Amodei attacca USA e Nvidia a Davos: “Vendere chip alla Cina è follia”

by | 21 Gen 2026 | IA, Politica, Tech War

Dario Amodei, CEO di Anthropic. | Foto: Council of Foreign Relations
Riassunto IA
  • Il CEO di Anthropic Dario Amodei ha criticato pubblicamente a Davos la decisione USA di autorizzare l’export di chip Nvidia H200 verso la Cina, paragonandola alla vendita di armi nucleari alla Corea del Nord.
  • Le dichiarazioni contrastano con la posizione del CEO di Nvidia Jensen Huang, secondo cui la Cina non è indietro nell’IA: una divergenza che riflette interessi commerciali e strategici opposti.
  • L’attacco aperto di Amodei al proprio investitore e fornitore segnala una nuova fase nella competizione sull’IA, in cui le tradizionali cautele diplomatiche del settore tech sembrano non applicarsi più.
Tempo di lettura: 3 minuti

“Penso che tutto ciò sia folle”. Dario Amodei non ha usato giri di parole.

Dal palco del World Economic Forum, il CEO di Anthropic ha attaccato frontalmente la decisione dell’amministrazione statunitense di approvare la vendita dei chip Nvidia H200, processori ad alte prestazioni per l’intelligenza artificiale, a clienti cinesi autorizzati.

È una mossa che, secondo Amodei, si ritorcerà contro gli Stati Uniti. Ma il colpo più duro è arrivato con un paragone destinato a far discutere: “È un po’ come vendere armi nucleari alla Corea del Nord e vantarsi che Boeing ha costruito gli involucri”.

Parole pesanti, rese ancora più significative dal fatto che Nvidia non è un’azienda qualsiasi per Anthropic: è il suo principale fornitore di GPU e, da appena due mesi, anche un investitore con un impegno fino a 10 miliardi di dollari e una “partnership tecnologica profonda”.

L’IA come arma di distruzione di massa

A Davos, Amodei ha dipinto un quadro in cui la posta in gioco va ben oltre il commercio di semiconduttori. Ha parlato di “incredibili implicazioni per la sicurezza nazionale” legate ai modelli di IA, descrivendoli come “essenzialmente cognizione, essenzialmente intelligenza”.

La sua immagine è evocativa: la futura IA sarà come “un paese di geni raccolti tutti in un data center”, l’equivalente di “100 milioni di persone più intelligenti di qualsiasi premio Nobel”, tutte sotto il controllo di un singolo Stato.

Una visione che giustifica, nella sua logica, l’allarme per qualsiasi trasferimento tecnologico verso Pechino. “Siamo molti anni avanti rispetto alla Cina in termini di capacità di produrre chip”, ha sottolineato. “Sarebbe un grande errore spedirli.”

Ma a nostro avviso c’è un sottotesto in queste parole che non va trascurato: accostando l’export di chip alla proliferazione nucleare, Amodei sta implicitamente equiparando l’IA a un’arma di distruzione di massa.”

Ma la Cina è davvero così indietro?

La certezza di Amodei, però, stride con una voce altrettanto autorevole: quella di Jensen Huang, CEO proprio di Nvidia. Lo scorsomaggio, Huang ha dichiarato che la Cina “non è affatto indietro” nell’intelligenza artificiale, avvertendo che sottovalutare Pechino sarebbe un errore.

Due leader ai vertici del settore dell’intelligenza artificiale, dunque, senz’altro informatissime sui fatti eppure con letture così opposte. Come è possibile?

Una spiegazione è che parlino di cose diverse: Amodei si riferisce alla manifattura dei chip più avanzati, dove l’Occidente (grazie a TSMC) mantiene un vantaggio netto; Huang magari guardava all’ecosistema IA nel suo complesso (algoritmi, modelli, talenti), dove la Cina corre veloce, come dimostra il caso DeepSeek.

Ovviamente c’è anche un’altra lettura, meno tecnica e più politica: entrambi hanno interessi in gioco. Huang vuole continuare a vendere alla Cina, Amodei teme la concorrenza dei laboratori cinesi. Nessuno dei due in fin dei conti è un osservatore neutrale.

Perché Amodei può permetterselo

Resta il fatto che pochi CEO oserebbero attaccare pubblicamente un fornitore strategico che è anche un investitore. Amodei lo ha fatto, ed è andato avanti senza apparenti timori per le conseguenze sul proprio business.

Il motivo sta nella posizione di forza di Anthropic: l’azienda ha raccolto miliardi, è valutata centinaia di miliardi, e il suo modello Claude si è costruito una reputazione solida, soprattutto tra gli sviluppatori. Una solidità che rende obsoleti i vecchi vincoli, come le relazioni con gli investitori, le cortesie diplomatiche, i calcoli reputazionali.

L’uscita di Davos potrebbe quindi non essere una gaffe. Potrebbe invece essere un messaggio deliberato, indirizzato a Washington. Amodei vuole che l’amministrazione cambi rotta, e per farlo ha scelto il registro più forte possibile: il paragone con la proliferazione nucleare.

Che abbia ragione o stia esagerando, una cosa è certa: la sua assenza di paura, più ancora delle sue parole, racconta quanto la competizione mondiale sull’IA sia entrata in una fase nuova. E questo, forse, è il dato più significativo emerso da Davos.

Fonte: TechCrunch

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