Quattro nomi sono comparsi ieri sulla lista 1260H del Pentagono: Alibaba, Baidu, il produttore di auto elettriche BYD e Unitree, l’azienda di robotica che nel 2025 ha spedito più robot umanoidi di Tesla.
L’elenco, istituito da una sezione del National Defense Authorization Act del 2021, raccoglie le aziende che secondo il Dipartimento della Difesa contribuiscono alla strategia cinese di fusione militare-civile. Con gli ultimi ingressi si è allungato ancora.
Le designazioni arrivano poche settimane dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, chiuso con una tregua commerciale e l’annuncio di un organismo congiunto su scambi e investimenti. A quanto pare, la distensione dichiarata al vertice non ha fermato la macchina del Pentagono.
Cosa cambia per le imprese americane
La 1260H non impone sanzioni e non blocca le attività commerciali dei designati. Funziona però come avvertimento: segnala a investitori e fornitori statunitensi il rischio di trattare con quei nomi.
Una scadenza concreta, però, si avvicina. Dal mese prossimo la Difesa non potrà più firmare contratti diretti con le aziende dell’elenco, e dal giugno 2027 non potrà nemmeno acquistarne prodotti o servizi passando da intermediari.
L’effetto rischia di propagarsi a catena. Le imprese americane che lavorano per i militari potrebbero trovarsi costrette a sostituire i fornitori cinesi finiti nella lista, per non perdere le commesse pubbliche.
Alla pubblicazione, i titoli Baidu quotati negli Stati Uniti hanno perso il 2,1%, Alibaba e BYD circa lo 0,8% ciascuno.
La risposta delle aziende cinesi
Baidu ha reagito con durezza. “Respingiamo categoricamente l’inclusione nella lista, non esiste alcuna giustificazione credibile”, ha fatto sapere l’azienda, definendo “del tutto infondata” l’idea di essere una società militare e promettendo di ricorrere a ogni mezzo per uscirne.
Alibaba ha negato di essere un’impresa militare o parte della fusione militare-civile, e ha annunciato azioni legali contro chi ne “travisa” l’identità.
BYD combatte già su un altro fronte. Il gruppo, che nel 2025 ha superato Tesla come maggior venditore di auto elettriche al mondo, a gennaio ha portato gli Stati Uniti davanti alla Corte del commercio internazionale, contestando la validità dei dazi al 100% sulle elettriche cinesi importate.
Il perimetro della lista di Washington
La 1260H raccoglie da tempo i protagonisti che gli Stati Uniti vogliono tenere a distanza: dentro ci sono già Huawei nelle telecomunicazioni, DJI nei droni civili, CATL nelle batterie elettriche, e Tencent, entrata nell’aggiornamento del gennaio 2025. Da allora l’elenco è cresciuto da 134 a 188 nomi.
Conviene però distinguere gli strumenti. La lista del Pentagono è cosa diversa dalla Entity List del Dipartimento del Commercio e dalla Covered List della FCC: molti di questi nomi compaiono su più registri, ma la 1260H riguarda i contratti della Difesa, mentre le altre toccano esportazioni e forniture di rete.
L’arrivo di Unitree, partecipata da Alibaba e Tencent e in corsa per una quotazione da 7 miliardi di dollari a Shanghai, estende il fronte della lotta commerciale americana alla robotica umanoide. Baidu vi aggiunge la guida autonoma, RoboSense i sensori lidar.
Tregua a parole, stretta nei fatti
La 1260H è uno strumento fra i molti. Accanto ci sono i dazi, usati da Trump in entrambi i mandati, compresa la tassa del 100% sulle elettriche cinesi.
La direzione di marcia resta dunque la stessa: ridurre l’esposizione americana alla tecnologia cinese, settore dopo settore.
Per l’Europa la vicenda pesa più di quanto sembri. BYD costruisce stabilimenti nel continente e guarda al mercato italiano, mentre le restrizioni americane ridisegnano le catene di fornitura globali in cui anche le imprese europee sono coinvolte.
Insomma, a Pechino si firmano tregue, a Washington si allungano le liste.
Fonte: TechCrunch


