Meta dichiara guerra ad Apple e Google per i minorenni

by | 26 Lug 2025 | Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

Mentre sempre più Stati (americani e non solo) approvano leggi che impongono la verifica dell’età per accedere ai social, è scontro aperto tra Meta e i gestori degli app store, Apple e Google.

Al centro della battaglia non ci sono solo visioni diverse su come garantire la sicurezza dei minori online, ma anche miliardi di dollari in potenziali responsabilità legali. E la posta in gioco cresce a ogni nuova legge approvata.

Chi controlla chi? Lo scontro sulla responsabilità

Il cuore della disputa è semplice solo in apparenza: chi deve accertarsi che un tredicenne non acceda a contenuti pericolosi o inappropriati online?

Meta sostiene che il compito spetti agli store digitali, i gatekeeper delle app. Apple e Google, invece, ribaltano la prospettiva: secondo loro, tocca alle singole app gestire l’identificazione e la protezione dei minori. E le metafore si sprecano.

Meta paragona gli app store a un negozio di liquori che controlla i documenti all’ingresso. Apple risponde che il paragone corretto è l’esatto opposto: lo store è come un centro commerciale, e Meta sarebbe invece il negozio che vende alcolici.

Non è solo uno scambio di battute: lo scontro si riflette direttamente nel testo delle leggi approvate.

In Utah, Texas e Louisiana, la responsabilità della verifica dell’età è stata assegnata agli app store, una vittoria politica per Meta, che ha sostenuto attivamente questi provvedimenti.

Proposte simili sono state presentate in almeno altri 20 Stati americani, mentre ora l’attenzione si sposta su Ohio e South Carolina, dove sono in discussione nuove normative con orientamenti opposti.

Lobby, pressioni e pubblicità

Le manovre dietro le quinte sono intense e spietate.

Meta ha lasciato la Chamber of Progress, un gruppo vicino ai Democratici che annovera Apple e Google tra i suoi membri, proprio per divergenze sulla gestione di queste nuove leggi.

Il CEO della Chamber, Adam Kovacevich, ha commentato: “Capisco la tentazione, da parte di alcune aziende, di cercare di deviare i legislatori contro i rivali. Ma la maggior parte dei politici non vuole farsi coinvolgere in una faida tra giganti del tech”.

Ma la guerra non si combatte solo con le dichiarazioni. In Texas, Alabama, Louisiana e Ohio, The App Association (sostenuta da Apple), ha avviato una campagna pubblicitaria per screditare i progetti di legge promossi da Meta, accusandoli di essere appoggiati da siti pornografici.

Un’accusa che ha fatto rumore, anche se l’associazione di categoria dell’industria dell’intrattenimento per adulti ha smentito qualsiasi coinvolgimento diretto: la pornografia, ricordano, è già vietata sugli app store.

Nel frattempo, Meta ha costruito nuove alleanze: ha formato una coalizione con Spotify e Match Group per contrastare Apple e Google sul fronte normativo.

Inoltre, secondo diverse fonti, sta sostenendo (anche economicamente) la Digital Childhood Alliance, un gruppo conservatore che promuove leggi che attribuiscano agli app store il compito di verificare l’età degli utenti.

Minorenni e il compromesso tra sicurezza e privacy

La questione si muove lungo una linea sottile. Da una parte la richiesta, condivisa da molti genitori e associazioni, di proteggere i minori da contenuti legati a autolesionismo, disturbi alimentari o abuso di sostanze.

Dall’altra, le preoccupazioni per la privacy, soprattutto quando le leggi impongono controlli generalizzati sugli utenti più giovani.

Nel frattempo, le aziende tech cercano di dimostrare buona volontà: Meta ha introdotto limitazioni automatiche ai contenuti sensibili per gli adolescenti, mentre Apple ha lanciato gli account “Child” e prevede di rilasciare un nuovo sistema di verifica dell’età che consenta ai genitori di condividere solo la fascia d’età del figlio, senza rivelarne altri dati personali.

Ma il rischio, secondo molti osservatori, è che l’intero impianto normativo finisca per diventare un patchwork caotico e inefficace.

E intanto, come ha osservato Joel Thayer, sostenitore di una regolamentazione più severa degli store digitali, “Quando big tech si muove come un blocco compatto, tutto si ferma. Ma quando iniziano a dividersi, le cose cominciano a cambiare. Perché, alla fine, sono a un passo dal divorarsi tra loro”.

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