Palantir ha pubblicato un manifesto ideologico in 22 punti che riassume il libro del CEO Alex Karp, “The Technological Republic”, instant bestseller del New York Times.
L’azienda lo presenta con nonchalance (“perché ce lo chiedono spesso”) ma il contenuto è tutto fuorché casuale. È la dichiarazione programmatica di un’impresa che fornisce software operativo ad agenzie di difesa, intelligence, immigrazione e polizia, e che ora vuole definire anche il quadro di valori in cui quei contratti diventano non solo accettabili, ma necessari.
Il testo non ha la struttura di un documento aziendale ma quella di un pamphlet politico. Palantir vi sostiene che la Silicon Valley ha un “debito morale” verso il Paese che ne ha reso possibile l’ascesa, e che “l’email gratuita non basta”: la decadenza di una civiltà sarà perdonata solo se quella civiltà sarà capace di produrre crescita economica e sicurezza.
Tradotto: le app per le foto e gli algoritmi di marketing sono un tradimento. La tecnologia deve tornare a servire il potere politico.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
L’Occidente è troppo morbido, secondo Palantir
Il cuore del manifesto è una critica frontale a ciò che Karp considera la debolezza strutturale delle democrazie occidentali. Il pluralismo è “vacuo e vuoto”. L’inclusività, una “tentazione superficiale” che “sorvola sul fatto che certe culture hanno prodotto meraviglie, altre si sono rivelate mediocri, e peggio, regressive e dannose”. La retorica da sola non basta: servono “hard power”, potere concreto, e nel ventunesimo secolo quel potere si costruisce con il software.
La geopolitica militare occupa una parte centrale del documento. Palantir dichiara che “l’era atomica sta finendo” e che “una nuova era di deterrenza costruita sull’IA è pronta a iniziare”. Le armi autonome non sono una questione di se, ma di chi: “I nostri avversari non si fermeranno per indulgere in dibattiti teatrali. Loro procederanno.”
E poi il passaggio sull’Europa e il Giappone: il pacifismo tedesco del dopoguerra è stato “una correzione eccessiva per la quale l’Europa sta pagando un prezzo pesante”. Quello giapponese, un “impegno teatrale” che rischia di spostare l’equilibrio di potere in Asia.
La sensazione è che più il pacifismo viene presentato come un errore storico, più cresce lo spazio di mercato per chi vende infrastrutture di difesa digitale. Come Palantir.
Il contesto omesso
Mentre Karp filosofeggia sulla difesa dell’Occidente, i suoi strumenti hanno applicazioni molto concrete. I Democratici al Congresso hanno inviato una lettera all’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione, e al Dipartimento per la Sicurezza Interna, chiedendo informazioni su come il software di Palantir e di “una serie di aziende di sorveglianza” venga utilizzato nella strategia di deportazione dell’amministrazione Trump.
Il documento di Palantir costruisce dunque una cornice valoriale (difesa dell’Occidente, superiorità culturale, necessità del riarmo tecnologico) che legittima a monte operazioni che, diversamente, risulterebbero senz’altro più difficili da difendere.
Alex Karp insomma sta costruendo un quadro culturale coerente coi prodotti che vende. E il suo manifesto non descrive il mondo ma lo prepara per il prossimo ordine d’acquisto.
Fonte: TechCrunch


