Anthropic ha deciso di allargare l’accesso a Mythos, il modello di intelligenza artificiale che nelle scorse settimane aveva scelto di distribuire solo a una cerchia molto limitata di partner.
La nuova fase di Project Glasswing coinvolgerà ora circa 150 organizzazioni in più di 15 Paesi, con un perimetro molto più ampio rispetto al primo gruppo dominato da aziende e istituzioni statunitensi e britanniche.
Tra i Paesi indicati figurano anche l’Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Svizzera, India, Giappone e Corea del Sud. Ci sono poi Canada, Australia e Nuova Zelanda, cioè tre membri dell’alleanza di intelligence Five Eyes insieme a Stati Uniti e Regno Unito.
Anche la Nato e l’Enisa, l’agenzia europea per la cybersicurezza, hanno ottenuto accesso al progetto.
Mythos, sia chiaro, non diventa un prodotto aperto a tutti. Cambia però la scala politica e industriale dell’iniziativa: il modello cyber più delicato della società di Dario Amodei entra ora anche nel circuito europeo e alleato.
Mythos, utile perché pericoloso
Abbiamo già raccontato perché Mythos abbia attirato tanta attenzione. Il modello è stato presentato da Anthropic come uno strumento capace di individuare vulnerabilità software, analizzare sistemi informatici complessi e aiutare i difensori a correggere falle prima che vengano sfruttate.
Il punto delicato è sempre lo stesso: nella sicurezza informatica la capacità di trovare una vulnerabilità può servire a chi difende, ma anche a chi attacca. Per questo Anthropic aveva inizialmente limitato l’accesso a un gruppo molto ristretto di aziende tecnologiche, banche e realtà della cybersicurezza.
Project Glasswing era nato come un consorzio difensivo, non come un lancio commerciale. La società di Amodei aveva spiegato che Mythos non sarebbe stato distribuito al pubblico proprio per il rischio di un uso improprio. Ora quella cautela resta ma viene estesa a un numero molto maggiore di soggetti.
Anthropic ha spiegato che le nuove organizzazioni coinvolte gestiscono infrastrutture critiche nei servizi finanziari, nella cybersicurezza e nella tecnologia, ma anche in settori che nel primo gruppo erano meno rappresentati: energia, acqua, sanità, comunicazioni e hardware.
Perché l’Europa ha spinto per entrare
Il primo rilascio di Mythos aveva creato tensione fuori dagli Stati Uniti. Banche, regolatori e governi di altri Paesi avevano chiesto accesso al modello, oppure almeno dei briefing su ciò che Anthropic stava scoprendo.
Il motivo è semplice: se uno strumento riesce a individuare falle critiche in software usato da milioni di persone, restarne fuori significa dipendere dalle informazioni raccolte da altri. La presenza dell’Enisa rende questo punto particolarmente rilevante per l’Europa.
L’agenzia europea per la cybersicurezza non infatti è un’azienda, né un cliente tecnologico qualunque. Il suo coinvolgimento segnala che la questione non riguarda soltanto i partner commerciali di Anthropic, ma anche la capacità delle istituzioni europee di capire e valutare strumenti cyber avanzati sviluppati dai grandi laboratori americani.
Lo stesso vale per la Nato. L’accesso dell’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti conferma che Mythos viene ormai trattato come una tecnologia con implicazioni strategiche.
Non è solo un modello per automatizzare parte del lavoro dei ricercatori di sicurezza, ma uno strumento che può incidere sulla protezione di reti, software e servizi usati da governi, aziende e infrastrutture essenziali.
Il codice da cui dipendono milioni di persone
Anthropic non ha fornito tutti i nomi dei nuovi partner. Ha però spiegato che tra loro ci sono aziende e organizzazioni non profit che mantengono codice software usato da molte altre realtà nel mondo, compresi i governi. È una descrizione molto ampia, ma dice bene dove si concentra il rischio: non tanto nel singolo servizio digitale, quanto nei componenti software condivisi su cui si appoggiano interi settori.
Secondo Anthropic, per la maggior parte dei partner coinvolti un attacco grave potrebbe avere effetti su milioni di persone. È una cifra che aiuta a capire perché Project Glasswing stia cambiando natura.
La cybersicurezza qui non riguarda più soltanto la difesa del perimetro aziendale. Riguarda il software che tiene in piedi pezzi di economia reale: banche, ospedali, reti di comunicazione, infrastrutture energetiche, servizi pubblici. Nel nuovo gruppo figurano anche aziende come Okta, Samsung, SK Hynix e SK Telecom. Sono nomi che coprono identità digitale, semiconduttori, telecomunicazioni e hardware.
Anche questa scelta non è casuale: se un modello come Mythos serve a cercare falle profonde nei sistemi, ha senso metterlo a disposizione di chi gestisce snodi tecnici da cui dipendono molti altri soggetti.
La prossima fase sarà meno controllabile
Il problema, però, non si ferma a Mythos. Anthropic stima che entro sei-dodici mesi molte altre aziende di IA avranno modelli con capacità simili. È forse il passaggio più importante per capire la posta in gioco. Oggi Mythos è ancora distribuito con cautela, dentro un progetto selettivo e con partner scelti. Domani strumenti dello stesso livello potrebbero arrivare da laboratori diversi, con regole meno severe o meno trasparenti.
È qui che la questione diventa politica. Finché queste capacità restano rare, Anthropic può decidere chi entra e chi resta fuori. Quando diventeranno più diffuse, la differenza la faranno le regole di accesso, i controlli, la tracciabilità degli usi e la capacità dei governi di non scoprire troppo tardi ciò che il mercato ha già messo in circolazione.
L’allargamento di Project Glasswing, quindi, non chiude il caso Mythos ma lo sposta su un livello più alto. Dopo la fase dell’allarme e quella dell’accesso ristretto, arriva quella della distribuzione selettiva tra alleati, istituzioni e infrastrutture critiche.
Anche l’Italia entra in questo perimetro. E per l’Europa è un segnale chiaro: nella sicurezza informatica dell’era IA, restare fuori dai modelli più avanzati significa rischiare di arrivare dopo gli altri anche quando si tratta di difendersi.
Fonte: Financial Times


