Trump firma il dazio del 25% sui chip H200, ma Nvidia ringrazia

by | 16 Gen 2026 | Business, IA, Tech War

Tempo di lettura: 2 minuti

Donald Trump ha firmato un decreto che impone un dazio del 25% sui chip IA prodotti fuori dagli Stati Uniti che transitano sul territorio americano prima di essere esportati verso altri paesi. Nel mirino ci sono in particolare i semiconduttori Nvidia H200 destinati alla Cina.

La notizia, a prima vista, sembrerebbe una stretta protezionistica. Eppure la reazione di Nvidia è stata tutt’altro che negativa: l’azienda ha pubblicamente applaudito la decisione. Il motivo è semplice, e racconta molto delle dinamiche della nuova guerra tecnologica tra Washington e Pechino.

Il decreto formalizza infatti quanto deciso dal Dipartimento del Commercio lo scorso dicembre: Nvidia può ora vendere i suoi chip H200 a clienti cinesi “verificati”, sottoposti a un processo di approvazione governativa.

Prima di questa svolta, l’accesso al mercato cinese era di fatto precluso. Il dazio, in questo senso, non è una barriera ma una porta d’ingresso regolamentata.

Trump: dazi in cambio di accesso

Il decreto si applica esclusivamente ai semiconduttori avanzati che vengono prodotti all’estero, transitano negli Stati Uniti e vengono poi riesportati. Non riguarda invece i chip importati negli USA e utilizzati internamente per scopi di ricerca, difesa o commerciali. È una distinzione importante, che rivela l’obiettivo reale della misura: non bloccare il commercio ma controllarlo.

Per Nvidia, si tratta di un compromesso vantaggioso. “Applaudiamo la decisione del presidente Trump di permettere all’industria americana dei chip di competere per sostenere posti di lavoro ben retribuiti e la manifattura in America,” ha dichiarato non senza retorica un portavoce dell’azienda a TechCrunch. “Offrire l’H200 a clienti commerciali approvati, verificati dal Dipartimento del Commercio, trova un equilibrio ponderato che è positivo per l’America.”

Tradotto: meglio un dazio del 25% che nessun accesso al mercato cinese.

Come risponderà Pechino?

Dal lato della domanda, i segnali sono chiari. Secondo diverse fonti, Nvidia starebbe valutando di aumentare la produzione degli H200 proprio in risposta a un’ondata di ordini anticipati da parte di aziende cinesi. La fame di chip per l’intelligenza artificiale non si è placata, e i semiconduttori americani restano tra i più ambiti al mondo. Ma la domanda è solo metà dell’equazione. L’altra variabile è la risposta del governo cinese.

Pechino si trova in una posizione ambivalente: da un lato vuole spingere l’autosufficienza tecnologica e ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri, dall’altro non può permettersi di restare indietro nella corsa globale all’intelligenza artificiale.

Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, il governo centrale starebbe elaborando nuove linee guida per stabilire quanti semiconduttori le aziende cinesi potranno acquistare dall’estero. Un segnale di apertura, che rappresenterebbe un’inversione rispetto alla retorica autarchica degli ultimi anni.

I chip come leva geopolitica

La partita sui semiconduttori è ormai centrale nella competizione strategica tra le due superpotenze. Il decreto firmato da Trump lo conferma ma evidenzia anche una vulnerabilità strutturale americana: gli Stati Uniti producono internamente solo il 10% circa dei chip di cui hanno bisogno. “Questa dipendenza dalle catene di approvvigionamento estere rappresenta un rischio rilevante per l’economia e la sicurezza nazionale”, si legge nel testo del decreto.

È un’ammissione esplicita. Washington vuole controllare chi accede alla tecnologia più avanzata ma al tempo stesso riconosce di non essere autosufficiente.

Il dazio del 25% sugli H200, allora, è meno una misura commerciale e più uno strumento di politica estera. È un modo per restare arbitri del mercato mondiale dell’AI, anche senza dominarlo nella produzione.

Fonte: TechCrunch

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