Il 4 giugno Anthropic ha chiesto al resto del settore di rallentare. In un intervento firmato dal cofondatore Jack Clark e da Marina Favaro dell’Anthropic Institute, l’azienda ha avvertito che i modelli di intelligenza artificiale si stanno avvicinando all’auto-miglioramento ricorsivo.
Si tratta del punto in cui un sistema costruisce i propri successori senza intervento , mtivo per cui l’azienda di Amodei ha invocato un meccanismo coordinato per frenare lo sviluppo di frontiera.
Cinque giorni dopo, però, ha messo in commercio il modello pubblico più potente che abbia mai distribuito.
Come esce Fable, e con quali freni
Si chiama Claude Fable 5 ed è la prima versione liberamente accessibile della famiglia Mythos, la classe di modelli che ad aprile Anthropic aveva tenuto fuori dal mercato perché capace di individuare e sfruttare falle in software critici.
Fable 5 eccelle nell’ingegneria del software, nel lavoro di analisi e nell’interpretazione delle immagini, ma arriva con limiti rigidi.
Quando un classificatore intercetta una richiesta su cybersicurezza, biologia, chimica o distillazione dei modelli, la risposta passa automaticamente a Opus 4.8, un sistema meno capace. Secondo l’azienda accade in meno del 5% delle sessioni, e l’utente viene avvisato ogni volta.
Il doppio binario di Mythos
Mentre Fable 5 va al grande pubblico, lo stesso modello con i freni cyber rimossi resta riservato. Si chiama Mythos 5 e arriva ai partner di Project Glasswing, il consorzio di difensori di infrastrutture critiche avviato ad aprile, in collaborazione con il governo americano.
La scorsa settimana Anthropic ha esteso l’accesso a circa 150 nuove organizzazioni in più di quindici Paesi (come abbiamo raccontato).
Fable, invece, è disponibile da subito su API e piani Enterprise a consumo; sugli abbonamenti Pro, Max e Team è incluso senza sovrapprezzo fino al 22 giugno, poi servirà pagarlo a crediti.
La spinta commerciale e l’IPO
Anthropic corre verso la quotazione in borsa, accanto a OpenAI e alla SpaceX di Elon Musk, e Fable 5 è anche una leva di mercato.
In un test riferito dall’azienda, Stripe ha completato in un giorno una migrazione su una base di codice Ruby da cinquanta milioni di righe che a un team sarebbe costata oltre due mesi di lavoro manuale.
Un’ipotesi su un meccanismo proteico di Escherichia coli generata da Mythos è poi stata confermata da un laboratorio che studiava lo stesso problema.
Il prezzo è di dieci dollari per milione di token in ingresso e cinquanta in uscita. È il doppio di Opus 4.8, ma meno della metà di quanto costava Mythos Preview. Una cifra che, da sola, può scoraggiare l’uso diffuso tra aziende già allarmate dalle fatture dell’IA.
La sicurezza e il prezzo nascosto dell’accesso
Per dimostrare la tenuta dei guardrail, Anthropic ha aperto un programma esterno di ricompense per chi riesce a forzare il modello. Dopo oltre mille ore di tentativi, non è emerso un metodo universale per aggirarne le difese. L’istituto britannico AISI, però, avrebbe fatto qualche progresso in questa direzione.
C’è però un secondo elemento, meno visibile. Con Fable 5 e Mythos 5 l’azienda impone una conservazione dei dati di trenta giorni su tutto il traffico, comprese le imprese che avevano negoziato accordi a conservazione zero. Anthropic assicura che quei dati non serviranno ad addestrare i modelli e che li userà solo per individuare attacchi inediti e ridurre i falsi positivi.
Resta un possibile precedente per il settore: l’accesso ai modelli più potenti si paga anche in tracciamento del traffico, presentato come misura di sicurezza. Resta la distanza tra il discorso e i fatti. Lo stesso laboratorio che chiede un freno globale mette sul mercato il suo modello più capace mentre prepara l’IPO.
E c’è chi, come il docente dell’University College London Steven Murdoch, legge l’appello alla prudenza soprattutto come strategia. La cautela e la corsa, per ora, convivono nello stesso annuncio.
Fonti: Bloomberg, TechCrunch


