Nvidia: l’antitrust cinese l’accusa durante i negoziati con Washington

by | 16 Set 2025 | Politica, Tech War

Tempo di lettura: 3 minuti

La Cina ha puntato i riflettori su Nvidia, accusandola di aver violato la legge antitrust nazionale.

L’annuncio è arrivato nelle scorse ore proprio mentre Washington e Pechino concludevano un nuovo round di negoziati commerciali a Madrid, a dimostrazione di quanto la partita sui semiconduttori sia ormai inseparabile da quella più ampia sulle relazioni economiche tra le due superpotenze.

Secondo la State Administration for Market Regulation, il regolatore antitrust di Pechino, le presunte violazioni sono legate all’acquisizione miliardaria della israeliana Mellanox Technologies, completata da Nvidia nel 2020.

L’indagine, ancora in corso, potrebbe tradursi in sanzioni, ma già così rappresenta un segnale politico forte: la Cina non intende mostrarsi debole di fronte agli Stati Uniti, neppure quando si tratta di accedere a chip indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Tra TikTok e semiconduttori

Il tempismo non è casuale. Poche ore dopo l’annuncio dell’indagine, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent dichiarava da Madrid che Stati Uniti e Cina avevano trovato un accordo quadro su TikTok, destinato a garantire la sopravvivenza della popolare app di video negli USA. Le due delegazioni correvano contro il tempo: la scadenza per un’intesa era fissata a mercoledì (domani), col rischio concreto che la piattaforma venisse oscurata oltreoceano.

In tale contesto, il riferimento a Nvidia ha assunto un valore aggiuntivo. Da un lato Pechino ha voluto alzare la posta, dall’altro ha dimostrato che non è disposta a usare l’azienda americana come semplice pedina negoziale.

Come ha osservato Feng Chucheng col Wall Street Journal, fondatore della società di consulenza Hutong Research, “Con tutta probabilità, il messaggio di Pechino era che Nvidia non può essere usata come merce di scambio dagli USA”.

Nvidia nel fuoco incrociato

Nvidia, suo malgrado, è ormai diventata l’azienda-simbolo del conflitto tecnologico tra Stati Uniti e Cina. I suoi chip sono i più potenti al mondo e rappresentano un asset strategico per la costruzione di data center e sistemi avanzati di intelligenza artificiale.

Nello specifico, l’azienda di Jensen Huang s’è trovata stretta in una morsa. Da un lato è stata obbligata a tagliare le forniture di chip avanzati alla Cina per rispettare i controlli sulle esportazioni statunitensi. Così facendo però è finita nel mirino di Pechino, i cui regolatori avevano acconsentito all’accordo con Mellanox  a patto che Nvidia garantisse una fornitura ininterrotta e un trattamento equo ai suoi clienti in Cina.

Le azioni Nvidia hanno reagito con un calo di circa l’1% nelle contrattazioni successive alla notizia, un segnale che riflette la crescente incertezza degli investitori sul destino dell’azienda in un mercato chiave come quello cinese.

La corsa cinese all’autosufficienza

Dietro la vicenda c’è un obiettivo di lungo termine: l’autosufficienza tecnologica della Cina.

Da anni Pechino investe massicciamente nella propria industria dei semiconduttori, con il supporto di campioni nazionali come Huawei e con l’impegno di colossi come Alibaba e Baidu, che hanno iniziato a sostituire i chip americani con prodotti sviluppati internamente.

Il problema rimane la capacità produttiva: la Cina non è ancora in grado di realizzare chip potenti quanto quelli di Nvidia, anche per via delle restrizioni occidentali sulle macchine per la litografia più avanzata.

Ma il messaggio politico è chiaro: il Paese non intende dipendere indefinitamente da fornitori stranieri e non è disposto a piegarsi a ogni condizione pur di avere accesso ai prodotti americani.

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Il destino dei chip di Nvidia in Cina è quindi legato non solo alle regole del commercio internazionale ma anche all’andamento dei negoziati tra Washington e Pechino.

E dopo il caso TikTok, il prossimo terreno di scontro potrebbe essere proprio l’approvazione da parte dell’amministrazione Trump di nuovi chip per l’intelligenza artificiale, più avanzati dell’H20 già tornato sul mercato cinese.

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