PlayStation costerà cento dollari in più. La colpa è dell’IA

by | 28 Mar 2026 | Videogames

Foto: Space Cash
Riassunto IA
  • Sony aumenta i prezzi della PS5 di 100 dollari negli Stati Uniti da inizio aprile, secondo rincaro in meno di un anno, con aumenti analoghi in Europa e Giappone.
  • La causa è strutturale: i produttori di chip di memoria privilegiano i data center per l’IA, riducendo l’offerta per i dispositivi di consumo.
  • Il settore gaming rallenta su più fronti: vendite PS5 in calo del 16% nel trimestre natalizio, Epic Games taglia mille posti citando il calo delle console.
Tempo di lettura: 3 minuti

C’è una connessione che, a prima vista, sembra improbabile: la corsa globale all’intelligenza artificiale sta facendo salire il prezzo della PlayStation.

Non è una forzatura, quanto piuttosto la catena causale che Sony ha messo nero su bianco annunciando il secondo rincaro della PS5 in meno di un anno. Che stavolta sarà di cento dollari negli Stati Uniti, con aumenti analoghi in Europa e in Giappone a partire da inizio aprile.

Il meccanismo è preciso. I produttori di chip di memoria (essenziali sia per le console, sia per i server), stanno dirottando la produzione verso i data center, dove i margini sono più alti e la domanda è inesauribile.

Meno chip disponibili per i dispositivi di consumo significa costi più alti per chi li assembla. E quei costi, alla fine, si scaricano sul prezzo al dettaglio.

Il risultato: la PS5 standard passa da 549,99 a 649,99 dollari. L’edizione digitale sale a 599,99 dollari. La PS5 Pro arriva a 899,99 dollari. Anche il PlayStation Portal, il dispositivo per il gioco in remoto, aumenta da 199,99 a 249,99 dollari.

Sony parla di “attenta valutazione” delle pressioni sulle catene di fornitura globali. La formula è diplomatica, la realtà è che l’azienda non ha trovato alternative.

Un rincaro fuori tempo massimo

La PS5 è sul mercato da circa sei anni. È una console matura, lontana dall’entusiasmo del lancio, in una fase del ciclo di vita in cui storicamente i prezzi scendono, o al massimo tengono. Che Sony si trovi invece ad alzarli per la seconda volta in pochi mesi, dice che siamo di fronte a un problema strutturale, non contingente.

Lo scorso aprile, l’aumento aveva riguardato in Italia solo l’edizione digitale, con un rincaro di 50 euro. Allora fu presentato come un intervento isolato. Oggi il rincaro è doppio, e riguarda contemporaneamente tutti i principali mercati.

Nel frattempo, le vendite non aiutano: nel trimestre ottobre-dicembre, quello natalizio, il più importante dell’anno, Sony ha venduto 8 milioni di unità, il 16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2023.

Alzare i prezzi mentre le vendite calano è una scelta rischiosa. Ma Sony, evidentemente, non ha margine per assorbirne i costi.

Non è solo PlayStation

Vale la pena ricordare che non si tratta di un problema isolato. Come avevamo raccontato, anche Microsoft ha alzato i prezzi di Xbox, e in quel caso la pressione veniva sia dai costi di produzione sia dalla concorrenza. Il fatto che i due principali produttori di hardware da gioco si muovano nella stessa direzione, nello stesso arco di tempo, rafforza l’ipotesi che la causa sia di settore, non aziendale.

Gli analisti sono espliciti: i rincari delle console freneranno la crescita del mercato videoludico nel corso del 2026. E i segnali arrivano anche da altri attori. Epic Games, uno dei pilastri dell’ecosistema gaming, ha annunciato questa settimana il taglio di mille posti di lavoro, citando tra le cause proprio il rallentamento delle vendite di console.

Non è un dettaglio marginale: significa che il problema ha già effetti concreti sull’occupazione nel settore.

Chi paga il conto

La domanda, a questo punto, è semplice: chi sta pagando il costo della corsa all’intelligenza artificiale? I produttori di chip hanno fatto una scelta razionale, ossia massimizzare i margini privilegiando i data center.

Le grandi aziende tecnologiche hanno una domanda di memoria che sembra non avere limite. E nel mezzo, il mercato consumer assorbe la scarsità che ne deriva.

Per ora, chi voleva comprare una PlayStation a Natale ha pagato di più. Da aprile, pagherà ancora di più. La memoria che alimenta un modello di IA e quella che fa girare un videogioco viene dagli stessi stabilimenti.

Quando un settore assorbe tutto, l’altro paga il conto. E in questa competizione, il gaming è destinato a perdere.

Fonte: Reuters

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