Cresce la tensione tra Roma e Parigi su STMicroelectronics

by | 11 Apr 2025 | Politica, Business

Tempo di lettura: 3 minuti

STMicroelectronics, colosso europeo dei semiconduttori, ha annunciato che ridurrà il proprio organico di circa 2.800 unità entro il 2027.

Si tratta di una decisione che arriva in un momento di forte pressione politica, soprattutto da parte del governo italiano, sempre più critico nei confronti dell’amministratore delegato Jean-Marc Chery.

Il malcontento nasce non solo da risultati finanziari deludenti ma anche da un crescente senso di marginalizzazione nella governance di un’azienda che, con sede legale a Ginevra, è partecipata al 27,5% dagli Stati italiani e francesi attraverso una holding condivisa.

STMicroelectronics: i tagli e la crisi del mercato “legacy”

Il piano di riduzione del personale, presentato ufficialmente nei giorni scorsi da STMicroelectronics, prevede che la maggior parte delle uscite avverrà nel 2026 e nel 2027, principalmente tramite incentivi al pensionamento e su base volontaria.

Il gruppo ha comunicato che avvierà colloqui con le rappresentanze sindacali italiane, dichiarandosi disponibile a evitare decisioni unilaterali sul fronte occupazionale.

I settori più colpiti sono quelli legacy dell’automotive e dell’industria, comparti storicamente strategici per STMicro ma oggi in forte rallentamento, a differenza del mercato dei chip destinati ai data center per l’intelligenza artificiale, che continua invece a crescere.

STMicroelectronics ha anche confermato che, nonostante le difficoltà, gli investimenti nei siti italiani di Agrate e Catania proseguono come da programma, con l’obiettivo di raddoppiare la capacità produttiva dell’impianto lombardo entro il 2027.

Tuttavia, a gennaio ST ha posticipato la pubblicazione dei target 2025, un segnale di incertezza che si somma a un primo trimestre previsto in calo del 28% rispetto all’anno precedente, per un fatturato atteso di circa 2,51 miliardi di dollari.

Lo scontro istituzionale e il nodo della governance

L’annuncio dei tagli è stato oscurato dal duro scontro esploso tra Roma e Parigi sulla governance dell’azienda.

Il ministro italiano dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha definito “incomprensibile, molto grave e inaccettabile” la decisione di STMicroelectronics di respingere la nomina di Marcello Sala, dirigente del suo ministero, al consiglio di sorveglianza.

La nomina era arrivata poco dopo le dimissioni del vicepresidente Maurizio Tamagnini.

“Il comportamento dell’azionista italiano sarà di critica e di opposizione”, ha dichiarato Giorgetti, sottolineando come la gestione dell’azienda sia percepita come sbilanciata a favore della componente francese.

A confermare le frizioni, l’assenza dell’unico rappresentante italiano, Paolo Visca, alla riunione del consiglio di sorveglianza convocata giovedì scorso per rinnovare la fiducia all’amministratore delegato Jean-Marc Chery.

A difendere il manager francese ci ha pensato invece il ministro dell’Industria di Parigi, Marc Ferracci, che su X ha dichiarato il “pieno sostegno” del governo francese a Chery.

Le accuse di insider trading e la class action negli Stati Uniti

Oltre alle tensioni tra soci pubblici, STMicroelectronics si trova anche a fronteggiare una class action intentata da investitori americani, secondo cui tra gennaio e luglio 2024 alcuni membri del management avrebbero nascosto il deterioramento del business, vendendo azioni in un periodo sospetto.

Tra i nomi coinvolti compare anche lo stesso Chery, accusato di insider trading dal governo italiano per aver venduto le proprie quote il giorno prima della pubblicazione dei risultati negativi di gennaio.

L’azienda ha però respinto ogni accusa di insider trading, spiegando che le vendite sono avvenute nel pieno rispetto della normativa fiscale svizzera e delle regole aziendali, e che le transazioni sarebbero state gestite automaticamente da un fiduciario durante il blackout period.

“Abbiamo una buona difesa contro quella causa”, ha affermato STMicro in un comunicato, ribadendo anche la propria fiducia nel CEO e il pieno impegno a mantenere gli investimenti in Italia.

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