New York sfida Amazon: basta coi corrieri in subappalto

by | 12 Ago 2026 | Politica, Legal

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, nel video social in annuncia il proprio sostegno al Delivery Protection Act.
Riassunto IA
  • New York vuole obbligare Amazon, FedEx e gli altri grandi operatori dell’ultimo miglio ad assumere direttamente i corrieri, oggi spesso impiegati attraverso società terze.
  • Amazon ha minacciato di spostare i propri magazzini fuori da New York, sostenendo che la legge potrebbe mettere a rischio oltre 5.000 posti di lavoro.
  • I corrieri possono guidare furgoni Amazon, indossare divise Amazon e seguire le sue regole senza essere dipendenti Amazon.
Tempo di lettura: 4 minuti

Se sembra una consegna Amazon, viaggia su un furgone Amazon ed è effettuata da un corriere vestito Amazon, verrebbe naturale pensare che quel lavoratore sia un dipendente Amazon. E invece, molto spesso, non lo è.

È proprio su questo paradosso che il sindaco di New York Zohran Mamdani ha costruito il video social con cui ha annunciato il proprio sostegno al Delivery Protection Act, una proposta di legge che potrebbe cambiare radicalmente il sistema delle consegne dell’ultimo miglio nella città.

Il provvedimento obbligherebbe infatti Amazon, FedEx e gli altri grandi operatori a trasformare migliaia di corrieri oggi impiegati attraverso società terze in dipendenti diretti.

Sembrano dipendenti Amazon, ma non lo sono

Il modello è ormai familiare a milioni di consumatori. I corrieri che consegnano i pacchi Amazon indossano gilet con il marchio dell’azienda, guidano furgoni Amazon e devono rispettare procedure e standard di sicurezza stabiliti dal colosso dell’e-commerce. Formalmente, però, molti di loro non lavorano per Amazon.

Sono assunti dai cosiddetti Delivery Service Partner, società indipendenti che ricevono da Amazon le consegne da effettuare e si occupano di assumere, formare e gestire gli autisti.

È una distinzione quasi invisibile agli occhi del cliente ma fondamentale dal punto di vista del lavoro. Amazon controlla gran parte dell’esperienza della consegna, mentre il rapporto di lavoro rimane in capo al contractor.

Secondo Mamdani, proprio questo meccanismo permette alle grandi aziende di separare il controllo sul servizio dalle responsabilità nei confronti dei lavoratori.

“Aziende come Amazon costruiscono modelli di business da miliardi di dollari isolandosi dalle proprie responsabilità attraverso un sistema di subappalti basato sullo sfruttamento”, ha dichiarato il sindaco.

Cosa vuole fare Mamdani

Il Delivery Protection Act è stato presentato all’inizio dell’anno al Consiglio comunale e prevede innanzitutto che gli operatori dei magazzini ottengano una licenza dalla città.

Per riceverla dovrebbero rispettare nuovi requisiti in materia di sicurezza, formazione e occupazione. Ma la parte destinata a produrre le conseguenze maggiori è quella che riguarda i corrieri: i grandi operatori dell’ultimo miglio dovrebbero assumerli direttamente. Se la legge venisse approvata, New York potrebbe diventare la prima città americana a introdurre un obbligo di questo tipo.

Mamdani sostiene che la misura avrebbe anche un effetto sulla sicurezza stradale. Il sindaco ha citato un rapporto pubblicato nel 2025 dal Comptroller di New York secondo cui, dopo l’apertura di strutture per le consegne dell’ultimo miglio, gli incidenti con feriti sono aumentati nel 78% dei quartieri interessati.

Amazon minaccia di lasciare New York

La risposta di Amazon è stata particolarmente dura. L’azienda ha avvertito che, se il Delivery Protection Act venisse approvato, potrebbe prendere in considerazione lo spostamento dei propri magazzini fuori dai confini di New York City.

Secondo Amazon, sarebbero inoltre a rischio oltre 5.000 posti di lavoro presso le società che attualmente effettuano le consegne per suo conto. I corrieri coinvolti guadagnerebbero in media quasi 24 dollari l’ora.

Il gruppo respinge anche l’idea che il proprio sistema produca necessariamente condizioni peggiori sul fronte della sicurezza. Amazon afferma di avere investito miliardi di dollari in programmi dedicati dal 2019 e sostiene che tra il 2024 e il 2025 il tasso di incidenti gravi che hanno coinvolto i suoi partner delle consegne a New York sia diminuito di oltre un terzo.

C’è poi un’altra argomentazione: il sistema dei Delivery Service Partner avrebbe permesso a piccoli imprenditori di costruire proprie attività assumendo e gestendo flotte di autisti.

Lo scontro, insomma, riguarda anche chi debba sopportare i costi e le responsabilità dell’ultimo tratto della gigantesca macchina logistica dell’e-commerce.

L’ultimo miglio è anche il più costoso

Non è casuale che la battaglia si concentri proprio sulle consegne finali. L’ultimo miglio è generalmente la parte più costosa dell’intero processo logistico: portare uno o due pacchi fino alla porta di milioni di singoli clienti richiede moltissimo lavoro e moltissimo tempo.

Il ricorso ai contractor permette di trasferire parte della gestione di questa complessità a società più piccole.

Non è soltanto Amazon a farlo. FedEx utilizza ampiamente un modello simile, affidando determinate aree geografiche a operatori indipendenti che acquistano i propri camion e assumono gli autisti.

Nel sistema Amazon i contractor assumono a loro volta i conducenti ma generalmente utilizzano veicoli in leasing. Esiste però anche un modello completamente diverso.

Gli autisti di UPS sono dipendenti diretti dell’azienda e sono rappresentati dall’International Brotherhood of Teamsters. L’ultimo miglio, quindi, non deve necessariamente essere organizzato attraverso una catena di subappalti: le grandi società americane delle consegne hanno semplicemente adottato modelli industriali e occupazionali differenti.

Una battaglia che va oltre Amazon

Quello aperto da Mamdani è l’ultimo capitolo di uno scontro che negli Stati Uniti dura ormai da anni: stabilire quando un lavoratore possa davvero essere considerato indipendente e quando, invece, il ricorso a contractor e intermediari serva soprattutto a evitare i costi e le responsabilità legati all’assunzione diretta.

La California ha già provato ad affrontare il problema con Uber, Lyft e le altre piattaforme della cosiddetta ‘gig economy’. Nel 2019 lo Stato ha approvato una legge che avrebbe imposto di classificare molti conducenti come dipendenti. Le piattaforme hanno però investito milioni di dollari nella campagna per Proposition 22, il referendum che ha consentito loro di preservare il modello dei lavoratori indipendenti, introducendo in cambio alcune tutele aggiuntive.

E Amazon si trova contemporaneamente ad affrontare un altro fronte. Il New Jersey ha appena fatto causa alla società sostenendo che abbia sfruttato il proprio controllo sulla rete di consegna per comprimere salari e condizioni di lavoro di migliaia di autisti e ostacolarne l’organizzazione sindacale. Amazon respinge le accuse, definendole prive di fondamento.

Iscriviti alla newsletter di TechTalking

Secondo Paul Osterman, professore emerito del MIT e autore di Disposable Workers, circa il 12% dei lavoratori statunitensi lavora oggi come contractor attraverso un intermediario. Numerose ricerche hanno inoltre associato l’esternalizzazione del lavoro a salari e tutele inferiori.

È per questo che ciò che sta accadendo a New York potrebbe diventare un precedente importante. Mamdani non sta semplicemente chiedendo ad Amazon di pagare di più i propri corrieri: sta contestando alla radice il modello attraverso il quale Amazon può sostenere che, tecnicamente, quei corrieri non siano affare suo.

Fonte: Wall Street Journal

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

Un gruppo di cybercriminali sta bloccando il mercato dell’auto americano

Negli USA l’auto vende i dati dell’utente e Washington non sembra voler far nulla

La FTC ha multato General Motors per aver venduto senza consenso i dati di guida dei clienti. Ma quasi tutte le altre case automobilistiche fanno lo stesso: la tua auto...
Trump USA Xi Jinping Cina data center

Non volete i data center? Per Trump, fate un favore alla Cina

Bollette, acqua e nuovi impianti alimentano le proteste locali. La destra americana, a braccetto con la Silicon Valley, risponde chiamando in causa Pechino e la...

Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

Il vicepresidente americano teme che i chatbot possano isolare e manipolare le persone. Ma rifiuta di rallentare la corsa tecnologica statunitense contro la Cina.

Google Alphabet

Google evita ancora lo smembramento. È una giornata d’oro per le Big Tech

Nello stesso giorno in cui il governo Trump si schiera con OpenAI contro il New York Times, un giudice respinge la richiesta di smembrare il business pubblicitario di...
New York Times HQ

Il governo USA si schiera con OpenAI contro il New York Times

Il Dipartimento di Giustizia fa dell’IA una questione di sicurezza nazionale. Il New York Times invece accusa Trump di favorire i miliardari dell’IA.

Chris Lehane OpenAI

Chi decise di non chiamare la polizia? OpenAI affronta altre 30 cause

Dopo la strage di Tumbler Ridge, le nuove denunce puntano sulla catena di comando interna e chiamano in causa Chris Lehane e Sam Altman. OpenAI respinge le...
John Kushner

Infantino, FIFA, Josh Kushner e l’avvocato di Elon Musk

Josh Kushner, fratello del più noto Jared e fondatore di Thrive Capital, era pronto a partecipare a un investimento da 4,2 miliardi di dollari. Ora l’UEFA chiede...
Apple

Apple dice di avere nuove prove contro OpenAI

L’analisi del MacBook di Chang Liu rafforza le accuse di Apple. OpenAI replica che Cupertino gestisce male gli accessi degli ex dipendenti e vuole frenare un futuro...
Share This