Le macchine EUV (Extreme Ultraviolet Lithography) sono le più avanzate nel settore della produzione di semiconduttori. Utilizzano la litografia ultravioletta estrema, una tecnologia che sfrutta la luce a una lunghezza d’onda estremamente corta (13,5 nanometri) per creare microchip con transistor incredibilmente piccoli e complessi.
I macchinari, grandi quanto un autobus e dal prezzo di 350 milioni di dollari l’uno, richiedono regolarmente manutenzione e aggiornamenti. La loro destinazione finale è quasi sempre Taiwan, dove vengono utilizzati dal colosso TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.) per produrre il 90% mondiale dei chip.
L’azienda leader nella produzione delle macchine EUV è l’olandese ASML, non a caso il titolo tecnologico più prezioso d’Europa, con una capitalizzazione di mercato superiore ai 370 miliardi di dollari, più del doppio di quella di Intel. ASML ha spedito oltre 200 di questi macchinari a clienti al di fuori della Cina da quando sono state sviluppate per la prima volta nel 2016; TSMC ne ha acquistati più di qualsiasi altro produttore di chip.
Come sappiamo, però, troppo potere concentrato in un solo posto non è mai una cosa buona e giusta, soprattutto se quel posto è un’isola che la Cina sostiene da tempo fare parte del suo territorio. Col presidente Xi Jinping che ha sia promosso l’unificazione pacifica ma, al tempo stesso, ha rifiutato di escludere un intervento militare.
Mentre i funzionari statunitensi avvertono che la Cina sta cercando di ottenere la capacità d’invadere Taiwan entro il 2027, gli omologhi taiwanesi minimizzano la minaccia di un’invasione imminente. Quelli di Pechino, da parte loro, dichiarano che gli avvertimenti americani sono infondati, che non stanno ammassando truppe sulla costa, e che Xi Jinping al momento è concentrato sul consolidamento dell’economia cinese, per raggiungere obiettivi di sviluppo a lungo termine.
Ciò però non rassicura gli USA, che hanno espresso privatamente le loro preoccupazioni ai governi di Olanda e Taiwan su cosa potrebbe accadere se la Cina attaccasse l’isola.
È per questa ragione che la tecnologia di ASML è da tempo soggetta a interventi governativi per impedirne la caduta nelle mani sbagliate. I Paesi Bassi vietano già oggi all’azienda di vendere macchine EUV alla Cina, ad esempio, proprio in risposta ai timori degli Stati Uniti, che temono di perdere la loro leadership tecnologica.
Ed è sempre su richiesta degli Stati Uniti che gli olandesi hanno iniziato quest’anno a bloccare le esportazioni delle macchine per la produzione di chip di ASML di nuova generazione. Anche prima che questo divieto entrasse in vigore, comunque, i funzionari statunitensi avevano chiesto ad ASML di annullare alcune spedizioni precedentemente programmate a clienti cinesi, come riportato da Bloomberg News.
Ma cosa accadrebbe se la Cina, istigata anche dalle crescenti restrizioni americane, decidesse di conquistare Taiwan e prendersi con la forza ciò che il mondo non le vuole più vendere?
Ebbene, stando alle ultime notizie pare che sia ASML che TSMC possano forzare a distanza lo spegnimento dei macchinari. Non solo: i Paesi Bassi avrebbero già condotto delle simulazioni di una possibile invasione per valutare meglio i rischi.
Il “bottone di emergenza” di cui si parla in queste ore, però, a ben guardare lascia il tempo che trova. Innanzitutto, perché gli EUV richiedono una manutenzione così frequente che senza i pezzi di ricambio di ASML, smetterebbero rapidamente di funzionare. La manutenzione in loco rappresenta infatti una sfida perché sono ospitati in camere bianche che richiedono agli ingegneri di indossare tute speciali per evitare la contaminazione. È per questa ragione che l’amministrazione del Presidente Joe Biden ha già esercitato pressioni sull’Olanda affinché impedisca ad ASML di effettuare la manutenzione di alcuni macchinari in Cina.
In secondo luogo, nonostante le ferree restrizioni alla Cina volute dagli americani e imposte persino agli alleati europei, la Cina pare ben avviata sulla strada dell’autosufficienza tecnologica. Che è diventata comprensibilmente una priorità nazionale e che vede gli sforzi di Huawei per avanzare nella progettazione e produzione domestica di chip, ricevere il sostegno governativo.
Non a caso, Huawei già l’anno scorso aveva lanciato uno smartphone, il Mate 60, in grado di competere con l’iPhone di Apple grazie all’utilizzo di chip realizzati con stampanti ASML più vecchie, in combinazione con strumenti di alcuni fornitori statunitensi. E quest’anno il suo nuovo modello, il Pura 70, si sta dimostrando un così valido rivale degli iPhone, al punto che Apple ha appena dovuto tagliare l’iPhone 15 Pro Max da 1 TB di circa 320 dollari.


