Quindici ore. Questo è il tempo di cloud gaming che Xbox elargirà generosamente ogni mese nell’abbonamento Game Pass Ultimate, il più costoso. Premium ne avrà dieci, Essential addirittura cinque. Da novembre, una volta esaurite, chi vorrà continuare a giocare in streaming dovrà comprare altre ore.
Peccato che nel gaming quindici ore possono volare in fretta. Un singolo gioco può richiedere ben più tempo per essere completato, e punto allora è che il servizio che Microsoft ha promosso per anni come un modo per giocare ovunque e senza limiti, entra ora in una logica al consumo.
Xbox lo ammette apertamente: “Il costo per fornire il cloud gaming cresce man mano che più persone lo usano e giocano più a lungo”. L’azienda aggiunge che, per alcuni giocatori, “il risultato concreto sarà un costo più elevato”.
Ma il cloud non doveva rimuovere le barriere?
Il contrasto con la comunicazione degli anni scorsi è lampante. Nel 2021 Phil Spencer spiegava che il cloud avrebbe permesso a Xbox di “rimuovere completamente” le barriere legate al costo di console e PC, portando un’esperienza di gioco completa a chiunque disponesse di una connessione Internet.
Nello stesso periodo, Microsoft parlava di un futuro in cui offrire giochi ad alta fedeltà a oltre 3 miliardi di persone. Nel 2022 la formula era ancora più esplicita: Xbox voleva costruire una piattaforma capace di raggiungere miliardi di giocatori, anche attraverso il cloud, permettendo loro di trovare i contenuti desiderati “su qualunque dispositivo” scegliessero di giocare.
Quella visione non è stata abbandonata, sia chiaro, e il cloud continua inoltre a essere una scorciatoia rispetto all’acquisto di nuovo hardware.
Nona caso Microsoft sottolinea che anche chi possiede una Xbox One può usarlo per giocare a titoli compatibili sviluppati per Xbox Series X|S, senza comprare subito una nuova console. Una funzione, questa, che l’azienda considera particolarmente utile nei mercati dove l’hardware è meno disponibile o costa troppo.
Meglio il gaming o l’IA?
Ed è proprio qui che il nuovo modello mostra tutta la sua contraddizione: il cloud è stato pensato per abbassare la barriera economica della console, ma chi lo utilizzerà più intensamente ora dovrà pagare in base alle ore.
D’altronde, ogni ora giocata occupa risorse nei data center di Microsoft, e più gli utenti sfruttano il servizio, più l’azienda deve spendere per mantenerlo.
Alla fine del 2025, stando a Xbox, le ore complessive di cloud gaming sarebbero cresciute del 45% in un anno. Ma i data center oggi servono alla ben più remunerativa intelligenza artificiale.
Il tassametro oltre all’abbonamento
In Italia Game Pass Ultimate costa 20,99 euro al mese, Premium 12,99 euro ed Essential 8,99 euro. Con il nuovo modello, però, l’abbonamento non garantirà più un accesso illimitato al cloud gaming. Comprerà piuttosto una quota mensile di utilizzo.
Ultimate includerà 15 ore, Premium 10, Essential 5. Esaurite quelle, bisognerà pagare ancora. Microsoft però non ha ancora detto quanto costeranno le ore aggiuntive e promette dettagli prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.
Questa logica va oltre la divisione Xbox, sia chiaro. Microsoft infatti sta cercando di legare maggiormente i prezzi alla quantità di capacità di calcolo consumata anche nelle altre divisioni. E prodotti di IA come GitHub Copilot e Microsoft 365 Copilot vengono sempre più monetizzati in funzione dell’utilizzo.
Gaming e IA finiscono così davanti allo stesso problema: vendere servizi che consumano continuamente infrastruttura senza lasciare che i costi sovrastino i ricavi.
Xbox alla ricerca di un modello che regga
Microsoft sostiene che il cambiamento riguarderà direttamente solo il 4% degli abbonati a Game Pass. È un dato importante, perché involontariamente ci dice quanto poco venga utilizzato il cloud dal popolo dei gamer.
Dietro la decisione c’è il nuovo corso guidato da Asha Sharma, diventata CEO di Xbox nel 2026. Sotto la sua guida, la divisione sta cercando di migliorare crescita e redditività e, a luglio, ha iniziato anche a testare un’altra soluzione: streaming gratuito dei giochi posseduti in cambio della visione di pubblicità prima della sessione, con sessioni limitate a un’ora.
Da novembre arriverà inoltre un’altra possibilità: anche chi non è abbonato a Game Pass potrà acquistare ore di cloud gaming e usare i server Microsoft per giocare ai titoli che già possiede, senza eseguirli sulla propria console o sul proprio PC.
Il quadro ormai è chiaro. Per anni il cloud è servito a Microsoft per promettere un’Xbox meno legata all’hardware e disponibile ovunque. Adesso l’azienda sta cercando il modo di far tornare economicamente quella promessa.
Il futuro resta nel cloud ma per chi vuole usarlo davvero è arrivato il tassametro. Con buona pace di chi s’è fidato.
Fonte: Xbox Wire


