Venerdì 15 maggio, mentre Jensen Huang girava per le strade di Pechino assaggiando specialità locali e visitando la capitale al di fuori del vertice ufficiale, la Cina aggiungeva silenziosamente un chip Nvidia alla lista delle merci vietate. Ci riferiamo all’RTX 5090D V2.
Huang era lì insieme a Donald Trump, aveva raggiunto la delegazione americana all’ultimo minuto salendo sull’Air Force One durante uno scalo in Alaska. La notizia, riportata dal Financial Times sulla base di un documento e di due altre fonti, è arrivata quando il CEO era già tornato a dichiarare ottimismo: “La mia sensazione è che nel tempo il mercato si aprirà”, diceva a Bloomberg TV.
Il tempismo non è casuale. Per anni, il freno alle vendite di Nvidia in Cina è arrivato da Washington: controlli sulle esportazioni, liste nere, limitazioni sulle capacità di calcolo trasferibili. Ora è Pechino stessa a dire no e lo fa mentre il capo di Nvidia è fisicamente in città, accanto al presidente degli Stati Uniti.
Un chip nato per compiacere
L’RTX 5090D V2 era una risposta diretta alle restrizioni americane. Introdotto nell’agosto 2025, è una versione appositamente indebolita della RTX 5090, la scheda grafica di punta di Nvidia, costruita per restare sotto le soglie imposte dai controlli sulle esportazioni statunitensi.
Il destinatario dichiarato era il mercato cinese dei videogiochi e dell’animazione 3D. In realtà, il chip era diventato anche un’alternativa di ripiego per gli sviluppatori di IA cinesi, tagliati fuori dai prodotti Nvidia più avanzati.
Pechino ha detto no anche a questo e non è la prima volta: le vendite dell’H200 e dell’H20, altri chip ridimensionati per il mercato cinese, sono già bloccate da tempo, nonostante l’amministrazione Trump abbia formalmente approvato le forniture ad Alibaba e Tencent.
Trump stesso, sull’Air Force One di ritorno da Pechino, ha liquidato la questione con una frase: la Cina “ha scelto di non” acquistare i chip H200 perché “vogliono sviluppare i propri”.
La Cina e la corsa ai chip nazionali
Dietro il ban c’è una strategia industriale precisa. Huawei è destinata a conquistare la quota maggiore del mercato cinese dei chip per IA nel 2025, con vendite in crescita di almeno il 60% grazie alla domanda di aziende che cercano alternative nazionali.
Al suo fianco cresce anche Cambricon, uno dei principali produttori cinesi di processori per IA, meno noto al grande pubblico ma sempre più centrale nella filiera locale.
Morgan Stanley stima che il mercato cinese dei chip per IA varrà 67 miliardi di dollari nel 2030, con l’86% della domanda soddisfatta da fornitori nazionali. Oggi quel mercato vale circa 21 miliardi dal lato domestico.
Nvidia nell’anno fiscale 2025 aveva venduto in Cina prodotti per poco più di 17 miliardi di dollari, in larga parte chip H20. Quella finestra si sta chiudendo, non per le restrizioni di Washington ma per scelta esplicita di Pechino.
Il costo strategico per Nvidia
La posta in gioco va oltre il fatturato e Huang lo sa: se i produttori cinesi di IA smettono di costruire le proprie infrastrutture sull’architettura Nvidia (e sul suo ecosistema software CUDA), gli Stati Uniti rischiano di perdere non solo un mercato, ma la presa tecnologica su un intero sistema industriale.
È per questo che Huang era a Pechino. Ed è per questo che il ban, firmato mentre lui era ancora in città, vale più di qualsiasi dichiarazione diplomatica.
Fonte: Financial Times


