È una scena rara, quella di un ministro europeo che attraversa l’Atlantico per fare pressione diretta sui legislatori americani. Eppure martedì scorso il ministro dell’olanda per il Commercio estero, Sjoerd Sjoerdsma, ha incontrato a Washington diversi parlamentari statunitensi.
A loro ha chiesto di non approvare il MATCH Act, la legge che permetterebbe a Washington di vietare anche a un’azienda come ASML, olandese e operante sotto legge olandese, di vendere e assistere le proprie macchine in Cina.
In agenda c’è stato anche un faccia a faccia con il segretario al Commercio Howard Lutnick, che la settimana precedente aveva accusato ASML di aver aggirato i controlli, sostenendo che una delle sue macchine più avanzate sarebbe arrivata in Cina (circostanza che l’azienda nega).
“È eccezionale che io venga qui a esporre le nostre preoccupazioni al Congresso”, ha dichiarato lo stesso Sjoerdsma in un’intervista a Bloomberg. “Lo faccio perché quelle preoccupazioni sono rilevanti e perché la posta in gioco per i Paesi Bassi potrebbe essere molto alta”.
La posta, in concreto, ha un nome: ASML, l’azienda di Veldhoven che vale più di qualunque altra in Europa e che da sola produce le macchine litografiche più sofisticate al mondo.
Cosa prevede il MATCH Act
Il provvedimento estenderebbe i controlli americani a tutte le macchine ASML per la litografia a immersione a ultravioletti profondi, le cosiddette immersion DUV. È la tecnologia meno avanzata rispetto alle EUV, la cui esportazione verso la Cina è vietata dal 2019, ma resta l’unica fascia di prodotti che ASML può ancora vendere a Pechino.
La Cina rimane il mercato più importante dell’azienda, anche se la sua quota si è già compressa sotto il peso dei controlli esistenti: nel primo trimestre ha pesato per il 19% delle vendite nette di sistemi, contro il 36% del trimestre precedente.
Il calo riflette in parte i tempi delle consegne, perché i clienti cinesi avevano anticipato gli ordini prima delle strette, ma la direzione è chiara. Il MATCH Act colpirebbe un mercato che le regole americane hanno già dimezzato.
Il do ut des con Washington
L’Aia accetta l’obiettivo di tenere la tecnologia sensibile lontano da chi potrebbe usarla contro la sicurezza occidentale. Sul metodo, però, la distanza è netta.
Lo dimostra il gesto compiuto lo stesso martedì. Mentre faceva lobby contro il MATCH Act, Sjoerdsma firmava l’adesione olandese a Pax Silica, l’alleanza lanciata da Washington a dicembre per coordinare le filiere di chip e IA in funzione anti-cinese, già sottoscritta da Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e Australia, e cui ha aderito anche la Commissione europea.
La logica è quella di uno scambio: i Paesi Bassi entrano nel club americano e si allineano alla sua architettura, a patto che l’allineamento resti una scelta e non un obbligo imposto per legge.
La stessa ambivalenza spiega la missione che Sjoerdsma prepara per i primi di luglio, alla guida di una delegazione di diciassette dirigenti, ASML e NXP comprese, diretta proprio in Cina.
Olanda: sovranità contro extraterritorialità
La questione è chi decide cosa può vendere un’azienda olandese, su suolo olandese, sotto legge olandese. Il MATCH Act, nella lettura dell’Aia, ribalta questo principio: non si limita a stabilire cosa possono esportare le imprese americane, ma pretende di dettare le politiche commerciali dei Paesi terzi.
“Vogliamo impedire che tecnologia sensibile finisca dove potrebbe danneggiare la nostra sicurezza. Ma questo deve avvenire su base volontaria”, ha detto Sjoerdsma. “E se comporta una coercizione che attraversa i confini e l’Atlantico, beh, è una questione che spetta a noi decidere come Paese, quindi lo troviamo davvero spiacevole”.
La legge non è ancora arrivata al voto in aula e difficilmente passerà da sola, a meno di finire agganciata a un provvedimento più ampio come il bilancio della difesa. Ma il principio che incarna preoccupa l’Aia più del singolo divieto.
Il precedente Solvinity
A maggio i Paesi Bassi avevano già detto no a Washington, su un altro fronte. L’americana Kyndryl, spin off di IBM quotata a New York, voleva rilevare per circa cento milioni di euro Solvinity, l’azienda che gestisce l’infrastruttura cloud su cui gira DigiD. Che è il sistema di identità digitale con cui i cittadini olandesi accedono a fisco, sanità e servizi pubblici.
Detto altrimenti, gli Stati Uniti puntavano a controllare la piattaforma che custodisce i dati personali di un intero Paese, dati che il CLOUD Act del 2018 consentirebbe alle autorità americane di reclamare ovunque siano conservati.
Il 26 maggio il governo dell’Aia ha vietato l’operazione, prima bocciatura mai pronunciata dalla sua autorità di screening sugli investimenti. Washington si è detta delusa.
Fonte: Bloomberg


