Amazon ha trovato un’altra gigantesca fonte di dati con cui addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale: Twitch.
La piattaforma di streaming comprata da Jeff Bezon nel 2014, permetterà infatti alla sua società madre di utilizzare i contenuti pubblicati dai creator per l’addestramento dei modelli di IA generativa. E lo farà per impostazione predefinita: chi non vuole partecipare dovrà intervenire manualmente e disattivare l’opzione dalle impostazioni del proprio canale.
La decisione ha provocato una reazione immediata nella community di Twitch, da tempo molto critica nei confronti dell’IA generativa e soprattutto dell’utilizzo di opere e contenuti online per addestrare i modelli.
Ma la parte forse più interessante della vicenda è arrivata proprio dalla risposta di Twitch alle proteste.
“Se chiedessimo il consenso, nessuno accetterebbe”
Durante una diretta sul canale ufficiale della piattaforma, Mary Kish, Head of Community di Twitch, e Mike Minton, Chief Product Officer, hanno risposto alle domande degli utenti.
Una, in particolare, continuava a comparire nella chat: perché l’utilizzo dei contenuti è attivo automaticamente, invece di chiedere prima ai creator se vogliono partecipare?
La risposta di Minton è stata sorprendentemente esplicita: “Se fosse opt-in, nessuno aderirebbe. Questa è sinceramente la risposta”.
Tradotto nel linguaggio di tutti i giorni: se Twitch chiedesse preventivamente agli streamer il permesso di utilizzare i loro contenuti per addestrare l’IA di Amazon, secondo il suo stesso Chief Product Officer, quasi nessuno direbbe di sì.
La soluzione scelta è stata quindi opposta: tutti dentro automaticamente, a meno che ciascun creator non decida di tirarsi fuori.
L’opzione si trova nelle impostazioni di sicurezza e privacy del canale, e consente di impedire che i contenuti vengano utilizzati per addestrare modelli generativi capaci di produrre o sintetizzare testo, audio, immagini e video.
Secondo quanto riportato da The Verge, il materiale interessato comprende streaming, video on demand, clip, messaggi delle chat e altri contenuti associati al canale.
Twitch dice di aver ascoltato gli streamer
Curiosamente, Kish ha spiegato che l’esistenza stessa della possibilità di rifiutare l’addestramento riflette la volontà di Twitch di ascoltare una community che ha chiaramente espresso la propria contrarietà all’utilizzo dei contenuti per l’IA generativa.
Ma siccome Twitch sa che molti streamer non vogliono partecipare, ci si potrebbe aspettare il meccanismo contrario: chiedere il consenso e utilizzare soltanto i contenuti di chi lo concede.
Twitch ha invece presentato la novità mettendo l’accento proprio sulla possibilità di rifiutare: non “Amazon utilizzerà i vostri contenuti per addestrare l’IA”, ma, sostanzialmente, “abbiamo aggiunto un’impostazione che permette di impedirlo”.
Amazon li ha già utilizzati? Twitch non lo sa
La comunicazione ha aperto anche un’altra questione. Durante la diretta, un utente ha chiesto se Amazon avesse già utilizzato in passato i suoi video per addestrare i propri modelli.
Minton non ha saputo rispondere. Il dirigente ha spiegato di non conoscere nel dettaglio che cosa Amazon abbia fatto nell’addestramento dei suoi modelli e quali contenuti abbia utilizzato o meno.
Business Insider ha riportato che l’annuncio rappresenta la prima conferma ufficiale da parte di Twitch dell’utilizzo dei livestream per l’addestramento dei modelli di Amazon.
Il risultato è quantomeno singolare: Twitch offre oggi ai creator un pulsante per impedire l’utilizzo futuro dei loro contenuti, ma il suo Chief Product Officer non è in grado di dire loro se Amazon li abbia già utilizzati.
La fame di contenuti prodotti dagli utenti
Il caso Twitch non è un’eccezione isolata. È invece un altro capitolo della corsa delle Big Tech ai contenuti prodotti dagli utenti, diventati una materia prima particolarmente preziosa per l’addestramento delle nuove generazioni di modelli.
Meta, per esempio, utilizza i contenuti pubblici di Facebook e Instagram per addestrare i propri sistemi di IA. Nell’Unione europea il progetto era stato inizialmente sospeso in seguito alle contestazioni sulla privacy, per poi ripartire nel 2025 includendo post e commenti pubblici degli utenti adulti e le interazioni con Meta AI.
Twitch mette a disposizione qualcosa di ancora diverso rispetto a un archivio di post e fotografie. I suoi streamer producono continuamente ore di video nelle quali persone reali parlano, si muovono, giocano, reagiscono a ciò che accade sullo schermo e conversano con altri utenti. Non soltanto testo, quindi, ma voce, immagini, movimenti e interazioni inseriti nello stesso contesto.
Per le aziende impegnate nella costruzione di modelli sempre più multimodali, capaci cioè di comprendere e generare contemporaneamente testo, immagini, audio e video, un archivio del genere ha un valore evidente.
E già nel 2024 un dirigente di Twitch aveva indicato l’accordo con cui Google aveva ottenuto l’accesso ai contenuti di Reddit come esempio del valore che i contenuti social potevano avere per l’addestramento dell’IA. La differenza è che Twitch quella materia prima ce l’ha già.
Fonte: TechCrunch


