La luna di miele politica tra Elon Musk e Donald Trump è ormai terminata. Il patron di Tesla e SpaceX ha infatti attaccato pubblicamente la nuova manovra di politica interna sostenuta con forza dal presidente degli Stati Uniti, definendola “una disgustosa abominazione” e accusando i parlamentari repubblicani che l’hanno votata di aver “tradito il popolo americano”.
Non si tratta solo di uno sfogo da social: l’affondo arriva mentre il disegno di legge, ufficialmente chiamato “One Big Beautiful Bill Act”, appena approvato alla Camera, si prepara al passaggio in Senato.
Per Trump, è il cuore dell’agenda politica e prevede tagli fiscali, soprattutto per i più ricchi, nuovi fondi a difesa e immigrazione, riduzioni a sanità, scuola e green economy.
Ma per Musk è una follia finanziaria, destinata ad aggravare un debito pubblico già fuori controllo. “Questo disegno di legge è gigantesco, oltraggioso, pieno di sprechi”, ha scritto su X. “Il Congresso sta mandando l’America in bancarotta”.
A questo è seguito un post di Trump nel quale afferma di aver mandato via Musk: “Elon stava ‘diventando insopportabile’, gli ho chiesto di andarsene, gli ho tolto l’obbligo sui veicoli elettrici che costringeva tutti a comprarli, anche se nessuno li voleva (e lui sapeva da mesi che l’avrei fatto!), e semplicemente è impazzito!”.
Musk vs Trump, lo scontro riguarda anche Tesla
Dietro alla crociata di Musk ci sono anche motivazioni industriali. La proposta trumpiana prevede l’eliminazione degli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici, colpendo direttamente Tesla. Secondo fonti vicine ai negoziati, questa modifica ha pesato moltissimo nella sua reazione.
Lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha confermato che Musk glielo ha fatto notare in una conversazione privata. “So che questo ha un impatto sulle sue attività, e me ne dispiace”, ha detto. Ma ha anche precisato di non ritenere corretto che il governo finanzi la transizione all’elettrico.
Trump ha poi affermato in video che Musk conosceva bene i contenuti della manovra, e che si è tirato indietro solo quando ha scoperto dei tagli all’elettrico. Una versione questa negata dallo stesso Musk.
False, this bill was never shown to me even once and was passed in the dead of night so fast that almost no one in Congress could even read it! https://t.co/V4ztekqd4g
— Elon Musk (@elonmusk) June 5, 2025
Un’alleanza (costosa) che ora non c’è più
Le critiche di Musk arrivano come un fulmine anche perché, solo pochi mesi fa, il tycoon aveva messo mano al portafogli per sostenere il Partito Repubblicano. Secondo The Daily Beast, il suo super PAC, America PAC, ha investito 20 milioni di dollari nelle elezioni per la Camera, mentre un altro comitato da lui sostenuto ha versato 10 milioni ai candidati del Senato.
In tutto, il suo sostegno a Trump e al GOP ha superato i 300 milioni nella scorsa tornata elettorale. Ora, lo stesso uomo che ha finanziato la campagna repubblicana minaccia di “licenziare tutti i politici che hanno tradito gli americani” alle elezioni di midterm del 2026.
E per chi pensava si trattasse solo di parole, Musk ha accompagnato le sue denunce con un meme tagliente: una mano che tiene minuscole forbici, con la didascalia “Republicans getting ready to reduce the size of government” (link al post).
Un colpo basso, che ridicolizza le promesse repubblicane di austerità, cui si aggiungono le dichiarazioni bomba che accostano Trump nientemeno che a Jeffrey Epstein.
Time to drop the really big bomb:@realDonaldTrump is in the Epstein files. That is the real reason they have not been made public.
Have a nice day, DJT!
— Elon Musk (@elonmusk) June 5, 2025
La Casa Bianca minimizza, i democratici applaudono
La reazione della Casa Bianca è stata in apparenza contenuta. “Il presidente sa benissimo cosa pensa Musk”, ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt. “Non cambia nulla: questo è un grande, bellissimo disegno di legge e lui ci crede fino in fondo”. Dello stesso tenore anche il commento di Trump, affidato a Truth.
Ma non tutti la prendono alla leggera. Il senatore democratico Chuck Schumer, leader della minoranza, si è presentato alla stampa con i post di Musk stampati su fogli A4. “Ha ragione”, ha detto. “I repubblicani dovrebbero ascoltarlo”.
Il voto del Senato sarà decisivo. Alcuni senatori conservatori hanno già fatto sapere di voler modificare la proposta, spaventati dalle stime del Congressional Budget Office, secondo cui l’One Big Beautiful Bill Act aumenterebbe il deficit di oltre mille miliardi di dollari.
Trump, però, ha già avvisato: niente tagli a Medicaid, programma fondamentale per molti suoi elettori.
Così, mentre il presidente difende la sua visione e promette che “questo è solo l’inizio”, Musk gioca una partita parallela. Senza più incarichi istituzionali ma con un arsenale mediatico e finanziario che potrebbe rivelarsi, ancora una volta, il vero ago della bilancia. Chissà che adesso non torni a essere simpatico ai democratici…


