Nvidia non ci crede più e abbandona la Cina

by | 5 Mar 2026 | Politica, Tech War

Nvidia
Riassunto IA
  • Nvidia ha interrotto la produzione di chip H200 per la Cina, riallocando la capacità produttiva di TSMC verso Vera Rubin, la sua architettura di nuova generazione.
  • L’H200, progettato per rispettare i controlli statunitensi sulle esportazioni, è rimasto bloccato da un doppio fronte: il Dipartimento di Stato americano, preoccupato per la sicurezza nazionale, e Pechino, intenzionata a proteggere la propria industria di semiconduttori.
  • Un possibile summit Xi-Trump di fine marzo potrebbe riaprire i canali ma Nvidia non attende: la riallocazione produttiva segnala che l’azienda ha già scommesso sulla chiusura del mercato cinese nel breve periodo.
Tempo di lettura: 3 minuti

Nvidia ha smesso di produrre chip H200 per il mercato cinese. La decisione, riportata dal Financial Times sulla base di fonti interne, è più di un aggiustamento logistico: è una presa d’atto.

L’azienda ha quindi riallocato la capacità produttiva di TSMC, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, dirottandola verso Vera Rubin, la sua architettura di nuova generazione. Il messaggio implicito è chiaro: le porte della Cina resteranno chiuse, almeno nel breve periodo, e non vale la pena aspettare.

Il paradosso è che l’H200 era stato concepito proprio per aggirare il problema. Nvidia lo aveva sviluppato come chip “conforme” ai controlli statunitensi sulle esportazioni di semiconduttori avanzati, una soluzione tecnica pensata per restare dentro i limiti imposti da Washington senza rinunciare al mercato cinese.

Ma non è bastato. Bloccato da un lato dal Dipartimento di Stato americano, dall’altro da Pechino, l’H200 è diventato il simbolo di un’impasse che nessuna soluzione tecnica può risolvere da sola.

L’illusione di dicembre

Per capire come si è arrivati qui, bisogna tornare a dicembre, quando Donald Trump aveva annunciato che avrebbe autorizzato la vendita degli H200 in Cina.

Nvidia aveva reagito con entusiasmo: la produzione era stata accelerata, i fornitori avevano lavorato senza sosta, e Jensen Huang, CEO dell’azienda, aveva dichiarato a inizio gennaio che la domanda era “molto alta” e che gli H200 stavano “scorrendo attraverso la linea produttiva”.

Le attese erano concrete: ordini per oltre un milione di unità da clienti cinesi, con consegne previste già da marzo. Ma l’ottimismo è durato poco.

Il processo di approvazione si è inceppato quasi subito, con il Dipartimento di Stato che ha spinto per restrizioni più stringenti, preoccupato che i chip potessero essere utilizzati in modi lesivi per la sicurezza nazionale americana.

Anche un chip progettato per essere “sicuro” è risultato insomma troppo avanzato agli occhi di chi firma le autorizzazioni.

Il doppio blocco a Nvidia

Quel che rende la situazione di Nvidia particolarmente complicata è che il blocco non è arrivato da una sola direzione.

Washington ha frenato per ragioni di sicurezza nazionale: l’H200, pur ridimensionato rispetto ai modelli più potenti, potrebbe ancora contribuire allo sviluppo di sistemi militari o di sorveglianza cinesi.

Pechino, dal canto suo, ha frenato per ragioni opposte ma convergenti: vuole proteggere i propri produttori di semiconduttori e spingere le aziende IA domestiche a usare chip di fabbricazione cinese, riducendo la dipendenza tecnologica dall’estero.

Due logiche di potere distinte (una difensiva, l’altra protezionistica), che producono lo stesso effetto pratico: Nvidia non vende. “Invece di restare in un limbo», ha dichiarato una fonte al Financial Times, «Nvidia deve andare avanti verso ciò che può raggiungere con certezza”.

250.000 chip e zero fatturato

Nel frattempo, i numeri raccontano l’entità dello stallo. Nvidia ha già prodotto circa 250.000 chip H200. Nessuno di questi ha generato ricavi.

Colette Kress, direttore finanziario dell’azienda, lo ha detto esplicitamente durante una chiamata con gli analisti la settimana scorsa: “Sebbene piccole quantità di prodotti H200 per clienti con sede in Cina siano state approvate dal governo statunitense, non abbiamo ancora generato alcun fatturato. E non sappiamo se le importazioni saranno consentite in Cina”.

È una dichiarazione che fotografa lo stato delle cose: un’azienda tra le più capitalizzate al mondo, ferma ad aspettare il via libera di due governi che non sembrano intenzionati a darglielo.

Le scorte esistenti, secondo le stesse fonti, sarebbero comunque sufficienti a coprire la domanda nel caso in cui i permessi arrivassero. Ma l’attesa ha un costo, non solo finanziario.

Il summit e le variabili aperte

Resta un’incognita sul calendario: Xi Jinping e Trump dovrebbero incontrarsi alla fine di marzo, e alcuni analisti speculano sulla possibilità che l’incontro possa sbloccare la situazione. Se così fosse, ci vorrebbero comunque fino a tre mesi per ripristinare la capacità produttiva necessaria per gli H200, un arco di tempo in cui le scorte già pronte potrebbero coprire le prime consegne.

Nvidia, però, non aspetta. Vera Rubin, la nuova architettura già richiesta da OpenAI, Google e altri grandi gruppi tecnologici americani, avanza. La Cina si allontana dallo scenario di breve termine, e il mercato interno statunitense assorbe tutto.

La riallocazione produttiva da TSMC non è solo una risposta alla crisi: è, nei fatti, anche un’accelerazione verso il futuro. Un futuro che, per ora, non prevede Pechino.

Fonte: Financial Times

POTREBBE INTERESSARTI

Cina censura

Anche la Cina respinge lo stop all’IA: “È solo allarmismo”

Il portavoce di Pechino accusa Amodei, Altman e Musk di allarmismo sull’IA. Lo stesso giorno il ministro della sicurezza di stato cinese lancia un allarme quasi...
Donald Trump annuncerà domani World Liberty Financial

Trump respinge lo stop all’IA: “Chi vince, vince tutto”

Amodei, Altman e Musk chiedono più cautela sull’IA. Trump risponde dal golf in Irlanda: fermarsi significa regalare il vantaggio alla Cina.

sean duffy cina ford

L’amministrazione Trump attacca gli accordi di Ford con aziende cinesi

Il governo USA non gradisce gli accordi con CATL, Geely e BYD. Nel mirino anche le batterie prodotte in Michigan ma con tecnologia cinese.

BelGaN

Il Belgio arresta un ricercatore cinese per sospetto furto di tecnologia

Il ricercatore di BelGaN è stato fermato mentre stava partendo per Pechino. I procuratori indagano sul possibile trasferimento di segreti industriali a un’azienda...
Trump USA Xi Jinping Cina data center

Non volete i data center? Per Trump, fate un favore alla Cina

Bollette, acqua e nuovi impianti alimentano le proteste locali. La destra americana, a braccetto con la Silicon Valley, risponde chiamando in causa Pechino e la...

Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

Il vicepresidente americano teme che i chatbot possano isolare e manipolare le persone. Ma rifiuta di rallentare la corsa tecnologica statunitense contro la Cina.

ontario

Trump rinomina il Lago Ontario e Google Maps lo segue. Apple e MapQuest, no

Google applica il nuovo nome deciso dal governo federale americano, mentre in Canada mantiene Lake Ontario. Apple e MapQuest hanno scelto di non adeguarsi.

Bill Gates

Bill Gates vuole tassare l’IA e riservare alcuni lavori agli umani

Nel 2023 paragonava l’IA a Internet e al PC. Ora sostiene che aziende e governi stanno accelerando senza aver deciso come affrontarne le conseguenze sociali. E propone...
silvano sansoni chapsvision

ChapsVision sfida Palantir: l’Europa cerca un’alternativa per intelligence e difesa

La società francese vale una frazione del gigante americano ma ha già conquistato l’intelligence francese e tedesca.

shapiro repubblicani data center

USA: i Repubblicani ora fanno campagna contro i data center

Dalla Pennsylvania al Texas, i politici che un anno fa celebravano l’arrivo dei data center ora promettono restrizioni in vista delle midterm. Ma Trump insiste:...
Share This