Nvidia: il nuovo chip RTX6000D non convince le big tech cinesi

by | 17 Set 2025 | Tech War

Tempo di lettura: 3 minuti

Il nuovo chip RTX6000D di Nvidia, progettato su misura per il mercato cinese, è arrivato sul mercato questa settimana senza scatenare l’entusiasmo delle grandi aziende.

Secondo fonti vicine alle trattative e riportate da Reuters, colossi come Alibaba, Tencent e ByteDance hanno mostrato scarso interesse per il prodotto, ritenuto troppo costoso rispetto alle prestazioni reali.

Il chip nasce per compiti di inferenza nell’intelligenza artificiale, non l’addestramento, e la risposta degli operatori conferma la crescente difficoltà di Nvidia a muoversi in un contesto segnato dalle restrizioni americane e dalle pressioni politiche di Pechino.

L’RTX6000D è costruito sull’architettura Blackwell, l’ultima arrivata in casa Nvidia, ma porta con sé un compromesso evidente: una larghezza di banda di memoria di 1.398 gigabyte al secondo, appena sotto la soglia dei 1,4 terabyte fissata da Washington per rispettare le nuove regole sull’export tecnologico.

È la dimostrazione della tech-war in corso: da un lato gli Stati Uniti impongono limiti rigidi per frenare i progressi cinesi, dall’altro le aziende americane cercano di spremere ogni margine possibile senza infrangere la legge.

Ne risultano però dei chip che, pur provando a massimizzare le prestazioni nei limiti consentiti, lasciano inevitabilmente scoperto il fianco sul piano della competitività. E quindi della concorrenza rampante dei produttori cinesi.

Il fantasma dell’H20 e l’attesa del B30A

Dietro le esitazioni delle big tech cinesi c’è anche un’altra partita aperta. L’H20, un chip basato sulla precedente architettura Hopper e con una larghezza di banda ben più ampia (4 terabyte al secondo), ha riottenuto l’autorizzazione alla vendita a luglio. Ma gli ordini non sono ancora stati evasi.

Il prezzo, tra i 10.000 e i 12.000 dollari, lo rende un’opzione costosa ma più performante rispetto all’RTX6000D. E intanto cresce l’attesa per il B30A, sempre basato su Blackwell, che promette fino a sei volte le prestazioni dell’H20 con un costo solamente doppio.

Per le aziende cinesi la prospettiva è allora chiara: meglio aspettare il via libera di Washington al B30A piuttosto che investire oggi su un prodotto percepito come intermedio quale l’RTX6000D.

Pechino tra pressione politica e autonomia tecnologica

La vicenda s’intreccia con un momento delicato delle relazioni bilaterali. A Madrid, questa settimana, si sono incontrate le delegazioni di Stati Uniti e Cina per discutere di commercio, ma il clima resta teso.

Proprio lunedì, Pechino ha accusato Nvidia di violare la legge antimonopolio cinese, alimentando incertezza sulle prospettive dell’azienda nella seconda economia mondiale. Parallelamente, le autorità hanno convocato aziende come Tencent e ByteDance per chiedere spiegazioni sui loro acquisti di H20, esprimendo preoccupazioni sui rischi di sicurezza legati alle informazioni gestite dai chip americani.

Da un lato, quindi, le imprese cinesi continuano a preferire i prodotti Nvidia, dall’altro il governo spinge con decisione verso l’adozione di soluzioni domestiche. È un doppio binario che riflette la contraddizione della politica industriale di Pechino: autonomia tecnologica come obiettivo strategico, ma ancora forte dipendenza dall’innovazione proveniente dagli Stati Uniti.

Nvidia e la distanza tra previsioni e realtà

La domanda tiepida per l’RTX6000D non era stata prevista dagli analisti. JPMorgan stimava appena un mese fa la produzione di 1,5 milioni di unità nella seconda metà del 2025, mentre Morgan Stanley a luglio parlava di 2 milioni di pezzi in pipeline.

La realtà sembra però smentire le attese: i clienti principali non ordinano e Nvidia si trova in un limbo, con un prodotto che nasce più per obblighi geopolitici che per reali esigenze di mercato.

“Il mercato è competitivo, offriamo i migliori prodotti possibili”, ha dichiarato un portavoce di Nvidia. Ma la verità è che il gigante di Santa Clara non è mai apparso tanto vulnerabile nel suo rapporto con la Cina.

Tra accuse di antitrust, pressioni governative, limiti tecnologici imposti da Washington e attese per chip più potenti, l’RTX6000D rischia di restare un passaggio marginale nella storia dei semiconduttori. La vera partita, per Nvidia, si giocherà probabilmente sul futuro B30A e sulla capacità di trovare un’improbabile equidistanza tra Washington e Pechino.

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