Il decoupling (letteralmente “disaccoppiamento”) è un concetto che, nel contesto delle relazioni internazionali ed economiche, si riferisce al processo di separazione o riduzione delle interdipendenze economiche, tecnologiche o politiche tra due Paesi, aziende o regioni.
Nel caso delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, il decoupling riguarda lo sforzo di ridurre la dipendenza reciproca in settori strategici, come la tecnologia, la catena di approvvigionamento e il commercio. E quanto segue non è che l’ennesima conferma di un processo in corso da anni
“Di natura militare”
Il Pentagono ieri ha ampliato la lista delle imprese cinesi ritenute “di natura militare”, includendo alcune delle più grandi aziende del Paese attive nei settori di internet, batterie, scienze e trasporti.
Tra i nuovi nomi figurano colossi come Tencent, il produttore di batterie CATL e il costruttore di aerei Comac.
La decisione riflette la valutazione del Dipartimento della Difesa secondo cui la Cina fonde tecnologie civili e militari per rafforzare il proprio potere nazionale.
Secondo un rapporto del Pentagono pubblicato il mese scorso, Pechino punta a sfruttare settori come l’intelligenza artificiale avanzata, il calcolo quantistico, la biotecnologia e i circuiti integrati per scopi militari.
Oltre a Tencent, proprietaria di WeChat, e CATL, nella lista compaiono anche Cosco Shipping, Sinotrans & CSC Holdings, China International Marine Containers, il produttore di apparecchiature modulari per telecomunicazioni Quectel Wireless Solutions e la società di riconoscimento facciale SenseTime Group.
Tencent crolla in Borsa
L’inclusione ha avuto un impatto immediato sui mercati. Le azioni di Tencent, quotate a Hong Kong, sono crollate di oltre il 7%, mentre anche altri titoli, come quello di CATL, hanno subito perdite significative.
Tencent ha definito la decisione “un chiaro errore” e ha precisato che non è un’azienda militare né un fornitore del settore. Nonostante l’impatto limitato sull’attività commerciale, la società si è detta pronta a collaborare con il Dipartimento della Difesa per chiarire eventuali fraintendimenti.
Anche CATL ha negato ogni coinvolgimento in attività militari, sottolineando che l’inclusione nella lista non limita il suo business al di fuori del Dipartimento della Difesa statunitense e annunciando possibili azioni legali.
La lista del Pentagono comprende oltre 50 gruppi aziendali e le loro filiali. Tra le altre aziende già incluse figurano Huawei, il produttore di aerei Aviation Industry Corp. of China e il gruppo di scienze della vita BGI Genomics.
La condanna della Cina
Secondo Craig Singleton, esperto del think tank Foundation for Defense of Democracies, l’inclusione in questa lista ha più che altro implicazioni simboliche e reputazionali, scoraggiando investimenti e collaborazioni, e prepara il terreno per eventuali azioni regolatorie future.
Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha condannato l’uso del concetto di sicurezza nazionale da parte degli Stati Uniti, definendo le liste discriminatorie una violazione dei principi di concorrenza di mercato. La Cina, ha aggiunto, proteggerà i diritti delle sue aziende.
Intanto, i legislatori statunitensi stanno spingendo per un’espansione della lista come parte di una strategia di decoupling, che potrebbe includere restrizioni sugli investimenti e possibili sanzioni.


