Amazon abbandona il film di Guadagnino su Sam Altman

by | 20 Giu 2026 | Uncategorized

Il regista Luca Guadagnino. | Foto: Maximilian Bühn/Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • Amazon MGM non distribuirà più Artificial, il film di Luca Guadagnino sulla crisi OpenAI del novembre 2023.
  • Il progetto non è stato cancellato: lo studio sta cercando un nuovo distributore insieme al team creativo.
  • La decisione arriva pochi mesi dopo l’accordo da 50 miliardi di dollari tra Amazon e OpenAI, ma non è stato indicato alcun legame ufficiale tra i due eventi.
Tempo di lettura: 2 minuti

Amazon MGM ha deciso di non distribuire più Artificial, il film di Luca Guadagnino dedicato a Sam Altman e alla settimana più turbolenta nella storia di OpenAI.

Nel cast figurano Andrew Garfield nei panni di Altman e Monica Barbaro i quelli dell’allora CTO Mira Murati. Ike Barinholtz interpreta Elon Musk e Yura Borisov è Ilya Sutskever, il chief scientist di OpenAI che ebbe un ruolo centrale nella frattura interna.

Altman da un’altra prospettiva

Non parliamo però di una cancellazione: secondo la dichiarazione rilasciata a Deadline, il film “sarà servito meglio” se uscirà con un altro studio, e Amazon MGM sta lavorando con il team creativo per trovargli una nuova casa.

Amazon dunque si è sfilata da un progetto che aveva un discreto peso simbolico. Il film racconta infatti i cinque giorni del novembre 2023 in cui Altman è stato prima licenziato dal consiglio di amministrazione di OpenAI.

Come sappiamo, Altman è stato poi riportato alla guida dell’azienda dopo una crisi interna che ha esposto al pubblico il livello di tensione dentro la società diventata il volto della nuova corsa all’intelligenza artificiale.

Il film non mostra allora il fondatore visionario celebrato sui palchi, non il volto rassicurante di ChatGPT ma il CEO cacciato dalla sua stessa azienda e poi riportato al comando in pochi giorni, mentre dipendenti, investitori e partner spingevano per ricomporre la frattura.

Per Amazon, distribuire quel film avrebbe significato accompagnare nelle sale una storia che poteva mettere in discussione proprio il partner su cui ha scelto di puntare. Anche senza un intervento diretto di OpenAI, il conflitto potenziale era già scritto nella struttura stessa dell’accordo.

Il “tempismo” con OpenAI

La decisione di Amazon MGM arriva pochi mesi dopo l’annuncio della partnership tra Amazon e OpenAI.

A febbraio, Amazon ha comunicato un investimento da 50 miliardi di dollari nel laboratorio di intelligenza artificiale: 15 miliardi iniziali e altri 35 miliardi previsti nei mesi successivi al raggiungimento di determinate condizioni.

Nessuno, ufficialmente, ha collegato la scelta di Amazon MGM a quell’accordo. Ma proprio per questo il caso è interessante: Amazon si è trovata nella posizione di dover distribuire un film potenzialmente scomodo sul capo dell’azienda in cui ha appena deciso di investire una cifra enorme.

Il punto non è stabilire se qualcuno abbia chiesto di fermare il film. Il punto è che, dentro una conglomerata come Amazon, i confini diventano inevitabilmente più complicati.

Da una parte c’è lo studio cinematografico. Dall’altra c’è AWS, ci sono gli investimenti strategici nell’IA, c’è la competizione con Microsoft, Google e Anthropic, c’è il bisogno di legarsi sempre più strettamente a OpenAI.

Se la Big Tech controlla la narrazione

La vicenda va oltre il destino di un film di Guadagnino. Racconta quanto sia diventato difficile separare tecnologia, capitale e industria culturale.

Amazon può finanziare infrastrutture cloud, investire nei laboratori di IA, controllare una piattaforma di distribuzione e possedere uno studio cinematografico. Quando questi ruoli si sovrappongono, anche un film diventa una questione politica e industriale.

Artificial avrebbe portato sullo schermo una delle storie più rivelatrici della nuova Silicon Valley: una società nata per controllare i rischi dell’intelligenza artificiale, diventata in pochi anni uno degli asset più contesi dell’economia americana.

Il fatto che Amazon abbia preferito lasciarlo andare non dimostra da solo una censura o una pressione diretta. Mostra però quanto certi racconti siano diventati difficili da maneggiare per chi, nello stesso tempo, li produce e ci investe sopra.

Fonte: The Verge

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