NASA e Pentagono stanno cercando alternative a SpaceX

by | 8 Giu 2025 | Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

La crisi tra Donald Trump ed Elon Musk, fino a poco tempo fa alleati politici e simboli di una visione condivisa e tecnologica del futuro, ha aperto una falla in uno dei settori più delicati per la sicurezza americana: quello spaziale.

E quando Musk ha minacciato di sospendere l’utilizzo della capsula Dragon di SpaceX, l’unico mezzo attualmente disponibile per trasportare astronauti statunitensi verso la Stazione Spaziale Internazionale, è suonato un campanello d’allarme in tutte le principali agenzie federali.

Anche se il tweet è stato poi ritrattato, il danno era ormai fatto. “All’inizio sembrava divertente vedere il litigio online”, ha raccontato un funzionario della NASA. “Ma quando Musk ha minacciato di dismettere Dragon, è diventato spaventoso”.

Il Pentagono, che si affida a SpaceX per il lancio di satelliti militari e missioni classificate, ha reagito allo stesso modo. Un ufficiale ha raccontato che, negli uffici, “ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: non è più uno show televisivo, è un problema reale”.

Le testimonianze sono emerse da una dozzina di fonti interne al governo e all’industria aerospaziale, tutte sentite dal Washigton Post e tutte protette da anonimato perché non autorizzate a parlare pubblicamente delle discussioni in corso.

Il rischio sistemico di un partner troppo dominante

Il vero problema emerso dalla crisi non è tanto lo scambio verbale tra Musk e Trump, quanto la fragilità di un sistema che si affida quasi esclusivamente a una sola azienda privata per le sue operazioni spaziali più sensibili.

SpaceX non è solo il principale fornitore della NASA per il trasporto umano nello spazio ma è anche una colonna portante per le operazioni di intelligence e difesa. I suoi contratti miliardari con il governo coprono una gamma che va dai lanci satellitari al supporto per future infrastrutture di difesa orbitale come il “Golden Dome”, lo scudo antimissilistico a base spaziale immaginato dalla nuova amministrazione Trump.

Proprio questa concentrazione di responsabilità nelle mani di un solo attore, per di più guidato da un CEO noto per le sue esternazioni impulsive, sta preoccupando Washington. “È come se avesse imposto un embargo alla Stazione Spaziale”, ha dichiarato Todd Harrison, analista della difesa. “Ha detto alla NASA: vi taglio fuori dal vostro stesso laboratorio orbitale”.

Peraltro non è la prima volta che Musk agisce in modo da sollevare dubbi sul suo ruolo in ambiti strategici. Già nel 2018, la NASA aveva ordinato un’indagine interna sulla cultura della sicurezza di SpaceX dopo che Musk era stato ripreso mentre fumava marijuana durante un’intervista con Joe Rogan. Ma la minaccia di chiudere l’accesso alla ISS, per giunta lanciata in modo estemporaneo sui social e poi subito ritrattata, è stata percepita come un salto di qualità: “Ha superato una linea rossa”, ha detto un ex dirigente NASA.

Mentre scrivevamo ieri la nostra newsletter, prevedevamo esattamente gli stessi scenari che ha appena riportato la prestigiosa testata americana. La reazione del governo non si è fatta attendere e in poche ore, NASA e Pentagono hanno contattato le principali aziende concorrenti per valutare lo stato di avanzamento dei loro progetti: da Blue Origin di Jeff Bezos a RocketLab e Stoke Space, fino a Sierra Space, che sta ultimando il proprio spazioplano Dream Chaser al Kennedy Space Center.

“La NASA ci ha confermato che vuole diversificare e non affidarsi a un solo fornitore,” ha dichiarato il CEO Fatih Ozmen. Dream Chaser dovrebbe volare entro la fine dell’anno, e l’azienda sta già lavorando a una versione con equipaggio, attualmente in fase di studio da parte della NASA.

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L’alternativa a SpaceX non è ancora pronta

Anche dal Congresso si sono sentiti i primi segnali di allarme. Alcuni membri hanno chiesto aggiornamenti sul programma Starliner di Boeing, pensato per affiancare la capsula Dragon nei voli con equipaggio.

Il programma, però, è in forte ritardo: il primo volo umano ha evidenziato problemi tali da indurre la NASA a sospendere il ritorno con astronauti. L’agenzia ha dichiarato che un nuovo lancio potrebbe avvenire “non prima dell’inizio del 2026” e che non è ancora stato deciso se sarà con astronauti a bordo o solo cargo.

In molti, dentro e fuori il settore spaziale, temono ora che la condotta di Musk possa ritorcersi contro le sue aziende. E se fino a ieri Elon Musk era visto come un partner visionario e irrinunciabile, oggi a Washington inizia a farsi strada una domanda più scomoda: quanto possiamo permetterci di dipendere da lui?

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