Le Big Tech stanno pagando la sala da ballo da 250 milioni della Casa Bianca

by | 25 Ott 2025 | Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

Negli Stati Uniti, il bilancio federale deve essere approvato ogni anno dal Congresso entro il 1° ottobre, data di inizio del nuovo anno fiscale.

Quando la Camera e il Senato non trovano un accordo, i fondi si bloccano e il Paese entra in shutdown: gli uffici pubblici chiudono, i dipendenti federali restano senza stipendio e le attività governative si fermano. Ed è proprio in questo scenario di paralisi amministrativa che alla Casa Bianca, paradossalmente, si lavora a pieno ritmo.

Donald Trump nei giorni scorsi ha infatti avviato la demolizione dell’Ala Est per costruire una nuova sala da ballo di 8.300 metri quadrati, capace di ospitare fino a mille persone. Costo stimato: 250 milioni di dollari.

Non saranno però i contribuenti a pagare la nuova “grande, bellissima sala da Ballo”, come l’ha definita la portavoce Karoline Leavitt. Il progetto è interamente finanziato da donazioni private. Il che sembrerebbe un bene per i cittadini americani, non fosse che i nomi coinvolti raccontano molto più di quanto sembri.

La Silicon Valley e la Casa Bianca

Secondo la lista rilanciata da TIME, tra i finanziatori figurano Amazon, Apple, Coinbase, Google, HP, Lockheed Martin, Meta, Microsoft, Palantir, T-Mobile e numerosi magnati e fondazioni private, tra cui i gemelli Winklevoss. Si tratta di un parterre che unisce il cuore tecnologico della Silicon Valley con il potere industriale e militare americano. È un’alleanza che va oltre l’architettura, e che restituisce la fotografia di un riavvicinamento tra la Casa Bianca e l’élite tecnologica, dopo anni di rapporti tesi.

Durante il suo primo mandato, gran parte della Silicon Valley aveva guardato Trump con sospetto. Ma il secondo mandato ha cambiato tutto. Le grandi piattaforme hanno riallacciato i rapporti con la Casa Bianca, complice un clima politico più favorevole. L’amministrazione Trump, dal canto suo, si è mostrata molto meno aggressiva sulle norme antitrust rispetto alla FTC guidata da Lina Khan sotto Biden, e molto più generosa verso l’industria dell’intelligenza artificiale.

Nel piano IA presentato a luglio, la Casa Bianca ha infatti promesso fondi federali per costruire data center e ridurre la burocrazia per le aziende del settore. È in tale contesto che le Big Tech si sono fatte mecenati del nuovo progetto edilizio. Una delle cifre più consistenti, 22 milioni di dollari, proviene dal recente accordo tra Trump e YouTube, che ha chiuso la causa intentata dal presidente dopo la sospensione del suo account nel gennaio 2021.

Trump stesso ha poi detto che parte dei fondi arriveranno dalle sue risorse personali. Secondo Forbes, il presidente, tra attività immobiliari e impresa digitale, disporrebbe di un patrimonio superiore ai sette miliardi di dollari. “Sono onorato di essere il primo presidente a realizzare finalmente questo progetto tanto necessario a costo zero per i contribuenti americani!”, ha scritto su Truth Social.

La zona grigia tra filantropia e potere

Non tutti, però, vedono la sala da ballo come un gesto disinteressato. Richard Briffault, professore di diritto alla Columbia University, ha commentato che “il presidente sta trasformando questo progetto nel proprio monumento personale, e lo fa invitando direttamente i donatori alla Casa Bianca per chiedere contributi. È un coinvolgimento diretto nella raccolta fondi che solleva interrogativi su cosa queste aziende riceveranno in cambio.”

Noah Bookbinder, presidente dell’organizzazione per la trasparenza Citizens for Responsibility and Ethics in Washington (CREW), ha definito la pratica “straordinariamente inusuale e preoccupante”, pur precisando che non è illegale in assenza di un esplicito scambio di favori. “Trump ha sempre mostrato di apprezzare chi gli rende omaggio”, ha detto, “e spesso ha favorito quelle persone nelle sue decisioni.”

Briffault ha paragonato la vicenda all’accettazione, da parte di Trump, del jet privato offerto dal Qatar come nuovo Air Force One: anche in quel caso, pur senza ricevere direttamente denaro, il presidente ne ha tratto un evidente beneficio personale.

Un’eredità d’oro per la storia americana

Trump non ha mai nascosto di voler lasciare un’impronta visibile sulla Casa Bianca. Già durante il primo mandato aveva modificato il Giardino delle Rose e ridisegnato l’Ufficio Ovale. Ma la sala da ballo rappresenta qualcosa di diverso: non una manutenzione ma una costruzione ex novo, la prima grande modifica esterna all’edificio in 83 anni.

Gli storici ricordano che gli interventi precedenti, dall’opera di ricostruzione dopo l’incendio del 1814 ai restauri strutturali degli anni ’40 e ’50, erano necessari per preservare l’edificio. Questa, invece, è una scelta estetica e simbolica, una dichiarazione di potere che combina lusso, politica e tecnologia.

Così, mentre l’Europa rafforza le sue regole sull’antitrust, Washington celebra un nuovo connubio tra Stato e Big Tech. E il fatto che questo “ballo del potere” prenda forma dentro la Casa Bianca è, di per sé, è la conferma che la Silicon Valley è tornata a corte.

Fonte: Time

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