Perché la strategia USA contro la Cina non sta funzionando

by | 1 Giu 2025 | Politica, Tech War

Foto: ENABL
Tempo di lettura: 4 minuti

Il sogno americano di mantenere la leadership tecnologica globale si scontra con una realtà sempre più evidente: la Cina sta avanzando a passi da gigante, e i tentativi di rallentarne la corsa sembrano non produrre i risultati sperati.

Lo abbiamo scritto molte volte su TechTalking, e ora ne è convinto anche il Wall Street Journal. Che ricorda che, da anni, Washington ha messo in campo una strategia per ostacolare il progresso tecnologico cinese, in settori che spaziano dall’intelligenza artificiale ai veicoli elettrici, passando per droni ed energie rinnovabili. Ma il bilancio, ad oggi, è tutt’altro che positivo.

I successi della Cina tech

I veicoli elettrici cinesi si stanno imponendo in tutto il mondo per costi e qualità, i droni consumer di Pechino dominano il mercato, e la diffusione dei veicoli a guida autonoma nelle città cinesi ha superato le aspettative occidentali.

La Cina, inoltre, recita la parte del leone a livello mondiale nei pannelli solari e nelle batterie. E sebbene gli USA e i loro alleati detengano ancora un vantaggio nel campo dei microchip avanzati e dell’IA, il divario si sta riducendo con una rapidità sorprendente.

Tutto ciò ha innescato un acceso dibattito all’interno dell’amministrazione statunitense e tra gli esperti esterni.

Mentre i funzionari della Casa Bianca spingono per soffocare l’avanzata tecnologica cinese attraverso divieti all’esportazione di microchip IA e degli strumenti per produrli, voci autorevoli, come quella di Jensen Huang, CEO di Nvidia, mettono in guardia: queste politiche potrebbero avere un effetto controproducente, accelerando lo sviluppo di un ecosistema tecnologico cinese completamente autonomo.

Il dilemma americano: dipendenza o sovranità cinese?

Il nocciolo della questione è semplice: è preferibile mantenere la Cina dipendente dalla tecnologia statunitense, o il rischio per la sicurezza nazionale derivante dal possesso cinese di tecnologia americana è semplicemente troppo elevato per essere accettabile?

Jensen Huang, leader del colosso dei chip Nvidia, si è espresso con chiarezza sulla questione dei controlli all’export: “Proteggere i produttori di chip cinesi dalla concorrenza statunitense li rafforza solo all’estero e indebolisce la posizione americana. Le restrizioni all’esportazione hanno stimolato l’innovazione e la scala della Cina”.

Secondo Huang, il mercato cinese rappresenterebbe una fetta enorme di investimenti futuri per i chip e server AI, un’opportunità che le aziende americane stanno perdendo.

In assenza di chip dagli Stati Uniti, la Cina si sta infatti rivolgendo a soluzioni progettate e prodotte interamente da aziende nazionali come Huawei, Cambricon, CXMT e Semiconductor Manufacturing International Corporation (SMIC).

Il risultato è che anche se un singolo chip AI Ascend 910C di Huawei “contiene” solo un terzo della potenza di un equivalente Nvidia, i supercomputer CloudMatrix 384 di Huawei riescono a integrare un numero cinque volte superiore di questi chip, permettendo al sistema di superare Nvidia in potenza grezza e in una metrica cruciale come la densità di memoria.

Il maggiore fabbisogno energetico del CloudMatrix 384 (quattro volte quello della concorrenza) non spaventa Pechino. Doug O’Laughlin, analista di SemiAnalysis, sottolinea il vantaggio strategico cinese: la sua produzione di energia è cresciuta esponenzialmente nell’ultimo decennio, garantendo una catena di approvvigionamento solida e “bloccata” per il futuro.

SMIC, inoltre, ha dimostrato una notevole capacità di innovazione nella produzione di chip di alta qualità, nonostante l’accesso a tecnologie di generazione meno recente, anteriori ai blocchi all’export.

Una nuova Guerra Fredda tecnologica

Per Bryan Burack, analista della Cina presso l’Heritage Foundation, influente think tank conservatore, i controlli all’esportazione su tecnologie come l’IA sono più vitali che mai, data l’attuale “nuova Guerra Fredda” in atto.

Burack, che ha recentemente lasciato il National Security Council, rafforza le sue convinzioni: “Siamo a nostro agio nell’aiutare la Cina a creare un’IA che poi può essere utilizzata per acquisire bersagli per armi guidate, anche se è un buon affare?”

La storia, insomma, si sta ripetendo: la Cina ha spesso acquistato tecnologia avanzata dagli Stati Uniti per poi copiarla e scalarla in enormi business.

Le preoccupazioni sui progressi tecnologici della Cina non sono una novità a Washington, ma la spinta a ostacolare il suo sviluppo ha preso slancio durante la prima amministrazione Trump. Il blocco imposto a ZTE nel 2018 dall’allora segretario al Commercio Wilbur Ross, che ha tagliato l’accesso alla tecnologia statunitense, ha dimostrato la capacità di Washington di “mettere in ginocchio i leader tecnologici cinesi”, come osservato da Dan Wang, ricercatore presso la Hoover Institution.

Ciò ha innescato una serie di restrizioni su microchip e software, in particolare per Huawei. Inizialmente, le aziende cinesi preferivano i chip americani ma le restrizioni li hanno costretti a rivolgersi ai fornitori nazionali. Questa spinta ha catalizzato enormi investimenti da parte delle aziende e del governo cinese per sviluppare una propria industria dei chip. E più i chip cinesi miglioravano, più gli Stati Uniti tentavano di rallentarne l’avanzata, arrivando a vietare l’esportazione di macchinari e materiali per la loro produzione.

Questo non significa che l’ecosistema cinese di produzione di chip sia già pari a quello degli Stati Uniti e dei suoi alleati, ma l’idea che sia destinato a rimanere indietro per sempre è smentita dalla storia.

Un analista dell’industria dei semiconduttori è convinto che la Cina riuscirà a colmare il divario: “Ora penso che l’unica domanda è quando ci riusciranno.” A lungo termine, la Cina potrebbe raggiungere una piena autosufficienza tecnologica, eguagliando o superando giganti come la taiwanese TSMC e l’americana Intel.

I vantaggi unici della Cina

Gli esperti evidenziano che la Cina possiede una combinazione unica di risorse, mai vista nelle precedenti “guerre commerciali” americane. La sua immensa popolazione è eccezionalmente qualificata, dagli operai specializzati agli ingegneri formati nelle università del paese. Huang di Nvidia ha più volte sottolineato che la metà degli ingegneri IA del mondo si trova in Cina.

La Cina vanta inoltre un vastissimo mercato interno, che consente alle aziende di crescere e consolidarsi a livello nazionale prima di espandersi globalmente. E sebbene Pechino dipenda ancora dal resto del mondo per alcune materie prime e beni specializzati, la spinta costante, ben organizzata e finanziata dal Partito Comunista Cinese verso l’autosufficienza sta riducendo queste dipendenze.

Anno dopo anno, il paese produce una percentuale crescente di tutto ciò di cui ha bisogno, dai più piccoli componenti dei chip alle più grandi navi da carico.

In uno scenario ideale, gli Stati Uniti avrebbero permesso ai loro campioni di chip e software di continuare a dominare il mercato interno cinese, come sostiene Wang. Ma poiché i controlli all’esportazione, avviati anni fa, hanno reso questo impossibile, l’unica via logica per gli USA potrebbe essere quella di mantenere e persino inasprire le restrizioni.

“Quella che abbiamo ora non è la seconda migliore soluzione ma una settima migliore soluzione”, conclude Wang, sottolineando come sia ormai impossibile ripristinare la fiducia con le aziende cinesi.

La partita per la supremazia tecnologica è più aperta e complessa che mai, con implicazioni profonde per il futuro geopolitico.

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