La Silicon Valley è abituata a muoversi con una velocità che spesso sorprende anche i suoi stessi protagonisti. Ma quando questo approccio entra nei confini del Pentagono, le regole cambiano.
È quanto sta accadendo a Palantir e Anduril, due delle aziende più simboliche della nuova ondata “tech-defense” americana, finite nel mirino di un’inchiesta dell’esercito statunitense che ne ha messo in dubbio la tenuta sul piano della sicurezza informatica.
Secondo un promemoria interno dell’U.S. Army datato 5 settembre, il prototipo della piattaforma NGC2 (Next Generation Command and Control) sviluppato da Anduril con la collaborazione di Palantir e Microsoft, presentava “deficienze critiche nei controlli di sicurezza fondamentali, nei processi e nella governance”.
Il documento, trapelato a Breaking Defense e Reuters, descriveva reti vulnerabili a “minacce interne, attacchi esterni e perdite di dati”, una combinazione potenzialmente esplosiva in un contesto di guerra digitale.
Il problema, secondo gli analisti, non è solo tecnologico ma anche culturale. L’approccio del “move fast and break things” (muoversi in fretta anche a costo di rompere tutto), funzionerà bene per le startup della Silicon valley, ma rischia di essere devastante in ambiti dove la sicurezza è una questione di vita o di morte.
Le rassicurazioni di Palantir e Anduril
Le due aziende hanno respinto le accuse con decisione. “Il recente rapporto riflette un’istantanea superata, non lo stato attuale del programma,” ha dichiarato Anduril, spiegando che le vulnerabilità segnalate erano già state risolte nel corso dello sviluppo. Palantir, da parte sua, ha chiarito che “non sono state riscontrate vulnerabilità nella piattaforma Palantir”.
Un portavoce dell’esercito ha confermato che i problemi “sono stati identificati precocemente e mitigati immediatamente” in un ambiente di test controllato. Anche il tenente generale Jeth Rey ha cercato di ridimensionare la vicenda, affermando che “trovare vulnerabilità di sicurezza fa parte integrante del processo di integrazione di tecnologie avanzate”.
Nonostante ciò, il memo firmato da Gabriele Chiulli, chief technology officer dell’Esercito e responsabile per il progetto NGC2, ha usato parole nette: “Dato l’attuale stato di sicurezza della piattaforma e delle applicazioni di terze parti, la probabilità che un avversario ottenga un accesso persistente e non rilevabile richiede che il sistema sia trattato come ad altissimo rischio.”
Tra armi digitali e business miliardari
Il progetto NGC2 fa parte di un contratto da 100 milioni di dollari assegnato ad Anduril solo pochi mesi fa, con Palantir e Microsoft come partner principali. Secondo Reuters, Anduril era riuscita a presentare un prototipo funzionante appena otto settimane dopo l’assegnazione: una velocità che nella Silicon Valley è un vanto, ma che nel mondo militare può suonare come un pericolo.
Le due aziende rappresentano l’avanguardia di un nuovo modello industriale sostenuto dall’amministrazione Trump, che punta a sostituire i tradizionali colossi della difesa con player più agili, orientati al software e capaci di sfruttare intelligenza artificiale, droni e sistemi autonomi.
Anduril, fondata da Palmer Luckey (già ideatore di Oculus VR), ha recentemente firmato un contratto da 159 milioni di dollari per sviluppare un sistema di visione notturna e realtà mista per il programma Soldier Borne Mission Command. Palantir, invece, ha ottenuto un contratto da 480 milioni per Maven, un sistema di intelligenza artificiale in grado di analizzare immagini e dati sensoriali per fornire analisi tattiche in tempo reale.
Luckey ha annunciato anche l’intenzione di portare presto Anduril in Borsa, segno di un settore che non solo attira investimenti ma che sta diventando una delle colonne portanti dell’economia americana post-industriale.
La nuova geografia della difesa
Per l’esercito USA, l’incidente NGC2 è anche un banco di prova. “È importante considerare questi memo nel contesto della modernizzazione e della velocità di consegna delle nuove capacità operative,” ha spiegato Leo Garciga, chief information officer dell’Esercito.
Garciga ha aggiunto che “Palantir è una piattaforma fondamentale per le capacità operative e la prontezza attuale, e rappresenta la base per parte del lavoro sull’intelligenza artificiale che intendiamo sviluppare all’interno dell’Esercito”.
Al di là delle polemiche, la partita che si gioca con NGC2 è quella tra due modelli opposti, ovvero la prudenza militare e l’audacia tecnologica. In mezzo, resta la domanda che attraversa oggi la Silicon Valley e Washington: quanta velocità è davvero compatibile con la sicurezza nazionale?


