Negli Stati Uniti, l’ascesa dell’elettrico aveva trovato negli ultimi anni un terreno fertile fatto di incentivi, ottimismo e una forte spinta pubblica.
L’Inflation Reduction Act, approvato nel 2022 sotto l’amministrazione Biden, aveva messo in moto una vera e propria corsa all’industrializzazione “green”, con investimenti miliardari, crediti d’imposta e sostegno alle aziende che avessero deciso di produrre veicoli elettrici, batterie e componenti negli Stati Uniti.
L’obiettivo era ambizioso: costruire una filiera domestica in grado di soddisfare entro il 2030 quasi tutto il fabbisogno nazionale di batterie e mezzi elettrici.
Grazie a queste misure, impianti industriali sono spuntati ovunque: in Georgia, Arizona, Kentucky, Michigan, North Carolina. I posti di lavoro promessi, soprattutto in aree repubblicane, sembravano il simbolo di una transizione che avrebbe unito sviluppo economico e sostenibilità.
Ma sotto la superficie si celava una realtà più fragile.
“Le prospettive per il settore EV erano già abbastanza negative prima delle elezioni”, ha spiegato Trevor Houser, analista del Rhodium Group, al Washington Post.
Nonostante gli investimenti, molte aziende avevano difficoltà a trovare una sostenibilità economica autonoma: la domanda dell’elettrico non cresceva quanto previsto, e i margini restavano bassi.
Il sistema stava in piedi soprattutto grazie all’intervento pubblico.
L’arrivo di Trump e la frenata improvvisa dell’elettrico
Col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la musica è cambiata rapidamente.
La nuova amministrazione ha avviato un deciso ridimensionamento degli incentivi per l’energia pulita, ha sospeso o bloccato prestiti federali già approvati, e ha proposto una nuova riforma fiscale che potrebbe smantellare buona parte degli sgravi previsti dalla legge sul clima del 2022.
A questo si aggiunge un drastico cambio di rotta sulle normative ambientali, con la volontà dichiarata di cancellare i limiti sulle emissioni delle auto fissati da Biden.
Le conseguenze non si sono fatte attendere.
Come si può vedere nel grafico qui sotto, secondo Atlas Public Policy nel primo trimestre del 2025 sono stati cancellati più progetti industriali legati ai veicoli elettrici che nei due anni precedenti messi insieme.

L’impennata record di progetti green cancellati negli Stati Uniti, in miliardi di dollari. Fonte: Atlas Public Policy / Washington Post
Tra questi, una fabbrica da un miliardo di dollari in Georgia per la produzione di barriere termiche per batterie, e un’altra da 1,2 miliardi in Arizona dedicata agli ioni di litio.
Aspen Aerogels, l’azienda responsabile del relativo stabilimento in Georgia, ha annunciato in febbraio la cancellazione del progetto, decidendo di concentrare la produzione in uno stabilimento già esistente negli Stati Uniti e di spostare parte delle attività in Messico e in Cina.
“La Cina ha già raggiunto una penetrazione del 50% di veicoli elettrici”, ha dichiarato il CFO Ricardo C. Rodriguez. “In Nord America ed Europa restiamo fermi a un livello tra il 10% e il 15%. A un certo punto ci si inizia a chiedere: ma questo è davvero progresso?”
Anche KORE Power, che nel 2023 aveva ottenuto un’approvazione condizionata per un prestito federale da 850 milioni di dollari, ha fatto marcia indietro annunciando l’abbandono del progetto di una nuova fabbrica in Arizona. In questo caso, l’azienda ha precisato che la decisione è stata presa prima dell’insediamento di Trump.
E poi ci sono i fallimenti: due start-up del settore, Nikola Motors e Canoo, sono finite in bancarotta negli ultimi mesi, travolte da problemi finanziari e scandali.
Chi accusa Trump e chi lo difende
Molte voci critiche sostengono che l’amministrazione Trump stia demolendo il sistema dell’elettrico che, pur con difficoltà, stava creando posti di lavoro, innovazione e un futuro industriale green.
“È difficile oggi essere un produttore negli Stati Uniti, viste le incertezze su dazi, incentivi fiscali e normative”, ha spiegato Tom Taylor di Atlas Public Policy. “Nulla è più importante per le imprese della chiarezza di mercato. E in questo momento è chiaro come una bufera di neve a mezzanotte”.
Bob Keefe, direttore esecutivo di E2, è ancora più diretto: “Chi ci sta rimettendo sono i lavoratori delle classi popolari in posti come Georgia, North Carolina, Kentucky, Michigan e Arizona. E sapete chi ci sta guadagnando? La Cina e altri Paesi che stanno raddoppiando i loro sforzi”.
Ma c’è anche chi vede positivamente la svolta trumpiana.
Diana Furchtgott-Roth, direttrice del Center for Energy, Climate, and Environment della Heritage Foundation, elogia la decisione di eliminare gli obblighi sui veicoli elettrici: “Nonostante incentivi federali generosi, molti americani non stavano comprando veicoli elettrici. Questi EV imposti per legge e dai costi elevati rendono i poveri ancora più poveri e meno sicuri”.
Dal canto suo, la Casa Bianca continua a difendere la sua linea. E non poteva che essere così.
“L’agenda economica del Presidente è un piano brillante per rilanciare l’economia, liberare l’energia americana, introdurre dazi per riequilibrare il mercato e portare investimenti storici nella manifattura statunitense”, ha dichiarato l’assistente addetto stampa Taylor Rogers.
Un settore che non sta in piedi da solo
In questo quadro, il nodo centrale sembra essere proprio la mancanza di autosufficienza del settore dell’elettrico. Americano ma non solo.
Senza i sostegni pubblici garantiti dell’amministrazione Biden, la filiera sta mostrando tutte le sue debolezze.
Come ha sottolineato Trevor Houser, la domanda era già in rallentamento prima delle elezioni, e le preoccupazioni su dazi e commercio hanno solo accelerato il disimpegno delle aziende. “Qualsiasi incertezza nel settore porta naturalmente a delle cancellazioni”.
Persino i progetti ancora in piedi stanno ridimensionando le ambizioni. Hyundai, che a Savannah (in Georgia) aveva annunciato la costruzione di uno stabilimento dedicato solo a EV, ha rivisto i piani: verranno prodotti anche veicoli ibridi.
E secondo E2, a gennaio 2025 sono stati annunciati solo 176 milioni di dollari in nuovi progetti di manifattura pulita, contro il miliardo che normalmente caratterizzava un mese tipo.
“C’è molta gente che aspetta e osserva”, ha detto Jason Grumet, CEO dell’American Clean Power Association. “Se non sai se il costo delle materie prime salirà alle stelle, rallenti tutto il processo”.
La sensazione, sempre più diffusa tra analisti e operatori, è che il comparto dell’elettrico americano rischi di fermarsi prima ancora di essere partito davvero. Ed è davvero difficile non guardare agli Stati Uniti come a un monito per l’Europa.


