Anduril Industries, fondata nel 2017 da Palmer Luckey, è una delle aziende tecnologiche più innovative nel campo della difesa.
Con la sua missione di rivoluzionare l’industria bellica con l’automazione, Anduril ha messo in campo una serie di soluzioni autonome, tra cui droni, aerei e sottomarini che utilizzano l’intelligenza artificiale per operazioni di sorveglianza e attacco.
I suoi prodotti, progettati per eliminare la necessità di operatori umani, sono un segno tangibile della crescente integrazione dell’IA nei conflitti moderni.
Un salto in avanti nel combattimento autonomo
Palmer Luckey, vestito come al solito con pantaloncini, infradito e una camicia hawaiana colorata, ha presentato alla CBS Fury, un jet da combattimento progettato per volare senza pilota, utilizzando l’IA per prendere decisioni e operare autonomamente.
Fury rappresenta un passo avanti nei combattimenti senza pilota, ed è sviluppato per lavorare in sinergia con aerei tradizionali o in autonomia.
“Fury è un aereo da combattimento collaborativo, un CCA (Collaborative Combat Aircraft), progettato per operare in coordinamento con aerei con pilota”, ha spiegato Brian Schimpf, cofondatore e CEO di Anduril, durante una presentazione esclusiva a 60 Minutes.
La peculiarità di Fury è che, pur essendo autonomo, interagisce coi velivoli mossi dai piloti per proteggere quest’ultimi e garantire una maggiore capacità di attacco e difesa contro le minacce.
Fury e la guerra senza pilota
Anduril ha progettato Fury per funzionare in scenari di combattimento dove l’autonomia è cruciale. “In un teatro di combattimento, avresti questi aerei davanti, rileverebbero i nemici prima e sarebbero in grado di impegnarsi. È progettato per proteggere gli aerei con pilota che si trovano dietro”, ha continuato Schimpf.
La capacità di un singolo operatore di controllare una flotta di droni e aerei autonomi è un’innovazione che potrebbe ridurre significativamente il rischio per le truppe sul campo e migliorare l’efficacia delle operazioni militari.
Un aspetto che distingue Fury dalle tradizionali macchine da guerra è l’uso di componenti facilmente reperibili, che ne rende la produzione più semplice e meno costosa. “Invece di utilizzare carrelli di atterraggio complessi
“Invece di usare un carrello di atterraggio per aerei molto grandi e costosi, che sono difficili da produrre… l’abbiamo progettato in modo che possa essere costruito in qualsiasi officina negli Stati Uniti. Invece di usare un motore militare, siamo stati in grado di usare un motore commerciale per jet d’affari, che è prodotto in massa ed è facilmente reperibile,” ha spiegato Schimpf.
Questo approccio potrebbe rendere Fury una piattaforma più economica e scalabile rispetto agli aerei da combattimento tradizionali.
Un “kill switch” per prevenire i rischi dell’autonomia
Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha dichiarato che le armi letali autonome sono “politicamente inaccettabili, moralmente ripugnanti e dovrebbero essere bandite dalla legge internazionale.” Gruppi internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch definiscono le armi autonome letali “robot assassini”.
Luckey ha sottolineato che, sebbene l’idea di armi autonome possa generare paura, essa rappresenta una realtà inevitabile nel contesto odierno. “È un concetto inquietante ma è il mondo in cui viviamo. Personalmente, trovo molto più preoccupante l’idea di un sistema d’arma privo di qualsiasi intelligenza”.
“Non c’è nessuna giustificazione morale nel creare una mina terrestre che non riesce a distinguere tra un autobus scolastico carico di bambini e un carro armato russo… il dibattito non riguarda la scelta tra armi intelligenti e nessuna arma. Si tratta di scegliere tra armi intelligenti e armi stupide”.
Luckey ha comunque assicurato che tutti i prodotti di Anduril sono equipaggiati con un “kill switch”, che consente agli esseri umani di intervenire in caso di emergenze o comportamenti imprevisti. Questo sistema di sicurezza è stato progettato per garantire che le decisioni finali rimangano sotto il controllo umano, prevenendo qualsiasi rischio derivante da malfunzionamenti o errori di calcolo.
Nonostante le controversie legate all’uso di armi autonome, Luckey ha sottolineato che la possibilità di ridurre il rischio per le vite umane sul campo di battaglia giustifica la spinta verso l’automazione.
“Se posso avere una sola persona a comandare e controllare cento aerei, è molto più facile che avere un pilota in ogni singolo aereo. E mette a rischio molte meno vite americane”, ha spiegato il CEO di Anduril.
Un passo verso il futuro del combattimento militare
Fury rappresenta dunque un esempio concreto della direzione in cui sta andando la tecnologia militare. Con l’adozione dell’intelligenza artificiale, Anduril non solo sta creando un aereo autonomo, ma sta definendo una nuova strategia di combattimento, dove l’efficienza e la protezione delle vite umane sono al centro. Quelle alleate, ovviamente.
Con il primo volo di test previsto per questa estate, l’Aeronautica Militare statunitense ha grandi aspettative per questa nuova generazione di aerei da combattimento. Fury potrebbe segnare l’inizio di un’era di guerra completamente nuova, dove l’automazione modificherà per sempre le dinamiche della guerra.


