Quanto vorremo (o potremo) pagare l’intelligenza artificiale?

by | 28 Ago 2024 | Editoriale

Tempo di lettura: 2 minuti

Viviamo in un mondo sempre più dominato da abbonamenti mensili, dai servizi di streaming come Spotify e Netflix, ai cloud storage di Apple e Google. Le somme, prese singolarmente, sono (quasi sempre) accettabili. Sommate, in molti casi possono avvicinarsi all’importo di una rata di un prestito.

Ora, un nuovo attore si aggiunge a questo scenario già affollato: l’intelligenza artificiale. Ma ci sarà ancora spazio per un’altra spesa mensile, o questa sarà la goccia che farà traboccare il vaso in un periodo di crisi globale?

Amazon sta per scoprirlo. Il colosso dell’e-commerce ha in programma di lanciare a ottobre una versione potenziata di Alexa, il suo assistente vocale, arricchita con funzioni di intelligenza artificiale. Ma questa volta, secondo il The Washington Post, ci sarà un prezzo da pagare: fino a 10 dollari al mese.

Tra le novità previste ci sono suggerimenti di ricette basati sulle restrizioni dietetiche della famiglia e riepiloghi di notizie generate dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, sarà ancora possibile utilizzare la versione attuale di Alexa senza alcun costo aggiuntivo.

L’idea di un abbonamento per un assistente digitale rappresenta una svolta significativa. Da quando è stato lanciato 10 anni fa, Alexa è sempre stato gratuito, diventando parte integrante delle abitudini di milioni di persone, che lo utilizzano principalmente per compiti semplici come ascoltare musica o controllare il meteo. Tuttavia, il vero potenziale di questi assistenti, come il controllo degli apparecchi domestici o lo shopping vocale, è rimasto in gran parte inesplorato.

Nonostante le ambizioni iniziali di trasformare Alexa, Siri e Google Assistant in strumenti rivoluzionari, capaci di cambiare radicalmente il nostro modo di interagire con la tecnologia, questi assistenti non hanno mantenuto le promesse. Spesso, l’esperienza di utilizzo si è rivelata frustrante, con assistenti digitali meno intelligenti di quanto si sperasse.

Ma il panorama sta cambiando rapidamente. L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo centrale, con aziende come OpenAI che offrono ChatGPT, un chatbot AI gratuito ma con un’opzione di abbonamento a 20 dollari al mese per funzionalità avanzate. Nonostante la crisi economica globale, milioni di persone stanno già pagando per questi servizi, dimostrando che la domanda per l’intelligenza artificiale è in crescita.

Amazon non è l’unica azienda a esplorare questa strada. Google, ad esempio, include funzioni avanzate di intelligenza artificiale nel suo abbonamento da 19,99 dollari al mese, e ci sono speculazioni che Apple e Samsung potrebbero seguire lo stesso percorso.

Quanto alla casa della mela morsicata, la situazione andrà al più presto chiarita, perché al momento, in assenza di ulteriori informazioni, pare paradossale. Apple Intelligence, stando a quanto abbiamo riportato in questa news, potrebbe costare fino a 20 dollari al mese. Ma nella sua fase iniziale sarà potenziata da ChatGPT, per il quale molti già pagano un abbonamento. Cosa accadrà dunque agli utenti già paganti di OpenAI? Si troveranno forse a pagare due volte per lo stesso servizio?

Tuttavia, la domanda che rimane è: fino a che punto saremo disposti a pagare? Anzi, visto il periodo di incertezza economica mondiale, dove ogni spesa viene valutata con attenzione, forse la domanda più corretta da porsi è fino a che punto potremo a pagare. L’intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio il futuro ma questo futuro è realmente sostenibile per tutti?

La risposta, come sempre, sarà nelle mani dei consumatori.

POTREBBE INTERESSARTI

Sam Altman IA OpenAI

OpenAI, il genio è fuggito dalla lampada! (o è solo marketing?)

Un agente ha raggiunto Internet e violato Hugging Face per superare un test. Una perdita di controllo che potrebbe anche diventare la migliore pubblicità possibile per...
cover Cina

Future Factory: mentre restiamo a guardare, la Cina industrializza l’AI

Otto giorni con Confindustria Romagna e la Camera di Commercio Italiana in Cina. Cinque province, quattro pranzi con i governi locali e dieci fabbriche del futuro. Ecco...
Trump Xi Jinping USA Cina Taiwan

Per Trump, ora Taiwan è un problema

Donald Trump ha iniziato a parlare di Taiwan con lo stesso registro già usato negli ultimi anni contro molti alleati storici degli Stati Uniti. Dimenticando che è a...
Hill and Valley Forum

L’Hill and Valley Forum e il partito della guerra

Al Hill and Valley Forum, l’alleanza tra tech e amministrazione Trump trasforma mezzo trilione di dollari in contratti militari. Senza gare e senza regole.

Netanyahu, le sei dita e la nuova disinformazione

Da Netanyahu ai 110 falsi del New York Times: benvenuti nell’era del dubbio.

Sam Altman OpenAI

Il damage control di Sam Altman

Il CEO di OpenAI difende Anthropic su X mentre ne occupa lo spazio al Dipartimento della Guerra. L’AMA da cinque milioni di visualizzazioni è il capolavoro di una...
amazon ring videocitofoni

Negli USA i videocitofoni smart stanno diventando una rete di sorveglianza

I dispositivi di Google a Amazon sono ormai nodi di sistemi che le forze dell’ordine americane interrogare a piacimento. Anche quando i proprietari pensano di...
Teresa Ribera Google

L’Europa minaccia misure d’urgenza per aprire WhatsApp alle IA rivali

La Commissione europea non gradisce l’integrazione esclusiva di Meta AI sulla piattaforma di messaggistica di Zuckerberg. Ma il successo di un’azienda può...
Anthropic Super Bowl

Big Tech al Super Bowl: dietro gli spot sull’IA, un’offensiva reputazionale

OpenAI, Anthropic, Google, Amazon e Meta hanno portato l’intelligenza artificiale nell’evento più visto d’America. Rivelando involontariamente quanto...
reddito

Musk, Altman e il reddito universale che non piace più

Per anni il reddito universale è stato la risposta del tech all’automazione. Ora Altman non ci crede più, e Amodei prevede disoccupazione da Grande...
Share This