DJI fa causa al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti

by | 21 Ott 2024 | Politica, Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

SZ DJI Technology Co., il gigante mondiale dei droni con sede a Shenzhen, ha intrapreso un’azione legale contro il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Al centro della disputa c’è la controversa decisione di Washington di includere DJI nella lista delle aziende ritenute legate all’apparato militare cinese, un marchio (di infamia) che limita pesantemente le operazioni delle imprese coinvolte nel mercato statunitense.

La battaglia legale si inserisce nel più ampio contesto dello scontro tra Stati Uniti e Cina sull’accesso alle tecnologie avanzate, una tensione che negli ultimi anni ha visto una serie di restrizioni sempre più dure da parte di Washington nei confronti di società cinesi operanti in settori strategici.

L’inserimento nella lista nera, avvenuto per DJI nel 2022 e confermato nell’aggiornamento di gennaio, comporta il divieto per le aziende americane di fare affari con le entità designate.

DJI: “Non abbiamo legami con l’esercito cinese”

DJI, il principale produttore mondiale di droni per il mercato consumer e commerciale, respinge con fermezza l’accusa di essere legata all’esercito cinese.

In una dichiarazione ufficiale, l’azienda ha sottolineato di non essere “né di proprietà né controllata dall’esercito cinese”, rimarcando che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti stesso riconosce che i droni DJI sono progettati per un utilizzo civile e commerciale, e non per scopi militari.

Il portavoce dell’azienda ha inoltre rivelato che DJI ha cercato per oltre 16 mesi di avviare un dialogo con le autorità americane per chiarire la propria posizione, senza successo. Alla luce di questi sviluppi, l’azienda ha deciso di ricorrere al tribunale federale per ottenere una revisione della sua inclusione nella lista nera.

“DJI ha ritenuto di non avere altra scelta se non quella di chiedere giustizia in tribunale”, ha dichiarato il portavoce, esprimendo la frustrazione dell’azienda per l’incapacità di risolvere la questione attraverso il dialogo istituzionale.

La strategia americana contro la tecnologia cinese

L’inserimento di DJI nella lista delle aziende cinesi a presunta vocazione militare è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di restrizioni volute dall’amministrazione americana.

La strategia di Washington, sancita dal National Defense Authorization Act, è finalizzata a bloccare l’accesso della Cina alle tecnologie avanzate, in particolare quelle che potrebbero essere utilizzate per scopi militari o di sicurezza nazionale.

La legge impone al Dipartimento della Difesa di identificare le aziende che operano direttamente o indirettamente negli Stati Uniti e che potrebbero essere controllate o influenzate dall’esercito cinese.

Secondo le autorità americane, molte di queste aziende, tra cui DJI, sembrano operare come entità civili, ma sarebbero in realtà parte di un disegno più ampio di Pechino per acquisire competenze tecnologiche avanzate utili anche per scopi militari.

La risposta cinese e il caso Advanced Micro-Fabrication Equipment

Il caso DJI non è isolato. Anche altre aziende cinesi, come Advanced Micro-Fabrication Equipment Inc., hanno avviato azioni legali contro il Pentagono per averle legate all’apparato militare di Pechino.

Questi contenziosi sono indicativi della crescente tensione commerciale e tecnologica tra le due superpotenze, in cui la tecnologia – in particolare quella legata all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori e alla sicurezza – gioca un ruolo cruciale.

La decisione di DJI di portare il caso in tribunale rappresenta un nuovo capitolo nella complessa relazione tra Washington e Pechino.

Da una parte, gli Stati Uniti cercano di proteggere le proprie tecnologie strategiche, dall’altra, la Cina accusa Washington di attuare una politica di contenimento economico e tecnologico mascherata da preoccupazioni di sicurezza nazionale.

La battaglia legale che ne deriverà potrebbe ridefinire il futuro del settore tecnologico globale e le regole del gioco per le aziende che operano a cavallo di questa frattura geopolitica sempre più profonda.

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