Alzi la mano chi, pensando ai possibili sospetti della ‘soffiata’ che ha portato al blocco dei modelli di punta di Anthropic, non ha pensato a Sam Altman.
È OpenAI a guadagnare di più da ogni inciampo della rivale. E quando a fine febbraio Amodei si è messo di traverso col Pentagono, Altman ha firmato l’accordo con la Difesa nel giro di poche ore. Infine, GPT-5.5 resta l’unico modello che, per potenza, può fare quello che finora faceva Mythos. Tutto insomma portava a lui.
E invece, stando al Wall Street Journal, la soffiata sarebbe arrivata dall’ultima azienda da cui ce la saremmo aspettata. Sarebbe infatti stata Amazon a consegnare a Washington il dossier che ha fatto scattare il blocco.
La stessa Amazon che in Anthropic ha investito miliardi, le fornisce i chip, la ospita sui propri server. Ma anche la stessa Amazon che vuole ogni laboratorio di frontiera sul proprio cloud, e che per portarci OpenAI è arrivata a piegare i contratti con Microsoft (come abbiamo raccontato in questo articolo).
Il finanziatore che “fa la spia”
La ricostruzione del Wall Street Journal parte da una telefonata. Andy Jassy, amministratore delegato di Amazon, avrebbe contattato alcuni funzionari dell’amministrazione, tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Il messaggio: i ricercatori della sua azienda sarebbero riusciti, con una sequenza di prompt, a far emergere da Fable 5 informazioni utili a un attacco informatico, che il modello avrebbe dovuto rifiutare.
Poco dopo la Casa Bianca si riunisce e i tecnici della sicurezza cominciano a verificare le affermazioni. Ad Anthropic arriva così la richiesta: correggere le falle o ritirare il modello.
Il punto delicato è chi porta l’accusa. Amazon non è un concorrente qualsiasi: ha investito miliardi in Anthropic, le fornisce i chip per i data center e ne usa i modelli migliori proprio per scovare vulnerabilità nel software. È insomma finanziatore, fornitore e cliente. Da ora, è anche la fonte che ha messo in moto Washington.
C’è di più: nel primo trimestre del 2026 la quota in Anthropic è stata la prima fonte di utili di Amazon, con 16,8 miliardi di plusvalenze lorde, di cui 12,3 dalla sola rivalutazione della partecipazione. Amazon guadagna insomma cifre record grazie ad Anthropic, e contemporaneamente ne segnala i modelli a Washington.
Interpellata, l’azienda non conferma né smentisce. “Come fornitore cloud di primo piano che serve clienti pubblici e privati, non è insolito che i governi ci chiedano un parere sui rischi di sicurezza”, dice un portavoce. “Quando accade, non condividiamo i dettagli di queste discussioni.”
Cos’ha fatto davvero Anthropic
Il rapporto di Amazon, girato a un gruppo di esperti, mostra che il modello ha individuato bug di sicurezza in alcuni programmi quando sollecitato con una serie precisa di richieste. Sono informazioni che di norma Fable non dovrebbe fornire ma da qui all’allarme cyber, la distanza è ampia.
Andrew Morris, fondatore della società di cybersicurezza GreyNoise, ridimensiona l’accaduto. Molti altri strumenti rivelano già quel tipo di dati. La specificità di Anthropic sarebbe un’altra: trasformare l’informazione su un bug in un exploit funzionante, cioè quello che serve davvero per entrare in una rete.
E proprio lì, dice Morris, non c’è prova che i ricercatori di Amazon siano arrivati, perché quella capacità resta protetta dai filtri di Fable. È la stessa linea della difesa di Anthropic, che parla di vulnerabilità elementari e nega un jailbreak completo. Ed è una lettura condivisa da alcuni ricercatori che hanno visto il lavoro di Amazon.
L’arma del Commercio su un’azienda americana
Per chiudere la questione, l’amministrazione americana ha scelto lo strumento più pesante che aveva. Il Dipartimento del Commercio, quello che gestisce i controlli sull’export, ha infatti Fable e Mythos sotto licenza. Per anni questa leva ha riguardato i chip diretti in Cina. Stavolta invece ha colpito un software prodotto da un’azienda americana.
La telefonata di venerdì tra alcuni funzionari e Dario Amodei non ha aiutato. Da Anthropic, riferisce David Sacks, consigliere per l’IA di Trump e noto critico dell’azienda, è trapelata l’indisponibilità a lavorare con gli esperti di sicurezza del governo. Il presidente americano avrebbe così firmato, nonostante i timori che la mossa freni l’innovazione.
David Sacks, scrive che la restrizione è arrivata “con riluttanza”, nella speranza che Anthropic ripari la falla e il blocco venga revocato.
Il “caso” Karpathy
Tra i tanti, c’è un effetto collaterale di questa vicenda che giunge inatteso. La regola voluta dal governo americano colpisce i cittadini stranieri, non chi è soltanto nato fuori dagli Stati Uniti.
Ma in Anthropic la differenza conta poco: buona parte dei suoi ricercatori arriva dall’estero. Tra questi Andrej Karpathy, cofondatore di OpenAI ed ex responsabile dell’IA di Tesla, tra i ricercatori più noti al mondo, assunto a maggio per lavorare proprio all’addestramento di Claude.
Qualora non avesse la cittadinanza americana (Reuters non è riuscita a verificarlo, e Anthropic non commenta) si ritroverebbe tagliato fuori dai modelli che ha contribuito a costruire.
La crescente leva del Governo
Non è il primo scontro tra l’azienda di Amodei e l’amministrazione. A fine febbraio il Pentagono l’aveva designata rischio per la sicurezza nazionale, lo stesso trattamento riservato ai fornitori stranieri compromessi, e Anthropic lo contesta in due cause separate (come avevamo raccontato).
Resta la diffidenza di Washington verso i suoi legami con i donatori progressisti ma un alto funzionario della Casa Bianca, interpellato dal WSJ, nega che la Difesa abbia avuto un ruolo rilevante nell’ultima mossa.
Il quadro è comunque più largo del singolo modello di Anthropic. Un recente ordine esecutivo ha dato agli uffici di sicurezza più voce sui modelli, e si discute apertamente di partecipazioni azionarie pubbliche nelle aziende di IA.
Adam Thierer, dell’R Street Institute, parla di “una netta escalation nella politicizzazione dell’IA e nella centralizzazione del controllo sul calcolo avanzato in questo Paese”.
Le ricadute finanziarie
Sullo sfondo resta la posta economica. Anthropic ha depositato in via riservata il prospetto per la quotazione, attesa in autunno e il blocco dei suoi modelli di punta arriva nel momento peggiore.
Spegnere Fable 5 e Mythos 5, anche solo temporaneamente, significa esporre i clienti a un rischio molto concreto: scoprire che l’accesso alla tecnologia su cui stanno costruendo processi, prodotti e difese informatiche può essere interrotto da una decisione federale.
Il problema comunque non riguarda solo Anthropic. Wall Street ha costruito una parte crescente del proprio entusiasmo sull’idea che l’IA sia il prossimo grande motore dell’economia americana. Pochi titoli trainano gli indici, le valutazioni dei laboratori crescono a ritmi vertiginosi e gli avvertimenti su una possibile bolla si sono moltiplicati.
In questo clima, scoprire che l’accesso ai modelli più avanzati può essere subordinato a un permesso del governo introduce un rischio nuovo: non più soltanto tecnologico o commerciale, ma anche regolatorio.
Per Trump il punto non è secondario. Il presidente guarda da sempre ai mercati come a una misura immediata di forza politica, e una stretta capace di frenare le aziende americane dell’IA rischia di ritorcersi contro Washington.
Da un lato può lasciare spazio ai laboratori cinesi, pronti a occupare ogni varco aperto dall’Occidente. Dall’altro può indebolire proprio le società americane che si preparano a raccogliere capitali enormi in Borsa.
È per questo che il blocco di Fable 5 e Mythos 5 potrebbe restare una stretta temporanea, più che l’inizio di un regime permanente. Ma ormai il precedente ormai esiste.
Fonte: The Wall Street Journal


