Alex Karp è andato da CNBC per parlare della nuova partnership tra Palantir e Nvidia, ma ha dedicato gran parte dell’intervista ad attaccare OpenAI e Anthropic. Al programma Squawk Box ha usato parole dirette: sul modello a token, ha detto, “qualcosa è andato completamente storto”. Secondo Karp le aziende si stanno abituando a spendere in token senza ottenere in cambio un valore reale. E ha liquidato questo atteggiamento con una battuta: si accontentano di giocherellare con l’intelligenza artificiale, invece di badare al ritorno sull’investimento.
Il giorno dopo il titolo Palantir è salito dell’8% in borsa.
L’accusa a OpenAI e Anthropic
Karp ha spiegato che i costi dell’intelligenza artificiale stanno salendo e che i nuovi modelli costano di più rispetto alle versioni precedenti senza garantire risultati proporzionati. Le aziende, secondo lui, pagano per usare i modelli di OpenAI e Anthropic, ma finiscono per esporre dati proprietari, know-how operativo e il proprio vantaggio competitivo, quello che chiama alpha, senza ricevere un valore adeguato in cambio. È per questo, dice Karp, che molte imprese stanno passando a modelli open-weight, capaci di svolgere gli stessi compiti a una frazione del costo, oppure iniziano a costruire e addestrare strumenti proprietari invece di affidarsi ai grandi modelli generalisti. Ha aggiunto anche un avvertimento sulla Cina: i modelli cinesi stanno accelerando, e l’industria americana non dovrebbe sottovalutare la velocità con cui il rivale sta recuperando terreno.
Il manifesto della sovranità
Prima dell’intervista, Palantir aveva pubblicato su X un manifesto in nove punti dedicato alla sovranità dell’intelligenza artificiale, che bollava il tokenmaxxing come modello di business sbagliato e invitava le aziende a restare proprietarie dei propri dati. Karp lo ha ribadito davanti alle telecamere: quello che lo accomuna a Nvidia, ha detto, è la richiesta dei clienti tecnici di controllare compute, modelli, stack di dati e alpha, senza cederli a terzi. Le aziende, ha aggiunto, vogliono sapere di possedere i mezzi di produzione, non di averli trasferiti a qualcun altro. Pochi giorni prima Palantir aveva annunciato un ampliamento della partnership con Nvidia per costruire modelli personalizzati destinati alle agenzie governative americane, il progetto che Karp era andato a presentare su CNBC prima di virare sull’attacco ai due rivali.
Il tempismo con l’Europa
C’è una coincidenza che rende la vicenda più interessante. Nello stesso periodo in cui Karp accusa OpenAI e Anthropic di non proteggere davvero i dati dei clienti, diversi governi europei stanno riducendo la propria esposizione proprio a Palantir, per ragioni molto simili: controllo dei dati, giurisdizione, rischio di dipendenza da un fornitore straniero. L’Italia ha bloccato l’espansione dei contratti con l’azienda di Peter Thiel, respingendo in particolare una proposta per un sistema di sorveglianza biometrica destinato alla polizia, e mantenendo solo un accordo minore con la Difesa limitato all’integrazione di dati open source. La Spagna ha vietato, con una direttiva della holding pubblica Sepi, i nuovi contratti tra Palantir e le società partecipate dallo Stato, tra cui Telefónica, Indra e Navantia. Francia e Germania si erano già mosse nelle settimane precedenti, sostituendo Palantir con l’azienda francese ChapsVision nei rispettivi servizi di intelligence.
Come è la situazione europea
Il quadro europeo circolato online è nella sostanza corretto, ma va preso con qualche precisazione. La Germania ha chiuso le porte a Palantir solo a livello federale: tre Land, Renania Settentrionale-Vestfalia, Assia e Baviera, continuano a usare il software Gotham per le rispettive polizie. Il Regno Unito, spesso citato insieme a Spagna e Germania, non ha adottato nessuna misura equivalente: a bloccare un contratto è stato solo il sindaco di Londra Sadiq Khan, che ha fatto cancellare un accordo da 50 milioni di sterline con la polizia metropolitana, tanto che Palantir ha fatto causa proprio per quel contratto bloccato. Restano invece attivi, con il governo centrale britannico, un contratto da 330 milioni di sterline con il servizio sanitario nazionale e uno da 240 milioni con il ministero della Difesa. È lo stesso malcontento che alimenta la concorrenza di aziende europee come Celonis, decisa a puntare sulla trasparenza dei propri sistemi contro quelle che definisce le scatole nere di Palantir.
La sovranità digitale europea avanza quindi a velocità diverse a seconda del paese, e non è ancora la lista compatta di fornitori esclusi che si racconta in giro. Resta però il paradosso di fondo: mentre Karp chiede alle aziende americane di riprendersi il controllo dei propri dati dai rivali dell’intelligenza artificiale, diversi governi europei stanno dicendo la stessa, ma il problema è proprio lui.
Fonte: CNBC


