New Glenn conquista l’orbita: un debutto storico per Blue Origin

by | 17 Gen 2025 | Aerospace

Tempo di lettura: 2 minuti

Ieri mattina il razzo New Glenn ha segnato una svolta importante per Blue Origin raggiungendo per la prima volta l’orbita terrestre.

Si tratta di un traguardo tanto atteso quanto complesso, che conferma il ruolo della compagnia fondata da Jeff Bezos tra i protagonisti dell’esplorazione spaziale privata.

Il lancio è avvenuto dal Kennedy Space Center, in Florida, alle 2:03 del mattino (ora della costa orientale degli Stati Uniti), dopo una serie di ritardi.

L’inizio è stato spettacolare, con i sette motori BE-4 del razzo che hanno sprigionato una fiamma blu. Il razzo aveva infatti un rapporto spinta-peso compreso tra 1,0 e 1,2, il che richiedeva al booster di bruciare una parte del metano e dell’ossigeno liquidi prima di poter iniziare una salita significativa.

Successivamente il vettore, di dimensioni paragonabili al Saturn V, si è sollevato con lentezza.

Le sfide del countdown

Il decollo non è stato privo di ostacoli. Un primo ritardo è stato causato da un problema tecnico legato al raffreddamento dei motori BE-4, che risultavano più caldi del previsto rispetto al tentativo di lancio del lunedì precedente.

Successivamente, un’imbarcazione fuori rotta è entrata nella zona di sicurezza attorno al sito di lancio, costringendo Blue Origin a posticipare ulteriormente l’operazione.

Superati questi problemi, il New Glenn completato l’ascesa senza alcun problema. Il primo stadio ha operato per oltre tre minuti, raggiungendo un’altitudine di 70 chilometri, prima di separarsi dal secondo stadio.

Da lì, i due motori BE-3U hanno completato il lavoro, spingendo il carico utile – il Blue Ring pathfinder – verso l’orbita.

Dopo dieci minuti di combustione, il razzo ha raggiunto una velocità orbitale di 28.800 km/h, consacrando un successo atteso da quasi un quarto di secolo.

Questo lancio rappresenta un passo decisivo per Blue Origin, che per la prima volta dalla sua fondazione è riuscita a raggiungere l’orbita.

Un ostacolo imprevisto per Blue Origin

L’unica nota stonata della giornata è stata la mancata riuscita del recupero del primo stadio, destinato a essere riutilizzabile.

Il booster avrebbe dovuto atterrare su una nave drone nell’Oceano Atlantico ma qualcosa è andato storto. “Abbiamo perso il booster”, ha confermato Ariane Cornell durante la diretta streaming dell’azienda.

Si tratta però di un insuccesso che non deve sorprendere: SpaceX ha impiegato ben 19 lanci prima di riuscire a recuperare un razzo orbitale nel 2015.

Nonostante tutto, il New Glenn ha rispettato il suo appuntamento con la storia. E alle prime luci dell’alba, ha dimostrato al mondo le potenzialità di Blue Origin, aprendo un nuovo capitolo nell’ambiziosa sfida tra Elon Musk e Jeff Bezos.

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