Halo finisce nelle strategie social della Casa Bianca

da | 28 Ott 2025 | Politica, Videogames

immagine: The White House
Tempo di lettura: 2 minuti

Per chi non vive di videogiochi, l’annuncio del remake di Halo: Combat Evolved per PlayStation 5 potrebbe sembrare solo una curiosità da fan.

In realtà, è un piccolo terremoto nell’industria: Halo è la saga simbolo di Xbox, la bandiera stessa con cui Microsoft ha combattuto per vent’anni la sua guerra contro Sony.

Portarlo su PlayStation equivale a una resa diplomatica, o meglio a un cambio di paradigma: la fine delle “console wars” e l’inizio di un mercato più fluido, dove le esclusive contano meno delle vendite.

Il fatto, già di per sé clamoroso per ogni appassionato di videogiochi, ha avuto un epilogo ancora più surreale quando nelle scorse ora ci si è messa in mezzo la Casa Bianca.

Dopo che GameStop aveva ironizzato su X dichiarando “la pace tra le console”, l’account ufficiale del governo statunitense ha deciso di alzare la posta pubblicando un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che ritrae Donald Trump nei panni di Master Chief, il leggendario protagonista della serie.

Halo e il Master Chief di Washington

Nel post, Trump è raffigurato con la tuta verde dell’eroe di Halo e la didascalia “Power to the Players”. E il rimando al ruolo di pacificatore di Trump è evidente, un richiamo alla narrativa con cui il presidente rivendica di aver “messo fine a otto guerre in otto mesi”, trasformando l’immaginario del videogioco in una metafora della sua leadership militare e politica.

Non è la prima volta che l’amministrazione Trump attinge alla cultura pop per confezionare messaggi di propaganda o auto-esaltazione. E chi segue TechTalking sa che questo non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi, la comunicazione social della Casa Bianca si è spinta sempre più sul terreno del trolling istituzionale, tra post provocatori su Bluesky e messaggi su LinkedIn usati per punzecchiare funzionari o ex membri dell’amministrazione.

Il confine tra propaganda, satira e campagna elettorale permanente si fa dunque sempre più labile, e l’uso di un’icona videoludica come Master Chief ne è la prova più vistosa.

Dal “potere ai giocatori” alla “guerra al Flood”

Appena ventiquattr’ore dopo, il Department of Homeland Security ha rilanciato l’estetica videoludica di Halo con un tono ancora più aggressivo. Il post su X, che vedete qui sopra, mostra infatti due soldati di Halo con la scritta: “DESTROY THE FLOOD. JOIN.ICE.GOV”.

Il riferimento, per i gamer, è esplicito. Per tutti gli altri è invece necessario spiegare che i “Flood” sono l’orda aliena della saga Halo, una minaccia che nel gioco è da rispingere armi alla mano. Nel contesto del DHS, che lo ricordiamo controlla l’agenzia ICE, responsabile della sicurezza dei confini e dell’immigrazione, la metafora appare inquietante.

Non solo perché siamo di fronte a un richiamo militarizzato al blocco dei flussi migratori, ma perché viene utilizzato il verbo “destroy” (distruggere), una scelta linguistica che alimenta le accuse di disumanizzazione.

In inglese, infatti, “destroy” si usa per oggetti e animali, mentre per gli esseri umani si ricorre a “kill”. Il dipartimento ha chiarito che si è trattato di una “campagna creativa per il reclutamento di personale ICE”, ma la spiegazione non sta placando le polemiche.

Nel giro di due giorni, dunque, la Casa Bianca e il Department of Homeland Security hanno firmato una delle operazioni comunicative più discusse degli ultimi tempi. Da “Power to the Players” a “Destroy the Flood”, la linea è continua: usare la cultura dei videogiochi come veicolo di consenso. Servirà a raccogliere più voti presso un pubblico giovane e prevalentemente maschile?

Fonte: PC Gamer

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