tratta solo di parole. La proposta di legge sul bilancio presentata alla Camera prevede l’eliminazione degli incentivi da 7.500 dollari per l’acquisto di veicoli elettrici entro la fine del 2025.
Secondo J.P. Morgan, Tesla potrebbe perdere fino a 1,2 miliardi di dollari di utile operativo e altri 2 miliardi legati ai crediti ambientali, colpiti da un provvedimento del Senato pensato per frenare le normative green della California.
Il problema per Musk peraltro è doppio. Da un lato, la guerra con Trump potrebbe compromettere i contratti federali e rallentare l’approvazione normativa dei suoi progetti più ambiziosi. Dall’altro, l’immagine pubblica dell’azienda ne esce indebolita, in un momento in cui la fiducia dei consumatori è già in flessione.
Guida autonoma e robotaxi: il futuro è sotto schiaffo
Tesla ha legato il proprio futuro ai robotaxi. In conferenza con gli investitori, Musk in passato ha dichiarato più volte che chi non crede nella guida autonoma dovrebbe vendere le azioni dell’azienda. L’idea è quella di eliminare volante e pedali dai prossimi veicoli, ma per farlo serve l’ok delle agenzie federali, a partire dalla NHTSA.
Proprio queste agenzie stanno valutando nuovi regolamenti. E alcuni analisti temono che possano essere scritti su misura per colpire Tesla. Il sistema di guida autonoma della casa americana, a differenza della concorrenza, si basa peraltro solo su telecamere, senza radar o lidar. E se il governo imponesse l’uso obbligatorio di lidar? Sarebbe un colpo durissimo.
“Con il presidente Trump, trovarsi dalla parte sbagliata comporta sempre il rischio di ritorsioni personali”, ha commentato Seth Goldstein, analista di Morningstar. “Non è detto che succeda, ma il rischio c’è”.
Anche altri investitori si mostrano scettici. “Sono short su Tesla. Non capisco la valutazione, né i fondamentali. Mi sembra sopravvalutata”, ha dichiarato Bob Doll, Chief Investment Officer di Crossmark Global Investments.
Eppure, malgrado tutto, Tesla resta l’azienda automobilistica più valorizzata al mondo. Alla vigilia del crollo, la sua capitalizzazione era ancora attorno al trilione di dollari, oltre tre volte quella di Toyota.
Ma come ha sintetizzato Steve Sosnick, strategist di Interactive Brokers, “quando i venti politici che ti spingevano diventano venti contrari, il mercato se ne accorge in fretta”. Meglio di tutti, però, ha detto Dennis Dick, azionista Tesla e chief strategist di Stock Trader Network: “Le posizioni politiche di Elon continuano a danneggiare il titolo. Prima si è schierato con Trump, irritando molti acquirenti democratici. Ora si è rivoltato contro l’amministrazione Trump”.
Insomma, Musk ora sta entrando nella ristretta cerchia di persone, che annovera Mark Zuckerberg, capaci di divenire sgradite agli elettori di entrambi gli schieramenti politici. Una leggerezza che mai ci si aspetterebbe dalle persone più intelligenti al mondo.


