La Cina sta scoraggiando i principali imprenditori e ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale dal viaggiare negli Stati Uniti, temendo fughe di informazioni e pressioni diplomatiche.
Una mossa, questa, che riflette la crescente attenzione di Pechino sull’IA come questione di sicurezza nazionale e accresce il divario tra le due potenze tecnologiche.
Secondo fonti vicine al Wall Street Journal, i funzionari cinesi non hanno imposto un divieto formale ma hanno inviato precise linee guida ai protagonisti del settore, specialmente nelle città di Shanghai, Pechino e nella provincia di Zhejiang, dove hanno sede aziende di punta come Alibaba e DeepSeek.
I dirigenti che scelgono comunque di recarsi negli Stati Uniti devono notificare le loro intenzioni prima della partenza e riferire dettagliatamente, al loro rientro, sugli incontri avuti e le attività svolte.
Fughe di dati e pressioni diplomatiche
La Cina sta investendo massicciamente nell’IA e vede l’avanzamento in questo settore come un pilastro per la sicurezza nazionale ed economica.
Il timore è che esperti in viaggio possano divulgare informazioni sensibili o, peggio, essere trattenuti dalle autorità americane come merce di scambio nelle trattative tra Washington e Pechino.
Questo scenario richiama il caso di Meng Wanzhou, dirigente di Huawei, arrestata in Canada nel 2018 su richiesta degli Stati Uniti con l’accusa di frode bancaria legata alle sanzioni su Teheran. Dopo quasi tre anni di tensioni diplomatiche, Meng è stata rilasciata nel 2021.
La Cina vuole evitare che situazioni simili si ripetano con i suoi leader dell’IA, settore sempre più strategico e competitivo a livello globale.
L’IA come nuovo terreno di scontro
L’emergere di modelli cinesi di intelligenza artificiale, sviluppati da aziende come DeepSeek e Alibaba, ha aumentato la rivalità con colossi americani come OpenAI e Google.
Pechino spinge affinché le sue aziende mantengano un forte legame con lo Stato, riducendo la dipendenza dall’estero e rafforzando l’autosufficienza tecnologica del Paese.
Le tensioni tra le due superpotenze non sono nuove. L’amministrazione Biden ha imposto restrizioni sull’export di semiconduttori verso la Cina, mentre i dazi commerciali risalenti alla presidenza Trump restano in vigore.
Ora, la pressione esercitata da Pechino sui suoi imprenditori dell’IA è un ulteriore segnale di chiusura e di protezione dell’industria tecnologica nazionale.
Cina, l’IA sotto stretto controllo
Il 17 febbraio, il presidente cinese Xi Jinping ha convocato alcuni dei più importanti imprenditori del Paese per un incontro in cui ha ribadito la necessità di mantenere un “senso di dovere nazionale” nello sviluppo tecnologico.
Tra i partecipanti c’erano Liang Wenfeng, fondatore di DeepSeek, e Wang Xingxing, fondatore di Unitree Robotics, azienda specializzata in robot umanoidi.
La prudenza degli imprenditori cinesi nei rapporti con gli Stati Uniti non è solo una questione di sicurezza nazionale, ma anche di salvaguardia personale. La storia recente ha dimostrato infatti che chi si espone troppo nei confronti di Washington rischia di attirare le attenzioni di Pechino.
Ne è un esempio Jack Ma, cofondatore di Alibaba, che nel 2017 incontrò Donald Trump poco prima del suo insediamento alla Casa Bianca. L’incontro suscitò malumori a Pechino e, anni dopo, Ma si è trovato sotto una stretta regolatoria che ha ridimensionato il suo impero.
Non a caso secondo fonti vicine alla vicenda, Liang Wenfeng, fondatore di DeepSeek, ha declinato l’invito a un summit sull’IA che si è svolto a Parigi lo scorso febbraio.
In precedenza, il fondatore di un’altra rilevante startup cinese del settore ha cancellato il suo viaggio negli Stati Uniti dopo aver ricevuto direttive da Pechino.
Nonostante queste tensioni, i rapporti tra le comunità tecnologiche dei due Paesi non si sono del tutto interrotti.
A gennaio, diverse aziende cinesi, tra cui Unitree, hanno partecipato al CES di Las Vegas, uno dei più grandi eventi del settore. E proprio l’estate prossima sarà un banco di prova: la Cina ospiterà il suo summit sull’intelligenza artificiale, al quale, secondo il ministro degli Esteri Wang Yi, saranno benvenuti esperti da tutto il mondo.
Ma il messaggio di Pechino alla sua élite tecnologica è chiaro: “Restate qui, non andate via.”


